Manovra, scontro tra Abi e Salvini sui 5 miliardi chiesti a banche e assicurazioni. Tajani: “Stato liberale non deve infliggere sanzioni a chi intraprende”

17 Ottobre 2026 - 14:10
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Manovra, scontro tra Abi e Salvini sui 5 miliardi chiesti a banche e assicurazioni. Tajani: “Stato liberale non deve infliggere sanzioni a chi intraprende”

È scontro tra l’Associazione bancaria italiana (Abi) e parte del governo sul contributo da circa 5 miliardi di euro chiesto a banche e assicurazioni per la Manovra del 2027. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha contestato il prelievo richiamando l’articolo 53 della Costituzione, secondo cui tutti devono contribuire alle spese pubbliche in base alla propria capacità contributiva, e sottolineando la necessità di garantire certezza del diritto e regole prevedibili a chi investe nel settore. L’associazione denuncia inoltre che l’intervento non è stato concordato, a differenza degli impegni raggiunti negli ultimi due anni. Salvini attacca: “Contributo da 5 miliardi è il minimo”. Tajani invece è più cauto: “Stato liberale non deve infliggere sanzioni a chi intraprende”

Abi: “Intervento non concordato, gli accordi vanno rispettati”

A ribadire la posizione dell’associazione è stato Gianfranco Torriero, vicedirettore generale vicario dell’Abi, secondo cui il contributo previsto nella manovra è “assolutamente non concordato”. Torriero ha ricordato che negli ultimi due anni il settore aveva raggiunto accordi con il governo: 4,5 miliardi nel 2024 e oltre 10 miliardi nell’arco di tre anni nel 2025.

In particolare, ha sottolineato che lo scorso anno era stato concordato un impegno triennale, richiamando il principio secondo cui “quando si fanno accordi, gli accordi andrebbero sempre rispettati”. Una posizione in linea con quanto già espresso da Patuelli, che aveva contestato il nuovo intervento chiedendo il rispetto degli impegni presi.

Manovra, scontro tra Abi e Salvini sui 5 miliardi chiesti a banche e assicurazioni. Tajani: “Stato liberale non deve infliggere sanzioni a chi intraprende”
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini (Foto Roberto Monaldo/LaPresse)

Salvini replica: “Contributo da 5 miliardi è il minimo”

Di segno opposto la posizione del vicepremier e ministro Matteo Salvini, che ha definito “sorprendenti” le parole di Patuelli e contestato la sua denuncia di un trattamento penalizzante per il settore bancario. Salvini ha richiamato i profitti delle banche, passati dai 25,5 miliardi di euro del 2022 ai 40,6 miliardi del 2023, fino ai 46,5 miliardi del 2024 e ai 47,5 miliardi del 2025. Per il 2026, ha aggiunto, sono previsti utili superiori ai 50 miliardi.

Il vicepremier ha inoltre evidenziato che tra il 2022 e il 2025 gli istituti hanno chiuso 2.510 sportelli e lasciato a casa 12.900 dipendenti. Ha citato anche il tax rate effettivo del 19,2% registrato nel 2025, sostenendo che si tratti di una tassazione inferiore a quella di altre imprese. Secondo Salvini, gli elevati profitti del settore derivano soprattutto dagli interessi e dalle commissioni pagati da cittadini, famiglie e imprese. Per questo, ha concluso, chiedere almeno 5 miliardi di euro a uno dei comparti “più ricchi e tutelati d’Italia” rappresenta “un intervento di assoluto buonsenso”.

Tajani: “Stato liberale non deve infliggere sanzioni a chi intraprende”

“Io sono dell’idea che uno Stato liberale non deve infliggere sanzioni a chi intraprende”. Così il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, al convegno dei giovani imprenditori di Confindustria a Capri, rispondendo a una domanda sul contributo delle banche alla manovra. “Non esiste un testo di diritto o economia che decide cos’è l’extraprofitto. Chi lo di decide è un oscuro burocrate europeo o italiano. È giusto, e sono d’accordo con Giorgetti, che chi è economicamente forte, possa dare un contributo ai conti dello Stato in un momento difficile. Questa strategia è stata la strategia di Forza Italia. Se noi imponiamo una tassa spaventiamo il mercato e gli imprenditori, gli investitori italiani e stranieri. È giusto che sia un contributo ma se quel contributo è concordato, rafforza l’economia, cancella l’idea della lotta di classe. Io credo che bisogna sempre dialogare e confrontarsi col sistemo bancario. Non sarà facile, ma il problema non si risolve insultando il presidente dell’Abi. Sarò all’antica, ma si risolve con l’educazione”, ha concluso.

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