Bruxelles fa dietrofront su cuoio: non rientrerà più nella normativa Ue anti deforestazione
La Commissione europea rivede il regolamento anti deforestazione e apre all’esclusione di cuoio e pellami. È quanto emerge dal pacchetto di semplificazioni presentato a Bruxelles in vista dell’entrata in vigore dell’Eudr – European Deforestation-free products Regulation, appunto – prevista dal 30 dicembre 2026 per le grandi e medie imprese (con uno slittamento al 2027 per le aziende più piccole).
Nel dettaglio, l’esecutivo europeo ha pubblicato linee guida aggiornate e soprattutto un atto delegato – ora in consultazione pubblica per quattro settimane – che interviene direttamente sull’ambito di applicazione della norma. Tra le modifiche più rilevanti figura proprio la possibile rimozione dei derivati bovini come il cuoio dall’elenco dei prodotti soggetti agli obblighi di tracciabilità e due diligence. Resterebbero invece inclusi i sette driver principali della deforestazione individuati dall’Ue: carne bovina, cacao, caffè, olio di palma, soia, legno e gomma.
La revisione si inserisce nel tentativo di rendere più applicabile una normativa considerata tra le più ambiziose a livello globale, ma anche complessa nella sua implementazione. In particolare, il nodo riguarda la tracciabilità delle filiere: per il settore conciario, dimostrare l’origine “deforestation-free” dei pellami lungo catene di approvvigionamento spesso frammentate e internazionali si è rivelato uno degli aspetti più critici.
Non a caso, la proposta è stata accolta con favore da parte del fronte politico italiano. Secondo l’eurodeputato Francesco Torselli, il caso evidenzia la necessità di adattare le norme europee alle specificità produttive dei singoli Paesi. Sulla stessa linea Dario Nardella, che ha parlato di un risultato ottenuto grazie “al lavoro congiunto delle associazioni di settore, utile a evitare impatti su un comparto strategico per il made in Italy”.
Di segno opposto le reazioni delle organizzazioni non governative. Gruppi come Global Witness e Human Rights Watch sottolineano il rischio di una frattura normativa: la carne bovina resterebbe soggetta agli obblighi dell’Eudr, mentre la pelle dello stesso animale potrebbe essere commercializzata senza vincoli analoghi. Una distinzione che, secondo le ong, rischia di indebolire l’efficacia complessiva della legge nella lotta alla deforestazione.
Il tema, d’altronde, si intreccia con dinamiche più ampie legate alle catene globali di approvvigionamento. Alcune indagini indipendenti hanno evidenziato collegamenti tra forniture di pellame e aree a rischio, come il Gran Chaco in Sud America, dove l’espansione degli allevamenti bovini è tra le principali cause di perdita forestale. L’industria conciaria, dal canto suo, rivendica il proprio ruolo nell’economia circolare, sottolineando come i pellami siano sottoprodotti dell’industria alimentare e non driver diretti della deforestazione.
L’atto delegato verrà ora sottoposto a consultazione pubblica prima della versione definitiva attesa entro l’estate. Da quel testo dipenderà il perimetro finale di una normativa che, nelle intenzioni di Bruxelles, punta a ridurre l’impatto del mercato europeo sulla deforestazione globale, ma che continua a muoversi su un equilibrio complesso tra obiettivi ambientali e sostenibilità industriale.
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