L’Iran e la Nato islamica: l’attacco americano-israeliano porterà all’unificazione del mondo islamico?

25 Maggio 2026 - 11:13
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L’Iran e la Nato islamica: l’attacco americano-israeliano porterà all’unificazione del mondo islamico?

Tra tira e molla, proclami, conferme di aver raggiunto l'accordo di pace smentite dopo un'ora, rileviamo che la questione Hormuz - con tutto quello che ne segue e consegue - resta lì, sospesa ed incerta, oramai da mesi appare. In questo confuso scenario del Golfo Persico, che inevitabilmente si propaga in tutta l’area mediorientale, la Repubblica Islamica dell'Iran assurge ad elemento catalizzatore e, lanciando il cuore oltre l’ostacolo, si è spinta a proporre la creazione di un'alleanza islamica di difesa e di tutela economica, simile alla Nato, che sia in grado di unire i Paesi a maggioranza musulmana del mondo.

È proprio in questa nuova ottica geopolitica, quindi, che si inserisce l’appello fatto dal segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Akbar Ahmadian, che ha chiesto al governo degli Ayatollah di guidare l'iniziativa, descrivendo questa svolta epocale del mondo islamico come l'elemento più importante per ridurre le tensioni geopolitiche in corso nell’intera area.

Da questa nuova prospettiva, Ahmadian sostiene, argomentando, che le 57 nazioni a maggioranza musulmana oggi esistenti, qualora riuscissero a trovare un denominatore comune, potrebbero essere in grado di controllare la più grande economia del mondo, senza poi contare il fatto che controllerebbero i punti di strozzatura delle rotte marittime più critici: lo Stretto di Hormuz e quello di Bab el-Mandeb.

La proposta messa a punto dall’Iran nel bel mezzo dell’irrisoluta guerra del Golfo, tra l’altro, prevede un blocco di circa 57 Paesi che, messi insieme, riescono a gestire la metà dell'approvvigionamento energetico da fonti fossili mondiale, controllando le rotte strategiche.

Da questa prospettiva, dunque, appare credibile che l’unità dei Paesi Islamici aumenterebbe significativamente la deterrenza complessiva senza dover, necessariamente, dipendere dalle capacità di possedere e disporre armi nucleari.

Il segretario del Consiglio supremo, Ahmadian, ha enfatizzato l’importanza della “forza collettiva”, evidenziando l’enorme potenziale strategico che ne scaturirebbe qualora si riuscisse ad mettere a fattor comune il coordinamento economico e quello militare con prevedibili positive ricadute indirizzate a salvaguardia degli interessi comuni al mondo dell’Islam.

Naturalmente, i leader del governo dell’Iran hanno presentato l'alleanza come un fattore essenziale di mantenimento e rafforzamento della stabilità regionale, garantendo anche la protezione contro minacce esterne; ricordiamo, per immediatezza di lettura, che i Paesi a maggioranza musulmana, attualmente sono tra 53-57 - a seconda dei momenti politici delle singole nazioni -, e ricoprono regioni che vanno dal Nord Africa al Sud-est asiatico, con una popolazione complessiva che supera i 1,8 miliardi di persone. In tutto questo divenire, spicca il ruolo del Pakistan, con una delle più grandi popolazioni musulmane oggi esistenti, che continua a giocare un ruolo di assoluto rilievo, al punto che gli accordi di pace, ancora in corso di definizione, tra Usa ed Iran sono stati battezzati dai media mondiali «accordi di Islamabad».

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