L’Onu appoggia la storica sentenza della Corte internazionale di giustizia sulla crisi climatica, gli Usa tra i pochi a opporsi

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato con 141 voti a favore, 8 contrari e 28 astenuti l’adozione di una risoluzione che sostiene il parere della Corte internazionale di giustizia secondo cui i paesi hanno l’obbligo giuridico di affrontare il cambiamento climatico. Da notare in particolare due fattori. Il primo: tra la manciata di paesi che hanno votato contro figurano gli Stati Uniti, il più grande emettitore storico al mondo di gas serra. Il secondo elemento da menzionare è che l’Italia ha cosponsorizzato la risoluzione (prima del voto si erano già espressi in tal senso, tra gli Stati Ue, Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia). Come racconta a Greenreport l’Inviato speciale per il cambiamento climatico, Francesco Corvaro, «l’Italia ha lavorato forte non solo per approvare, ma anche per cosponsorizzare la risoluzione». Una scelta importante per il nostro Paese, non assunta invece da due nazioni che solitamente vengono prese ad esempio su tali questioni come il Regno Unito e l’Australia, che tra le altre cose è la presidente della Cop31 del prossimo autunno.
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha affermato che il voto ha evidenziato che i governi sono responsabili della protezione dei cittadini dalla «crisi climatica in continua escalation»: «Accolgo con favore l’adozione della risoluzione dell’Assemblea generale sul parere consultivo della Corte internazionale di giustizia (Icj) in materia di cambiamenti climatici: una forte affermazione del diritto internazionale, della giustizia climatica, della scienza e della responsabilità degli Stati di proteggere le persone dall’aggravarsi della crisi climatica”, ha dichiarato in un post su X.
Il testo della risoluzione, che è stata presentata dall’isola del Pacifico di Vanuatu, avalla il parere consultivo del luglio 2025 della Corte internazionale di giustizia secondo cui gli Stati hanno l’obbligo di ridurre l’uso di combustibili fossili e di contrastare il riscaldamento globale. Sebbene non sia giuridicamente vincolante, il parere potrebbe essere citato in cause legali relative al clima in tutto il mondo.
Per quanto riguarda il fronte dei contrari, come gli Stati Uniti hanno votato in opposizione alla risoluzione Arabia Saudita, Russia, Israele, Iran, Yemen, Liberia e Bielorussia. Tra i paesi che si sono astenuti figurano la Turchia, paese ospitante del vertice sul clima Cop31 (è il compromesso raggiunto con l’Australia alla Cop30 dello scorso novembre), l’India e i produttori di petrolio Qatar e Nigeria.
Il no degli Stati Uniti è stato argomentato così da Tammy Bruce, vice ambasciatrice Usa presso le Nazioni Unite: «La risoluzione include richieste politiche inappropriate relative ai combustibili fossili». Di tutt’altro avviso la maggioranza dei partecipanti al voto e le associazioni ambientaliste che da fuori hanno tifato per un esito favorevole. Vishal Prasad, direttore di Pacific islands students fighting climate change, che ha guidato la campagna per un parere positivo della Corte internazionale di giustizia, ha definito il voto un impegno a «renderlo realtà».
Per il Wwf «questo voto segna una svolta storica per l’azione climatica, riconoscendo il dovere di prevenire danni ambientali significativi come condiviso, tangibile e radicato nella legge». Il Panda sottolinea che adottando una risoluzione che conferma la storica opinione consultiva sul cambiamento climatico della Corte internazionale di giustizia, l’Assemblea generale Onu ha gettato solide basi per le azioni legali sul clima e rafforzato una chiara linea guida politica per i governi, riconoscendo anche a livello politico obblighi che la Corte ha descritto come esistenti sulla base del diritto internazionale. «Un passo importante per trasformare principi giuridici in azioni concrete a favore delle persone, della natura e delle generazioni future».
L’associazione ambientalista sottolinea anche che la risoluzione rappresenta una svolta nella leadership globale sul clima. «In un periodo storico in cui la cooperazione geopolitica è tesa, la sua approvazione a larga maggioranza invia un messaggio forte: i governi restano impegnati ad affrontare la crisi climatica, a conservare la natura e a salvaguardare la vita delle persone. Ciò evidenzia ulteriormente l’aspettativa di un’azione per il clima più forte e guidata dal diritto. Ora ci si aspetta che i paesi allineino le loro decisioni nazionali, le politiche e l’impegno internazionale alle conclusioni della Corte».

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