Cosa sta rischiando il Mar Nero con le guerre navali a colpi di droni

Le notizie e le immagini che ci arrivano in queste ore dal Mar Nero mostrano un’area diventata sempre più pericolosa per la navigazione commerciale. Prescindiamo dal dato relativo alla paternità dei droni: russi o ucraini cambia poco ai fini del gravissimo impatto ambientale esercitato sui delicati ecosistemici marini dell’intero bacino.
Soffermiamoci ad analizzare gli ultimi recentissimi casi: il 5 ottobre, la Romania conferma la notizia che il general cargo, Royad Mammadov, battente bandiera di Saint Kitts e Nevis, di proprietà turca, è stato colpito e poi è affondato nella ZEE (zona economica esclusiva rumena). Si sono registrati 2 morti tra i membri dell’equipaggio, 11 persone risultano salvate e rimane ancora un disperso da recuperare. Per la cronaca, Zelensky ha attribuito l'attacco, avvenuto con l’utilizzo di droni, ai russi ma la Romania non ha ancora confermato ufficialmente la causa del naufragio. Oggi, 6 ottobre, la Bulgaria fa sapere che altre due navi mercantili sono state colpite da droni nella ZEE (zona economica esclusiva bulgara); si tratta della mercantile Alfa Watan, battente bandiera del Togo e diretta nel porto rumeno di Sulina, che risulta affondato e i membri dell’equipaggio - il numero rimane ancora imprecisato - risultano ancora dispersi; l’equipaggio della motonave Able - battente bandiera di Palau - che ha preso fuoco dopo essere stata colpita, invece, è stato tratto in salvo e i suoi 18 membri recuperati dalle autorità bulgare. Per dovere di cronaca, segnaliamo che per questi due ultimi attacchi l'origine dei droni adoperati non risulta essere stata ancora stabilita.
Ricordiamo, inoltre, che ci sono stati altri precedenti attacchi compiuti contro navi commerciali in navigazione nel Mar Nero, attribuiti dalle autorità ucraine alla Russia, compreso il cargo turco Victress, avvenuto nel giugno scorso, così come le autorità russe attribuiscono all’Ucraina gli attacchi contro il mercantile Yanina (agosto 2026).
Gli ultimi episodi mostrando una vera estensione della guerra diretta a colpire la navigazione commerciale, senza alcun limite territoriale marittimo, con attacchi portati a segno anche in acque ricomprese nelle ZEE di Paesi NATO quali Romania e Bulgaria. Va però precisato che gli attacchi con droni contro unità navali mercantili all'interno delle ZEE di Romania e Bulgaria assumono una valenza politica più delicata rispetto a un normale episodio della guerra avvenuto nel centro del Mar Nero e quindi non ricadente nella ZEE degli Stati rivieraschi; tuttavia, bisogna distinguere accuratamente tra ZEE e acque territoriali vere e proprie, soprattutto, tra attacco a una singola nave e attacco allo Stato costiero aderente all’Alleanza Nord Atlantica.
In altre parole, quindi, se un drone colpisce una nave mercantile straniera nella ZEE bulgara o rumena, non significa automaticamente che il territorio bulgaro sia stato attaccato; però, resta politicamente molto diverso dal colpire una nave nel mezzo del Mar Nero. Dal nostro punto di vista, l'episodio è avvenuto nella zona di responsabilità e sicurezza di un Paese NATO e ciò non può essere ignorato e restare senza conseguenze sul piano politico.
Ritorniamo adesso a considerare il rischio ambientale più importante; nel caso di navi colpite e affondate, naturalmente, oltre alla tipologia del non carico trasportato, occorre considerare altri importanti fattori di rischio quali, il carburante e gli oli lubrificanti presenti a bordo, secondo i seguenti fattori: quantità di carburante presente nei serbatoi; tipo di idrocarburo in relazione alla sua densità; posizione del relitto in considerazione dei venti e delle correnti dominanti nell’area; la sensibilità dell’area. E ben conosciamo quanto l’intero bacino del Mar Nero sia già sottoposto a stress ambientali dovute a inquinamento, fenomeni di eutrofizzazione, intensità del traffico marittimo e, in ultimo, quale ciliegina finale, attività belliche che oramai durano da oltre quattro anni.
In uno scenario come quello che si presenta ai nostri occhi con navi colpite, affondamenti certi, alto rischio di possibili rilasci di bunker e altri prodotti inquinanti, il rischio di contaminazione transfrontaliera nel Mar Nero è molto elevato. Facciamo, dunque, rispettosamente appello all'EMSA (European Maritime Safety Agency) affinché voglia intraprendere il ruolo di autentica Agenzia europea, in grado di monitorare e coordinare le attività di contenimento degli inquinamenti e di assumere, quando necessario, le conseguenti iniziative di rimozione.
Sappiamo bene che seppur l’EMSA non è un'agenzia militare e perciò non può impedire gli attacchi, nel concreto, l'Agenzia che ha già capacità specifiche per il Mar Nero – ricordiamo che nel 2026 ha partecipato a esercitazioni proprio davanti alla Romania e alla Bulgaria – potrebbe attivare la sorveglianza satellitare continua. Il primo intervento sarebbe rafforzare il sistema CleanSeaNet, che utilizza soprattutto immagini radar SAR (Synthetic Aperture Radar) per individuare rapidamente chiazze di petrolio, anche di notte e con nuvole e prevedere come si sposterà la macchia sulla superfice marina. Questi dati consentirebbero a Bulgaria e Romania di predisporre le operazioni di contenimento prima dell'arrivo dei contaminanti lungo la linea di costa.
Tuttavia, restiamo dell’avviso che mobilitare le navi specializzate per recuperare gli idrocarburi sulla superficie del mare resti la capacità più concreta. L'EMSA dispone di una rete di “Oil Spill Response Vessels”, che possono essere mobilitate su richiesta dello Stato interessato. L'obiettivo è recuperare meccanicamente il petrolio con sistemi di contenimento e skimmer; ricordiamo, infatti, nel luglio 2026 l'EMSA ha già utilizzato la nave Amalthia, basata a Costanza, durante l'esercitazione “BREEZE” in Bulgaria, insieme al sistema di contenimento e recupero “Current Buster 4” dislocato a Varna. Non si tratta, dunque, soltanto di una possibilità teorica ma di una capacità dell’EMSA, già predisposta ad operare nel settore occidentale del Mar Nero.
Restiamo fiduciosi che possa scattare quanto più rapidamente possibile la risposta contenuta nel “Contingency Plan” previsto per il Mar Nero. Noi siamo pronti, da queste colonne, a sostenere ogni concreta iniziativa.
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