L'opera di ricucitura Usa-Italia dell'ambasciatore texano con cuore "marinaro": chi è Tilman J. Fertitta
Pontiere. Pontiere nel vero senso della parola: è l'uomo che fisicamente ogni sera torna in elicottero sul ponte del suo piroscafo da 117 metri con cui ha inaugurato in Italia la cosiddetta "costal diplomacy" (periplo delle regioni costiere per risaldare i rapporti bilaterali), ovvero Tilman J. Fertitta, ambasciatore americano a Roma, ma anche l'uomo marittimo e marinaro (a dispetto delle radici texane) che si sta allungando metaforicamente da un lato all'altro dell'Oceano, mentre la nave (la sua) va a Napoli, incurante delle proteste ecologiste veneziane contro l'attracco del mastodonte a due passi da San Marco.
E dunque lui, Fertitta, in modalità "poliziotto buono", come scrive sul Corriere della Sera Maurizio Caprara, naviga e ricuce dove l'altro (il presidente americano Donald Trump) riduce quasi a carta straccia le relazioni amichevoli con la premier Giorgia Meloni, sulla scia della questione "basi per la guerra in Iran". E dunque, dove Trump accusa, Fertitta versa acqua come stesse svuotando con un secchio un tender bucato da una conchiglia. Eccolo infatti a SkyTg24 mentre cerca di edulcorare i toni dello scontro e incensare Meloni: "Ha fatto un lavoro eccellente in Italia. Gli italiani continueranno a prendere le decisioni giuste nella loro leadership". E se lo dice lui, Fertitta, c'è da credergli, ché il curriculum fa a volte il diplomatico: l'ambasciatore è infatti miliardario della ristorazione (fast food), con un piede nello sport in area basket (possiede gli Houston Rockets, alla faccia della cantante houstoniana Beyoncé Knowles che li aveva adocchiati) e con un occhio futuribile alle squadre di calcio italiane, al punto da portarsi avanti incontrando nientemeno che Aurelio De Laurentiis a bordo del suo yacht. Il tutto nell'accogliente golfo di Napoli, già visitato più volte in vacanza con la seconda moglie Lauren Ware Fertitta, adoratrice non sempre ricambiata di stiliste italiane (alcune delle quali non sono molto a loro agio con l'allure ruspante della sorridente famiglia statunitense).
Pontiere, dunque, anche nell'intervista a Bloomberg in cui, mentre il caso Mark Rutte tiene il governo italiano sul filo della tensione estrema, minimizza rovesciando il bicchiere (da mezzo vuoto a mezzo pieno): "Non c'è niente di male se due leader hanno un disaccordo. Ma questo non ha nulla a che vedere con le relazioni tra Italia e Stati Uniti".
E dunque il far comparire ordinaria amministrazione la straordinaria furia dell'inquilino della Casa Bianca è oggi il fardello lieve di Fertitta, per nulla spaventato di dover accogliere, tra qualche giorno, nei giardini di Villa Taverna, per la Festa dell'Indipendenza americana, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, oltre alla pletora di ospiti più o meno felici di trovarsi a un party, ma nel bel mezzo del pasticciaccio brutto internazionale. E sarà lì, tra hamburger con bandierina e prato verde, che Fertitta dispenserà i suddetti e tipici sorrisoni del West. Quelli che, con cadenza settimanale, dispensa anche dai social network, addirittura proponendo "quiz" sulla Barcolana di Trieste o facendosi ritrarre in posa impettita ma rilassata da ex mattatore imprenditoriale ed ex socialite in quel di Houston, oggi globetrotter acquatico capace di sbalordire il povero borghese giornalista in conferenze stampa non pieds dans l'eau (magari), ma con passaggio ponte a bordo del suddetto yacht (il terzo acquistato in pochi anni, in un climax da solenne salone nautico milionario) e rigorosamente senza scarpe e persino in "tragici fantasmini", come ha notato il nostro Michele Masneri all'avvio del suddetto grand tour di diplomazia costiera, da Civitavecchia a Taormina a Gaeta alla Laguna (ambientalisti permettendo), e da Cefalù, terra di antenati da magnificare su Instagram, su su fino a Genova, per omaggiare il "Columbus" studiato sull'antico sussidiario texano.
Fatto sta che oggi, pontiere e pompiere nel complicato scacchiere atlantico, Fertitta deve muoversi a volte senza l'amato elicottero, ripetendo che loro, gli Usa, e noi, l'Italia, siamo "grandi alleati", il tutto mentre la premier Meloni, da Antibes, durante il vertice bilaterale con la Francia, ribadisce, perché Mark Rutte e Donald Trump intendano, che l'Italia "non ha mai partecipato al conflitto in Iran". Ed ecco che Tilman – secchio d'acqua pronto – sta già spegnendo tutti gli incendi possibili, parlando di dialogo Italia-Usa sulle "materie prime critiche", e magari, chissà, sognando di scoprire nuove terre rare, sotto i buoni auspici dell'amato navigatore "Christopher" (come da tappa marittimo-diplomatica di cui sopra).
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