Le tre minacce al cibo globale
Oggi è la Giornata Mondiale dell'Alimentazione (World Food Day), l'occasione per celebrare il compleanno della Food and Agriculture Organization (la FAO, fondata il 16 ottobre 1945) ma soprattutto per tornare a parlare di come ridurre la fame nel mondo, migliorare la nutrizione e trasformare i sistemi agricoli che ci nutrono in una direzione di maggiore sostenibilità e resilienza.
L'edizione 2026 cade in una fase di profondo stress per la produzione di cibo mondiale. Un anno segnato da guerre, eventi climatici estremi, instabilità nella logistica della distribuzione di alimenti e con l'ombra di un super El Niño a influenzare i prossimi mesi.. Instabilità vuol dire prezzi più elevati. L'invito della FAO è guardare con fiducia all'innovazione dei sistemi agroalimentari, che «può ridurre i rischi prima che si verifichino le crisi [...], rafforzare la resilienza ed evitare costi molto più elevati una volta che si verificano le crisi». La parola "crisi", nel 2026, si traduce con conflitti, violenze, ondate di calore, alluvioni, precipitazioni anomale e con l'inizio di un evento di El Niño di proporzioni inusitate.. Queste pressioni si traducono in un aumento dei costi nel carrello per i consumatori, specialmente nei Paesi fortemente dipendenti da importazioni di cibo. I prezzi globali del cibo a settembre 2026 sono saliti, a causa dei tre fattori citati, al livello più alto da quasi 4 anni a questa parte.
L'indice dei prezzi alimentari della FAO (FFPI), un parametro che misura la variazione mensile dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari, si è attestato a una media di 136,0 punti a settembre 2026, il valore più alto da novembre 2022. Dipende dall'aumento di prezzi di cereali, oli vegetali e zucchero.. Navi prese di mira. Sugli scambi di cereali pesa il crollo dei commerci nel Mar Nero dovuto alla guerra tra Russia e Ucraina: gli attacchi di droni alle navi mercantili minacciano i commerci internazionali di grano, in un momento in cui si prospetta una riduzione delle rese di mais legata alla siccità.
Le preoccupazioni sulle conseguenze di El Niño nei Paesi dove si produce lo zucchero hanno fatto salire i prezzi di questo bene ai livelli più alti da 18 mesi; i timori per i rischi di produzione di olio di palma legati a El Niño nel Sud-est asiatico hanno invece contribuito all'innalzamento dei prezzi degli oli vegetali.
Spiega Max Torero, economista capo della FAO: «Stiamo assistendo a un rialzo persistente e sempre più diffuso dei prezzi globali delle materie prime: le interruzioni nello Stretto di Hormuz e nel Mar Nero si sommano agli shock climatici, esercitando pressioni su energia, trasporti e principali prodotti alimentari di base».. Lo stato della fame nel mondo. Proprio la duplice influenza di guerre e clima sull'alimentazione globale è al centro della 21esima edizione del Global Hunger Index, l'Indice globale della fame 2026, curato da CESVI per l'edizione italiana e redatto da Welthungerhilfe (WHH), Institute for International Law of Peace and Armed Conflict (IFHV) e Helvetas, un'organizzazione indipendente di cooperazione allo sviluppo.
Secondo il documento, uno dei principali rapporti internazionali sulla misurazione della fame nel mondo, guerre e clima affamano 645 milioni di persone nel mondo, un numero equivalente quasi all'intera popolazione europea.
. Nel 2025 si sono registrati 65 conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale, e 358 disastri legati a eventi naturali, sia di natura climatica (siccità, alluvioni, tempeste) sia geologica come i terremoti, con oltre 110 milioni di persone coinvolte. Nel 2026, l'Ufficio per il Coordinamento per gli Affari Umanitari delle Nazioni Unite ha già registrato 64 emergenze legate a eventi climatici estremi.
Per questi motivi il punteggio globale del GHI 2026 è 18,1 ("livello moderato", su una scala da 0 a 100 in cui i punteggi superiori rappresentano un peggiore stato nutrizionale): un punteggio superiore a quello del 2018, un'interruzione della tendenza al calo registrata a partire dal 2000.
Il Paese in cui l'indice mostra il valore peggiore (47, livello allarmante) è la Somalia, dove si intrecciano tutte le cause della fame registrate dal rapporto: siccità, tagli degli aiuti, conflitti, prezzi spinti dalla crisi in Medio Oriente. In Somalia nel 2026 la fame acuta è cresciuta del 43%: più di una persona su due è denutrita e un bambino su dieci muore prima dei cinque anni. Ora El Niñominaccia di far arrivare l'acqua che è mancata per mesi tutta insieme, con le alluvioni.. «Guerra e clima non sono più emergenze separate: nella maggior parte delle crisi alimentari si sommano e si alimentano a vicenda», dice Stefano Piziali, direttore generale di CESVI. «La fame non è solo una conseguenza dell'instabilità, ne è un moltiplicatore. Per questo il messaggio del GHI di quest'anno è netto: non c'è sicurezza senza sicurezza alimentare. Tagliare gli aiuti proprio dove la fame è più grave significa preparare le crisi di domani»..
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