L’Italia batte l’Europa sulla dispersione scolastica: raggiunto con 5 anni d’anticipo l’obiettivo Ue: mezzo milione di studenti recuperati

Per la prima volta l’Italia non rincorre l’Europa sulla dispersione scolastica. La supera. I nuovi dati Eurostat relativi al 2025 fissano il tasso italiano di abbandono precoce degli studi all’8,2%, sotto la media Ue del 9,1%. Non è un dettaglio statistico: significa che il Paese ha centrato con cinque anni d’anticipo l’obiettivo europeo del 9% previsto per il 2030. La cifra vera, però, è un’altra: mezzo milione di studenti recuperati tra il 2023 e il 2025, secondo la lettura del ministero dell’Istruzione e del Merito. Ragazzi che avevano lasciato i banchi, soprattutto nelle aree più fragili, o che erano a un passo dal farlo. È qui che il risultato esce dal perimetro tecnico e diventa una notizia sociale: la scuola torna a intercettare chi rischiava di sparire dai radar dell’istruzione, del lavoro e, spesso, delle istituzioni.
Il sorpasso sull’Europa
Il confronto internazionale dà peso al passaggio. L’Italia è all’8,2%, la Germania sale al 13,1%, la Finlandia resta al 9,9%. Paesi che per anni sono stati assunti come modelli finiscono dietro, mentre Roma registra una riduzione che il ministro Giuseppe Valditara definisce «storica». Nel 2022, ricorda il titolare del Mim, il nostro Paese era al 15,1%, secondo solo alla Romania per abbandono scolastico.
Il cambio di rotta è particolarmente visibile nel Mezzogiorno. Campania, Puglia e Calabria registrano risultati migliori di grandi partner europei. In Campania il tasso è passato dal 16,1% del 2022 al 9,7% del 2025, con una tendenza alla riduzione che, secondo il ministero, è proseguita anche nei primi mesi del 2026. Sicilia e Sardegna mostrano a loro volta segnali di arretramento della dispersione.
Spesa e metodo
Il dato arriva mentre la spesa pubblica italiana per l’istruzione, in rapporto al Pil, si avvicina alla media europea. L’Italia è al 3,3%, l’Ue al 3,4%. La distanza è ormai dello 0,1%, mentre Germania e Spagna si fermano rispettivamente al 3,2% e al 3,1%. Francia e Svezia restano più avanti, ma il quadro mostra un riavvicinamento netto rispetto al distacco di oltre un punto percentuale registrato pochi anni fa.
Non basta spendere di più, però. La questione è dove e come si interviene. Il ministero lega il risultato alle risorse del Pnrr, ai fondi ordinari nazionali e a misure più selettive: Agenda Sud, Agenda Nord, estensione del tempo pieno, percorsi di mentoring, orientamento dalle scuole medie, docente tutor. A questo si aggiungono gli interventi contro la povertà educativa e il decreto Caivano, finito al centro di polemiche politiche ma pensato per incidere nelle aree ad alta vulnerabilità sociale.
La rivendicazione di Valditara
«Per la prima volta la dispersione scolastica scende sotto la media europea. Dal 2023 al 2025 abbiamo restituito prospettive e opportunità a mezzo milione di giovani. È un traguardo straordinario che coinvolge anche regioni come Calabria, Puglia, Campania che oggi per la prima volta registrano risultati migliori rispetto a quelli di grandi Paesi europei come la Germania. Una significativa riduzione della dispersione anche in Sicilia e Sardegna», aveva già dichiarato Valditara. Risultato, insomma, delle scelte intraprese dall’esecutivo a guida Meloni.
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