Malacrida: «Da cristiani siamo chiamati a costruire relazioni e a farci carico della vocazione alla gioia di tutti»

30 Giugno 2026 - 17:08
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Malacrida: «Da cristiani siamo chiamati a costruire relazioni e a farci carico della vocazione alla gioia di tutti»
Fedeli a un evento dell'Azione CattolicaFedeli a un evento dell'Azione Cattolica

«L’apertura sul tema della gioia mi sembra interessante e mi piace molto anche perché, proseguendo nella lettura del testo dell’Arcivescovo, la dimensione del’irradiarsi della gioia come volto della Chiesa diviene sempre più centrale». Maria Malacrida, insegnante e vicepresidente dell’Azione Cattolica ambrosiana, parla della gioia sottolineando uno dei temi che più l’hanno colpita nella Proposta pastorale 2026\2027.

Un’indicazione, questa della gioia, che monsignor Delpini lega anche alla responsabilità di esserne testimoni ovunque come cristiani, in un mondo segnato dal soffrire, «da impressionanti forme di violenza, da situazioni di miseria insopportabile». Come, allora, incarnare il volto gioioso del Vangelo?
L’impegno del cristiano a interessarsi della gioia dell’altro secondo me è un messaggio nuovo. Come discepoli siamo chiamati a farci carico della vocazione alla gioia di tutti. Un secondo passaggio che mi ha particolarmente colpito è l’insistenza, che mi pare di avere còlto, sul tema delle relazioni, anche in riferimento, ovviamente, alla sinodalità come stile di vita. Come laica mi coinvolge molto nel senso che la nostra vita è fatta di relazioni, dalla famiglia al lavoro, ai paesi magari piccoli in cui viviamo. Per questo essere chiamati a essere discepoli e annunciatori del Vangelo nella costruzione di relazioni mi pare fondamentale. Mi ha incuriosito e interessato tanto anche la prospettiva della sinodalità come profezia sociale.

Maria Malacrida

Perché?
Perché è una modalità per dire che siamo nel mondo e non del mondo, ma intuendo che il tratto che oggi deve caratterizzare il nostro essere cristiani non può prescindere dalla complessità di questo stesso mondo che siamo chiamati ad abitare senza sottrarsi alla fatica del confronto. Perciò è una profezia sociale e penso cosa possa significare questo messaggio per i giovani, per la loro educazione, specie in un momento di disaffezione verso la “cosa pubblica” e di convinzione, in alcuni, che la politica sia una cosa sporca. Anche su questo l’Arcivescovo dice come deve essere il nostro stile cristiano, con quella che definisce un’“originalità” fatta di rispetto e stima vicendevole in vista della costruzione del bene comune.  

Un’associazione come l’Azione Cattolica può essere protagonista in tale prospettiva? 
Senza dubbio, nel senso che da sempre l’Ac richiama la famosa espressione che la politica è la più alta forma di carità. Ci crediamo e lavoriamo perché lo sia davvero. E ciò oggi vuol dire vivere cristianamente l’impegno con uno stile – torno a questo termine perché mi pare che colleghi tanti ambiti diversi delle nostre giornate – ben preciso, al di là delle divisioni partitiche. Quello stile proposto dall’Arcivescovo nella consapevolezza dell’ampio campo di missione che abbiamo davanti e che si apre ulteriormente attraverso la sinodalità. Sono in atto tante esperienze sinodali sul territorio che permettono di avvicinare persone e realtà magari lontane. Tutto questo non solo è bello, porta gioia – proprio nel senso che sottolinea monsignor Delpini – e aiuta a comprenderci come cristiani sempre meglio, essendo il sale della terra. O, magari, anche solo un piccolo seme che può portare però grande frutto.

L’Arcivescovo richiama anche un ritorno all’“essenziale”. Come viverlo da laici impegnati? 
Negli ultimi anni, come Ac ambrosiana, abbiamo indicato una triade di verbi che ci guidano nel cammino: «pregare, pensare, appassionarsi». Mi sembra che questo programma possa essere letto in parallelo alla Proposta o interpretato attraverso il testo per l’anno pastorale prossimo. Facciamo parte con gioia di una storia comune che ci appassiona, che ci sfida (pensiamo ai poveri…), alla quale non ci sottraiamo con la preghiera e l’azione, ascoltando lo scampanio festoso che ci deve sempre accompagnare.

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