Lo sport che cambia il mondo (e si misura)
Si può trasformare un sogno in qualcosa di misurabile? Come si costruisce la fiducia? E qual è la strada migliore per mettere in relazione le attività con in numeri? Sono queste le domande che guidano il racconto del bilancio sociale 2024-25 di Fondazione Laureus Italia. Dati, attività e progetti che riassumono un biennio ricco di iniziative caratterizzate da un tratto comune: aiutare i bambini che hanno meno possibilità attraverso lo sport e i suoi valori. Con uno sguardo alla persona che punta sul gesto atletico per arrivare decisamente oltre: promuovere l’inclusione, impegnandosi ad agire su fenomeni socio-culturali emergenziali. Come povertà assoluta tra i minori, abbandono scolastico e disuguaglianze educative.
Nelson l’ispiratore
Ne hanno parlato il presidente della fondazione, Ruggero Magnoni e la direttrice, Daria Braga, in Bocconi, a Milano, in un evento promosso dall’Associazione degli studenti dell’Ateneo che aveva il compito proprio di raccontare come si è concretizzato quel sogno. A partire dall’idea di fondo riassunta dalla frase di Nelson Mandela che muove questa rete internazionale che dal 2005 esiste anche in Italia: «Lo sport ha il potere di cambiare il mondo».
Il contesto è, come si suol dire, sfidante. Nel 2024, circa 2,068 milioni di minori in Italia (pari al 26,7% dei bambini e ragazzi sotto i 16 anni) vivevano in famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale. La situazione, racconta il report della fondazione, è particolarmente critica nel Mezzogiorno, dove la quota sale al 43,6%, contro il 14,3% registrato nel Nord. Le condizioni peggiorano significativamente in famiglie con più figli, con un solo genitore, o con bassi livelli d’istruzione. Il tasso di abbandono scolastico è in calo: nel 2024 si attesta al 9,8%, in miglioramento rispetto al 10,5% del 2023. Tuttavia, l’Italia resta tra i paesi con i valori più elevati in Europa.
Ragioni e regioni
Non solo, anche le disparità regionali restano marcate: in Sardegna e Sicilia, il tasso supera ancora il 17%. Il fenomeno colpisce in particolare i ragazzi stranieri, i giovani maschi e chi proviene da contesti socioeconomici fragili. Sono 2,2 milioni i minori che non hanno accesso a opportunità educative. Sono 1,67 milioni i giovani tra i 16 e i 25 anni che non studiano e non lavorano. Sono circa 200.000 i ragazzi adolescenti che si ritirano dalla socialità, che lasciano la scuola e in casi gravi si chiudono nelle loro stanze. 1 ragazza su 2 tra i 13 e i 17 anni abbandona l’attività sportiva, 2 su 3 lo fanno per mancanza di fiducia nel proprio corpo. Sono 2 milioni i bambini e ragazzi, tra gli 0 e i 17 anni con disturbi neuropsichici (cognitivi).
Metodo e merito
Di fronte a questo “mare magnum” del bisogno, il professor Federico Pippo, direttore del master in corporate finance della Bocconi è tornato al punto, per chiarire cosa significa concretamente misurare le attività di una fondazione che si occupa di provare a «realizzare i propri sogni a chi ha più bisogno», ad esempio «dando un campo da calcio in cui giocare» o creando uno spazio per scongiurare che si chiudano in camera.
Con i comuni
I numeri dicono che la fondazione nel 2024 e nel 2025 ha coinvolto nei suoi progetti circa 3.500 bambini e bambine, 50 allenatori, insegnanti e 1.500 famiglie delle periferie urbane delle principali città italiane che presentano alti livelli di povertà educativa e rischio di esclusione sociale. Attualmente la Fondazione collabora in maniera continuativa con il comune di Milano e il comune di Catania mentre in altre zone d’Italia l’attività viene pianificata attraverso bandi o collaborazioni esterne. Sono più di 40 le associazioni sportive attive in diverse discipline, tra cui basket, pallavolo, calcio, vela e surf e 22 le scuole che permettono di integrare lo sport nell’educazione scolastica.
Dalla mappa al monitoraggio
La misurazione dell’impatto sociale degli interventi prevede l’identificazione dei beneficiari diretti e indiretti delle attività. I primi sono i ragazzi e le ragazze tra i 5 e i 21 anni, con un focus sulla fascia 7-15. I secondi sono le famiglie dei ragazzi coinvolti, gli insegnanti, gli educatori e gli allenatori. Alla mappatura dei territori segue l’inserimento in attività sportive gratuite, l’empowerment degli adulti della rete (requisito fondamentale per la metodologia educativa seguita dalla fondazione) e il monitoraggio e valutazione continua. Il monitoraggio, a cui è dedicato il report Sport for good è pubblicato in sintesi anche nel bilancio sociale, con i principali indicatori delle quattro aree osservate (cognitiva, relazionale, emotiva e motoria) con uno studio effettuato su un campione rappresentativo dei beneficiari.
Il milione
Dopo questa analisi, il bilancio presenta tutti progetti conclusi nel 2024 e 2025, come i Centri sportivi di comunità, attivi a Napoli, Roma e Palermo. O il progetto Libera talenti librino, che ha coinvolto 1000 ragazzi e ragazze tra i 10 e i 17 anni a Catania. È la parte più emozionale del bilancio sociale, che chiude con il racconto delle tante iniziative (come i Laureus sport award, a livello internazionale), le varie attività di volontariato e i dati sulla raccolta fondi, nella sezione conclusiva “Valore e stakeholder”. Il totale raccolto nel 2025 è di quasi un milione di euro (996mila) tra erogazioni liberali, eventi di fundraising e 5×1000, una cifra di poco inferiore a quella raccolta nel 2024. Il totale distribuito è di un milione di euro.
In apertura, foto di Tom Briskey da Unsplash.
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