Lucas Pavanetto, Veneto: “Siamo la prima regione d’Italia in termini turistici”
Con un bilancio che sfiora i 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi, il Veneto si riconferma saldo al vertice del turismo italiano. Un primato importante che la regione sceglie di non tradurre in una mera corsa alle quantità, bensì in una strategia orientata alla qualità dell’accoglienza, al valore della spesa del visitatore sul territorio e alla gestione dei flussi.
Dalla valorizzazione delle 17 DMO (Destination Management Organization) all’offerta integrata tra mare, montagna, colline e città d’arte, la priorità è oggi guidare la destagionalizzazione per offrire esperienze autentiche durante tutto l’anno. In occasione del TTG Travel Experience di Rimini, abbiamo incontrato Lucas Pavanetto, Vicepresidente e Assessore al Turismo della regione Veneto. Nell’intervista ci ha illustrato i dati positivi della stagione estiva, la presentazione della nuova rete di 13 cammini certificati — un’opportunità straordinaria per far vivere l’entroterra e ripopolare i borghi meno noti — e i piani per il rilancio in chiave wellness del polo termale tra i più grandi d’Europa.
Vogliamo commentare il primato del turismo della Regione Veneto,la regione più turistica d’Italia?
Abbiamo chiuso il 2025 con 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi, quindi siamo la prima regione d’Italia in termini turistici e oggi festeggiamo questo dato, naturalmente, anche con la consapevolezza di dover far meglio. Chiaramente, lo dico subito, il nostro interesse non è quello di raddoppiare i numeri, quindi in termini di quantità, ma quello di affiancare ai numeri della quantità la qualità del turista che viene. Quindi, l’attenzione non è solo su quanto una persona alloggia da noi e quanti ne arrivano poi alla fine durante l’anno, ma è anche quello che poi spendono e lasciano sul territorio in termini di consumo e penso che questo sia una delle priorità che hanno tutte quante le regioni che vivono di turismo.
Quest’estate, a maggio, abbiamo raggiunto intorno ai 5,8 milioni di presenze, ed è già un buon dato, in termini generali, il che significa che l’estate è andata molto bene. Abbiamo un +10% soltanto sul mese di maggio. Abbiamo preso quel mese di riferimento, a differenza di luglio e agosto perché sappiamo benissimo che sono quei mesi in cui quel termine che noi cerchiamo di utilizzare che è destagionalizzazione o destagionalizzare, che implica per noi una stagionalità che poi limita chi va a lavorare nel settore turistico e cerchiamo di ragionare su città turistiche che vivono tutto l’anno, che è un po’ anche quel messaggio che ha lanciato il ministro Mazzi durante una riunione con gli assessori.
Quindi, insomma, una buona estate quest’anno, un buon trend di crescita e poi aspettiamo la fine dell’anno perché ricordiamo che molte delle realtà sulle quali abbiamo investito, con il periodo autunnale, ma soprattutto con il periodo invernale e quello del Natale, oggi fanno dei numeri che poi nel budget totale naturalmente garantiscono un buon risultato.
Al TTG quest’anno presentate qualche novità?
Sì, quest’anno al TTG abbiamo presentato i Cammini. Quindi 13 cammini, 5.400 km di cammini in Veneto che fanno oggi la nostra regione, anche qui leader in termini di iniziative. Cammini che non sono quelli legati alla religione o comunque al sacro, ma sono cammini che hanno diverse sfumature. Abbiamo il cammino legato a Rigoni Stern, quindi un cammino culturale, il cammino invece della Grande Guerra, che è quello che passa nel Vicentino, il cammino enogastronomico, che è quello delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene DOCG quindi parliamo anche di Patrimonio UNESCO in questo caso, ma molto legato a un prodotto che è un fiore all’occhiello della nostra economia.
Molti altri cammini si stanno naturalmente evolvendo, oltre al primo che è la Treviso-Ostiglia, giusto per ricordarne uno, abbiamo certificato questi 13 cammini proprio per l’importanza che deve avere un cammino, quindi un servizio a 360 gradi per l’ospite. Oggi, non è più il pellegrino che fa questo tipo di attraversamento, ma è anche un turista che cerca l’open air, che cerca il relax, che cerca di taccare la spina. Tra l’altro, dai dati che sono venuti fuori, i cammini hanno una prevalenza di partecipazione femminile rispetto a quella maschile, quindi ci sono già c’è già un trend…
Poi c’è una serie di servizi che vengono agevolati, che è quella dell’esperienza. Chi fa un cammino non ha bisogno, dell’autogrill da stazione, ma ha bisogno di quel vecchio alimentari che magari è rimasto chiuso, ma che oggi è stato riaperto e che offre un servizio non solo alle persone del cammino, ma fa rivivere anche una comunità che rischiava di sparire con lo spopolamento dei piccoli Comuni. Ecco, questo è fondamentale. Oggi noi, dei 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi del 2025, l’80% lo facciamo in venti località, quindi significa che tutti quei cammini che attraversano territori che non sono prevalentemente turistici possono vivere di turismo e hanno un grandissimo potenziale.
Lei ha detto una parola chiave: trend. Su cosa puntate nei prossimi anni per destagionalizzare e per evitare l’overtourism?
Allora, diciamo che con la nascita delle OGD (Organizzazione di Gestione della Destinazione), delle DMO che adesso prendono forma, ce ne sono 17 in Veneto, noi non parliamo più di singola realtà turistica che riesce a fare i grandi numeri — abbiamo dei player sul campo che fanno sei milioni di presenze in un Comune da 13.000 abitanti, se penso a Cavallino, se penso a Jesolo, se penso a Caorle —, ma abbiamo una costa che va ragionata in termini proprio di Costa Veneziana che parte dal Delta del Po e arriva fino a Bibione e che fa oltre quasi 40 milioni di presenze. Abbiamo il Lago di Garda che ne fa altrettanti, abbiamo le Dolomiti, abbiamo le colline, abbiamo le città d’arte che poi fanno la gran parte dei risultati. Per noi oggi è fondamentale avere un’organizzazione che possa gestire questo, ma che possa anche offrire al turista, proprio perché non ci sia poi l’overtourism di un singolo luogo, ma che possa essere l’opportunità di frequentare un luogo molto più ampio, facendo vivere anche il territorio dell’entroterra, che magari spesso e volentieri viene dimenticato, oppure quello della cinta di una grande città culturalmente preparata, che può essere Verona, che può essere Venezia, che può essere Padova, ma che può offrire molto. La Regione del Veneto, con la giunta attuale, ha avviato un rilancio in particolar modo di quello che è la parte delle terme e dei colli, dove all’interno ci sono i cammini, ci sono la parte del turismo termale e delle terme in senso anche sanitario, che sono le terme tra le più antiche d’Europa, tra l’altro il polo termale più grande d’Europa, che oggi deve vivere di nuova vita e quindi, accanto a quello che era la salute di un tempo, va messo quello che è il benessere, la bellezza piuttosto che il relax e il wellness più in senso ampio.
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