In quattro mesi uccisi 191 lupi: sono già più numerosi di quelli che secondo l’Ispra sarebbero «prelevabili» annualmente

Nei primi quattro mesi del 2026, mentre il Parlamento li escludeva dalle specie «particolarmente protette», sono stati uccisi in Italia 191 lupi. Di fatto, si tratta di una cifra più alta di quella prevista per i «prelievi» massimi annuali. Secondo l’Ispra, infatti, se ne potrebbero abbattere al massimo tra 160 e 180 all’anno (circa il 5% del numero totale). Ma questo calcolo è stato fatto sulla base di un dato – 3501 individui – che è datato e frutto di semplici stime: non tiene conto, solo per dirne una, di quanti esemplari siano rimasti vittime nel corso degli anni di bracconaggio o di investimenti stradali. Ebbene, ora abbiamo dei dati sul periodo gennaio-aprile 2026 e siamo già a quota 191 decessi. La principale causa accertata resta quella degli investimenti stradali e ferroviari, responsabili di 70 morti. Seguono 61 casi con causa non determinata o non disponibile, 29 casi di avvelenamento certo o probabile, 9 traumi generici o altre cause, 8 episodi riconducibili a bracconaggio, arma da fuoco o uccisione illegale, 7 casi legati a patologie o morte naturale e 7 casi di competizione intra/inter-specifica o predazione.
A fornire questi dati è l’Osservatorio Lupo di 30Science.com, agenzia di stampa italiana specializzata in notizie scientifiche, ambientali e mediche. Nel bollettino rilasciato si evidenzia anche la crescita delle interazioni dirette tra lupo e uomo nei contesti antropizzati: «Nel periodo marzo-aprile l’Osservatorio ha raccolto 46 avvistamenti documentati, 47 episodi di predazione e 6 casi classificati come incontri diretti, minacce o possibili aggressioni nei confronti delle persone». Tra questi episodi, viene segnalato anche quello che sembra essere il primo caso documentato nel 2026 di aggressione di un lupo ai danni di una persona. L’episodio è avvenuto il 13 febbraio ad Abbateggio, in provincia di Pescara, dove un uomo sarebbe stato aggredito e morso da un lupo mentre usciva dalla propria abitazione, riportando ferite multiple e la frattura di un osso della mano. Secondo la documentazione acquisita dall’Osservatorio, comprese relazioni dei Carabinieri Forestali, atti comunali e referti ospedalieri, un esemplare avrebbe morso l’uomo all’avambraccio e alla mano sinistra provocandogli ferite multiple e la frattura dello scafoide. La vittima è riuscita a rifugiarsi nell’abitazione grazie all’intervento del proprio cane ed è stata successivamente ricoverata all’ospedale di Pescara fino al 20 febbraio. Il caso riapre il tema della crescente frequentazione dei centri abitati da parte della specie e delle criticità legate alla presenza stabile del lupo in contesti antropizzati.
Le informazioni raccolte dall'Osservatorio provengono da quotidiani, social network, segnalazioni territoriali e fonti istituzionali, tra cui il Dead wolf tracker dell'Izslt, il Centro grandi carnivori e il Servizio forestale della Provincia di Bolzano.
L’Osservatorio fornisce anche la distribuzione geografica dei territori in cui sono stati uccisi più lupi. Le regioni con più esemplari morti risultano Piemonte con 33 casi, Abruzzo e Toscana con 29 casi ciascuna, Emilia-Romagna con 26, Trento con 12 e Puglia con 11. Seguono Lazio con 8, Basilicata con 7, Campania e Lombardia con 6 ciascuna, Marche e Molise con 5, Liguria con 4, Bolzano con 3, Calabria, Friuli Venezia Giulia e Umbria con 2, Veneto con 1.
Il bimestre marzo-aprile è stato inoltre segnato da episodi particolarmente gravi. Nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise si è registrata una vera e propria strage di lupi, con numerosi esemplari rinvenuti morti e il sospetto di avvelenamento tramite esche tossiche.
In Toscana, nell'area pisana, diversi lupi sono stati uccisi, decapitati e lasciati esposti in luoghi pubblici, un segnale allarmante di escalation del conflitto e di crescente brutalità nei confronti della specie.
Ma, come spiega Luigi Boitani, tra i massimi esperti europei della specie, i dati del 2026 confermano un problema strutturale che dura da decenni. «Succede quello che è sempre successo: il lupo è protetto sulla carta», osserva Boitani. «Nella realtà il lupo è gestito dal bracconaggio». Secondo il professore manca ancora un vero piano nazionale fondato su dati scientifici solidi e coordinamento istituzionale. «Molte persone pensano di poter gestire il lupo per conto loro. Oggi però i lupi sono molti di più rispetto al passato e quindi cresce anche il numero degli animali uccisi».
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