Linux potrebbe gestire la RAM molto più velocemente grazie a Meta CRAM
Meta sta lavorando a un nuovo sistema di compressione della memoria per Linux che promette prestazioni nettamente superiori rispetto a ZRAM. Si chiama CRAM, e parte dal principio per cui il vero costo della memoria compressa non starebbe tanto nella compressione in sé quanto nei page fault e nei meccanismi di swap che entrano in gioco per gestirla.
Invece di trattare la memoria compressa come una sorta di dispositivo di swap, CRAM mantiene i dati direttamente in RAM e li presenta a Linux attraverso un nodo NUMA privato. In questo modo il kernel può continuare a utilizzare i propri meccanismi di gestione della memoria, comprese migrazione e ballooning, senza passare dal classico percorso dello swap. Il progetto è stato ideato da Gregory Price e dal suo team in Meta. L’obiettivo è ridurre drasticamente l’overhead che oggi accompagna soluzioni come ZRAM e zswap, entrambe legate allo strato di swap di Linux.
Uno degli elementi chiave è quello che gli sviluppatori chiamano “Chicken Bit”. Serve a impedire che Linux continui a indirizzare nuove allocazioni verso CRAM mentre il sistema è già impegnato a gestire la memoria compressa. Il problema nasce dal fatto che non tutti i dati si comprimono allo stesso modo: una grande quantità di zeri può ridursi enormemente, mentre dati già compressi possono occupare quasi lo stesso spazio di partenza. Questo rende difficile stabilire quanta memoria “logica” sia realmente disponibile e prevedere quando lo spazio fisico finirà. CRAM non risolve ancora completamente questo problema che viene indicato come un’area di ricerca aperta, ma il Chicken Bit serve almeno a evitare che una situazione di pressione sulla memoria degeneri in una cascata di errori.
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