Lvmh, la stagione delle cessioni: dal beauty alla moda, cosa esce dal portafoglio di Arnault
Forse per la prima volta nella sua storia, Lvmh sembrerebbe più impegnata a cedere che ad acquisire. Il colosso guidato da Bernard Arnault, costruito in quasi trent’anni di acquisizioni aggressive, starebbe portando avanti una strategia di ridimensionamento del portafoglio che tocca fashion, beauty, spirits e non solo. A ricostruirla è un articolo del Financial Times, che ricorda – citando dati Dealogic – come dal 2000 a oggi il gruppo francese abbia completato 206 takeover, tra cui quello di Bulgari per 3,7 miliardi di euro nel 2011, l’acquisto di Tiffany per 16 miliardi di dollari nel 2020, e abbia rilevato nel 2024 di una quota del 10% di Double R, holding di proprietà di Remo Ruffini (che fa capo a Ruffini Partecipazioni Holding, e tramite la quale l’imprenditore italiano è maggiore azionista (15,8%) della sua Moncler). Ora però il vento è cambiato: complice l’indebolimento di alcuni mercati chiave, una situazione geopolitica instabile e politiche internazionali che sfuggono alla logica delle mere strategie aziendali, il gruppo starebbe mettendo tutti i suoi asset al vaglio.
A spingere in questa direzione è anche il rallentamento della domanda di lusso che ha colpito il gruppo a partire dal 2023, quando si è esaurito il boom post-pandemico. La pressione sui redditi dei consumatori cosiddetti ‘aspirazionali’ e i rialzi di prezzo praticati dai grandi marchi hanno depresso le vendite, comprese quelle dei pilastri Louis Vuitton e Dior. “È la prima volta nella storia di Lvmh che sono più in modalità di ridimensionamento che di ampliamento del portafoglio”, ha dichiarato al FT un analista del settore, mentre Luca Solca di Bernstein ha commentato: “Lvmh sta chiaramente esaminando il proprio portafoglio per individuare cosa non performa, cosa pesa sui margini, perché siamo in un momento in cui le pressioni sul business sono più elevate”. Nessuna conferma dal colosso d’Oltralpe, i cui rumors sulle strategie da portare avanti – tra la possibile cessione di Marc Jacobs e un possibile quanto ancora fumoso interesse per Giorgio Armani – si rincorrono ormai da mesi, complice un mercato che fatica a garantire certezze.
Quello che è certo è che negli ultimi diciotto mesi Lvmh ha già ceduto diversi asset. Ha venduto Off-White, il marchio di streetwear di lusso fondato dal compianto Virgil Abloh, all’americana Bluestar Alliance. Ha ceduto il business nella Grande Cina del travel retailer Dfs. Ha dismesso la quota del 49% che deteneva nel marchio di Stella McCartney, riacquisita dalla stessa stilista britannica dopo cinque anni di collaborazione.
Tra i capitoli ancora aperti c’è poi quello relativo a Marc Jacobs: le trattative avanzate con Authentic Brands Group per una cifra vicina al miliardo di dollari sarebbero naufragate. Il futuro del brand fondato dall’omonimo stilista americano – entrato nell’orbita del gruppo nel 1997, lo stesso anno in cui Jacobs fu chiamato alla direzione creativa di Vuitton – resta quindi incerto.
Sul fronte beauty, Lvmh starebbe esplorando la vendita di Make Up For Ever e Fresh, due marchi considerati datati rispetto al posizionamento sempre più upscale che il gruppo vuole dare al proprio polo cosmetica, incentrato su Dior Beauty e Guerlain. In discussione ci sarebbe anche la quota del 50% detenuta in Fenty Beauty, il brand lanciato con la cantante Rihanna, che JPMorgan valuta tra 1,5 e 2,5 miliardi di euro.
Problematica è anche la divisione Moët Hennessy, la peggiore performer del gruppo negli ultimi anni. Da tempo in fase di razionalizzazione, i suoi vertici starebbero sondando il mercato per cedere marchi come il rum Eminente e le cantine californiane Joseph Phelps Vineyards. Ulteriori dismissioni sarebbero allo studio anche nel travel retail. Tra i dossier più delicati c’è quello del quotidiano Le Parisien, acquisito nel 2015 e tuttora in perdita. La questione sarebbe diventata anche una trattativa familiare: i figli più giovani di Arnault, Frédéric e Alexandre, avrebbero spinto per cedere il titolo al miliardario Vincent Bolloré. I fratelli maggiori Antoine e Delphine (tutti con cariche di spicco nel management dei marchi del gruppo) si sarebbero però opposti, ritenendo la vendita politicamente rischiosa in vista delle prossime presidenziali francesi.
A bilanciare il quadro delle dismissioni c’è un possibile movimento in entrata. Da mesi nel settore si parla di come il gruppo stia valutando un’offerta per una quota di minoranza in Armani, dopo essere stato indicato come uno dei tre acquirenti preferenziali nel testamento del fondatore Giorgio Armani, scomparso lo scorso anno. Secondo fonti citate dal FT, tuttavia, all’interno del gruppo non sarebbe ancora stato raggiunto un consenso: si tratterebbe di un intervento lungo e costoso, con un orizzonte di investimento di almeno cinque anni, e che potrebbe coinvolgere più attori in contemporanea – le preferenze dello stilista citavano, oltre a Lvmh, anche Essilux e L’Oréal.
Nonostante la stagione di revisione del portafoglio, Lvmh non è sotto pressione finanziaria, né in fase di ristrutturazione. Il gruppo ha chiuso il primo trimestre del 2026 a quota 19,1 miliardi di euro, in calo del 6% a cambi correnti e in crescita dell’1% a cambi costanti, in linea con le previsioni di molti analisti, tra cui Barclays. In un contesto geopolitico ed economico ancora perturbato, aggravato dal conflitto in Medio Oriente – che ha avuto un impatto negativo pari all’1% nel periodo – il gruppo aveva dichiarato di aver comunque “mostrato una buona resilienza”. Durante la call con gli analisti, la direttrice finanziaria Cécile Cabanis aveva riferito che le vendite nei negozi del Medio Oriente sono crollate tra il 30 e il 70% a causa degli scambi di missili e droni. La strategia appare quindi più selettiva che emergenziale: l’obiettivo è alleggerire il portafoglio dai brand che pesano sui margini per concentrare risorse sui grandi driver di profitto. “Ogni volta che abbiamo un marchio sottoperformante, la prima priorità è risanarlo. Se in alcuni casi avviamo una discussione con un operatore che riteniamo possa essere il posto giusto per il brand, allora concludiamo un accordo”, ha spiegato la stessa Cabanis.
Arnault, dal canto suo, continua a comprare azioni Lvmh sul mercato e a mantenersi ottimista. “Crediamo in quello che facciamo, e lo dimostriamo in questo modo”, ha detto il patron a gennaio. Un segnale di fiducia nel lungo periodo, in un momento in cui il gruppo sta però ridisegnando profondamente i propri confini. In occasione dell’assemblea annuale degli azionisti, ha dichiarato che le prospettive di ripresa dipendono dall’evoluzione della crisi in Medio Oriente: “Tutto dipende da come questa crisi evolverà”. All’inizio di aprile il gruppo aveva già avvertito che il conflitto aveva ridotto di almeno l’1% le vendite complessive del primo trimestre, frenando anche i flussi turistici verso l’Europa. Difficile, secondo Arnault, prevedere le conseguenze qualora le proporzioni del conflitto dovessero tradursi in una “catastrofe globale”. Intanto le azioni del gruppo sono in calo del 26% dall’inizio dell’anno.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)