Lo strano caso di Malagò: è stato eletto presidente senza essere tesserato della Federcalcio. La palla passa al Coni

05 Settembre 2026 - 22:00
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Lo strano caso di Malagò: è stato eletto presidente senza essere tesserato della Federcalcio. La palla passa al Coni

Giovanni Malagò

Giovanni Malagò non era tesserato della Figc ma può fare il presidente. Lo dice il procuratore federale, Giuseppe Chinè, che, però, certifica una situazione del tutto anomale e sulla quale il Coni potrebbe arrivare a un verdetto diverso.

La vicenda Malagò e la versione di Chinè

Il procuratore della Figc ha verificato la mancata iscrizione dell’imprenditore romano alla federazione. Ma, nella relazione di 40 pagine, ha scritto, motivando la richiesta di archiviazione, che “è  prassi” la non verifica di questo requisito. Una valutazione del tutto soggettiva che rischia di non reggere dinanzi al giudizio del Coni.

La stessa federazione, in un comunicato stampa, ha scritto che, “L’archiviazione proposta dal procuratore generale si basa su un’interpretazione precisa dello Statuto: con ‘essere in regola con il tesseramento’ si intende non un obbligo, ma un rispetto delle sue prescrizioni per chi è già in possesso di una tessera federale”. Ma qui c’è un errore.

I precedenti presidenti

Da Carraro ad Abete, da Tavecchio a Gravina, tutti i presidenti della Figc erano regolarmente tesserati. L’eccezione, ovviamente, può riguardare solo un commissario straordinario ma non una persona eletta da un’assemblea. Il ricorso contro Malagò lo ha presentato l’ex calciatore laziale e oggi avvocato, Renato Mele.

Il requisito del tesseramento: cosa dice lo Statuto

L’Art. 29, comma 1 dello Statuto FIGC stabilisce testualmente che per poter presentare la propria candidatura alla carica di Presidente Federale sia obbligatorio possedere il requisito del tesseramento FIGC alla data di presentazione della candidatura stessa. Abbastanza chiaro.

La palla passa al Coni

Adesso sarà la giunta del Coni a decidere sulla ineleggibilità di Giovanni Malagò. Se accoglierà il ricorso di Mele o la posizione del procuratore Chinè. Ma la vicenda non si chiuderebbe qui. 

Il rischio della giustizia amministrativa

Se il Coni dovesse dire che Giovanni Malagò era eleggibile, Mele (essendo esauriti i gradi sportivi) potrà fare ricorso al Tar del Lazio e, in caso di diniego, al Consiglio di Stato. Sarà difficile sostenere dinanzi ai giudici amministrativi che il requisito previsto dallo Statuto era solo una prassi. A quel punto bisognerà verificare se gli atti prodotti da Malagò, compresa la nomina di Roberto Mancini a commissario tecnico della Nazionale, saranno anch’essi illegittimi o salvaguardati dalla giurisprudenza come decisioni assunte in funzione di un ruolo esercitato.

 

 

 

 

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