L'intervista di Amica

01 Settembre 2026 - 10:05
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L'intervista di Amica

«ADORO IL SUO foulard!». Jessica Chastain entra in scena con un complimento, un sorriso gigante e occhiali da vista ambrati come un sigaro Avana. Mi ci vogliono pochi secondi per capire che il copione che avevo in testa è saltato. Stando agli accordi, l’intervista si sarebbe dovuta svolgere “al buio” su Teams, solo voce, niente telecamera. L’attrice invece è lì, sullo schermo del pc. E mi dimostra fin da subito la sua capacità di sorprendere. Nell’immaginario è la star hollywoodiana inarrivabile: capelli rossi soffici come un manto di visone, stile vertiginoso, la pelle cremosa di chi non si espone mai al sole. Poi, dal vivo, ha l’imprevedibilità del vento.

Jessica Chastain: la stella a Hollywood e la dedica alla sorella che non c’è più

Jessica Chastain: una camaleontica dea acqua e sapone e capelli rossi

È una dea acqua e sapone, un detonatore di umanità e classe naturale: porta onde ribelli, una camicia maschile e un girocollo di perle che si rigira fra le dita mentre parla. Figlia di una chef vegana e di un musicista, cresciuta in California, Chastain, 49 anni, viene dal teatro classico. Il film della consacrazione è The Help (2011), con cui conquista la prima nomination all’Oscar. Per interpretare la morbida Celia, che stringe amicizia con la propria cameriera nera negli Anni 60, ingrassa di otto chili a suon di gelato di soia sciolto nel microonde. Sullo schermo è magnetica, chirurgica, controllata alla perfezione. In ogni ruolo: scienziata della Nasa in Interstellar, sciatrice olimpionica che organizza bische clandestine in Molly’s game, telepredicatrice in Gli occhi di Tammy Faye, film che l’Oscar glielo fa conquistare, nel 2022.

jessica chastain

Foto Benedict Evans – August – Contrasto

Se per un progetto impara il tedesco e per un altro il pianoforte, con la stessa passione produce storie ruvide e complesse con la sua Freckle Films o cucina snack per la famiglia (è sposata con un imprenditore italiano e ha due figli). In ottobre la vedremo al cinema nell’horror movie Mammina e, in un futuro prossimo, accanto ad Al Pacino, in Lear Rex. Amata da stilisti e maison, intanto eccola ambassador del nuovo profumo Boss Bottled Beyond for Her, in un terzetto che vede accanto a lei un’atleta e una rapper, rispettivamente l’olimpionica del salto in lungo Tara Davis-Woodhall e Becky G. Tre donne diverse accomunate dalla stessa idea di forza. A lei la parola.

Ha raccontato che la appassiona il genere horror. Perché?
Sono cresciuta con la convinzione che le donne fossero forti e sconfiggessero i mostri proprio grazie ai film dell’orrore. È uno dei generi più sinceri che esistano, per quanto possa sembrare paradossale: parla di paura, di lutto, di perdita del controllo. Tutte cose che ci tengono svegli la notte. Storicamente ha offerto alle donne percorsi narrativi straordinari. Magari le attrici in quei film non appaiono come le più potenti fisicamente, ma sopravvivono, si adattano e affrontano ciò da cui tutti gli altri fuggono. La metafora è formidabile.

Ha mai avuto timore del percorso fisico o emotivo necessario per prepararsi a un ruolo?
Ogni interpretazione che amo comincia dalla paura. Mi chiedo: “Sono in grado di essere questa persona?”. E poi: “Che cosa scoprirò di me?”. I progetti che mi spaventano sono scomodi, mi mettono alla prova, ed è anche il motivo per cui continuo a fare questo mestiere. Gli occhi di Tammy Faye è stato uno di quelli.

Nel backstage della campagna del profumo Boss Bottle Beyond for Her – Courtesy Press Office

Le è capitato che un imprevisto sul set trasformasse una scena in qualcosa di ancora più interessante?
Tante volte. Mi viene in mente un momento che non riguarda me, una sequenza meravigliosa de Il paziente inglese. Kristin Scott Thomas lascia Ralph Fiennes e si allontana, lui la ferma e dice: «Non mi manchi ancora». Lei si volta e risponde: «Ti mancherò». Poi, uscendo, sbatte la testa contro una colonna. Quel gesto non era previsto nel copione, ma è ciò che rende la scena potente: dopo l’enorme intensità emotiva, arriva qualcosa di vero e imperfetto. Anthony Minghella, da artista, ha scelto di tenerlo.

Quali sono oggi le sue priorità come produttrice?
La mission di Freckle Films è di raccontare storie complesse, contraddittorie, umane. Ma oggi la prospettiva si è ampliata: voglio creare opportunità per gli altri. Essere influenti non significa fare rumore o avere un posto a tavola, ma assicurarsi che ci siano posti per più persone.

Indossa spesso silhouette che avvolgono il corpo senza esibirlo. Che rapporto ha con la moda?
Per me gli abiti sono una forma di linguaggio. Ci sono giorni in cui vorrei quasi scomparire, altri ancora in cui desidero occupare tutto lo spazio possibile. L’abbigliamento crea una relazione con il mondo che ci circonda. Detto questo, se un capo ha le tasche siamo già partiti con il piede giusto. Le adoro! Qualunque cosa le abbia mi conquista subito.

E ha un rituale beauty che non salta mai, qualcosa che la fa sentire immediatamente pronta?
La protezione solare. Lo so, è la risposta meno glamour che possa dare, ma è la verità. Subito dopo direi il rossetto. C’è qualcosa nel gesto di applicarlo che comunica al mio cervello: “Ok, adesso partecipiamo alla vita sociale”.

Il profumo è un linguaggio invisibile della memoria. C’è una nota che associa a un momento preciso della sua vita?
Ce ne sono tante. L’erba appena tagliata mi riporta istantaneamente all’infanzia. Anche i pomodori. D’estate mia nonna li coltivava e ancora oggi, quando ne sento l’aroma, vengo catapultata in quegli anni. È uno dei motivi per cui amo le fragranze: sono un viaggio emotivo nel tempo.

Qual è il primo aspetto che l’ha colpita del progetto di Boss Bottled Beyond for Her?
Amo la fragranza, ma ciò che mi ha conquistata è stata l’idea alla base. Per gran parte della mia carriera ho interpretato donne che rientravano in una “casella”, questa campagna ha una visione diversa. Per troppo tempo ci è stato detto che, per affermarci, dovevamo avvicinarci a modelli maschili. Eppure, le persone più eccezionali che conosco hanno fatto della femminilità una risorsa. Mia nonna è una di loro. La campagna del profumo riunisce tre donne.

La fragranza Boss Bottle Beyond for Her di cui Jessica Chastain è volto – Courtesy Press Office

Che cosa rende autentica, oggi, la sorellanza?
Il rispetto. Di certo non il chiamarsi tutte “queen” sui social, mentre, in segreto, ci si giudica. Una delle cose che ho amato di questa esperienza è stata stare accanto a Tara Davis-Woodhall e Becky G, che arrivano da mondi diversi dal mio, e riconoscere qualcosa che ci accomuna: la disciplina, gli ostacoli superati, la perseveranza. Con il tempo impari che il successo di un’altra non sottrae nulla al tuo. Al contrario, rende la stanza più luminosa.

Quando non lavora, come si ricarica?
Stando con la famiglia e gli amici. A loro non importa nulla delle recensioni, del botteghino o dei premi. Vogliono soprattutto che io prepari qualcosa da mangiare (sorride, ndr ). Poi amo leggere, coltivare il giardino, fare yoga. Con il passare del tempo, apprezzo sempre più il silenzio. È buffo: mentre mi ascolto parlare, penso che la Jessica venticinquenne troverebbe queste risposte terribilmente noiose. Ma sono felice di essere arrivata fin qui.

Che cosa le restituisce l’Italia ogni volta che torna?
Mi aiuta a respirare: ha un odore suo, che mi rilassa all’istante. Quando ho iniziato a frequentarla, ho capito che era una lezione di pazienza. Le persone sanno godersi la vita, assaporano il tempo. A New York cammino sempre di corsa e a volte mi dimentico della bellezza racchiusa nel semplice fatto di essere vivi. L’Italia me lo ricorda sempre.

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