Mario Roggero, tra richiesta di grazia e risarcimenti: le famiglie delle vittime valutano il pignoramento
Mentre prosegue l’iter della richiesta di grazia al Presidente della Repubblica, Mario Roggero deve fare i conti con un’altra questione giudiziaria: il pagamento dei risarcimenti riconosciuti alle famiglie delle vittime. Il gioielliere, condannato in via definitiva per l’uccisione di Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli dopo la rapina alla sua attività di Grinzane Cavour, deve ancora versare una provvisionale residua di circa 480 mila euro. Le quindici parti civili, attraverso i rispettivi legali, stanno ora valutando l’avvio di procedure esecutive per recuperare le somme.
“Roggero non ha ancora versato nulla”, afferma l’avvocato Giuseppe Roberto Caruso, che rappresenta la famiglia di Giuseppe Mazzarino. Dello stesso avviso è anche il legale dei familiari di Andrea Spinelli, Marino Careglio: “Ci stiamo coordinando con le altre parti civili, le somme andavano versate dopo la sentenza di primo grado, ma in tre anni non abbiamo visto nulla. Per questo valutiamo di procedere con i pignoramenti“. Secondo i legali, il patrimonio immobiliare del gioielliere consentirebbe di avviare le azioni necessarie per ottenere quanto stabilito dai giudici.
I fondi raccolti e i sequestri disposti dagli inquirenti
In realtà, una parte dei risarcimenti era già stata corrisposta. Durante l’udienza preliminare Roggero aveva infatti versato complessivamente 300 mila euro alle parti offese. Successivamente, però, la Corte d’Assise di Asti lo ha condannato a 17 anni di carcere e al pagamento di una provvisionale complessiva di 780 mila euro. Tolta la cifra già versata, resta il debito residuo di circa 480 mila euro, destinato comunque a essere rivalutato nella futura causa civile, nella quale le richieste di risarcimento superano i tre milioni di euro.
Al centro dell’attenzione c’è anche la raccolta fondi “Io sto con Mario Roggero”, promossa dopo la condanna di primo grado. “Non sappiamo quanto abbiano raccolto”, spiega l’avvocato Caruso, “ma si tratta di cifre considerevoli. Aveva pubblicizzato che la raccolta serviva sia per le spese legali, sia per risarcire le parti civili. Peccato che non abbia mai pagato nulla”. Secondo stime circolate negli ultimi mesi, sarebbero stati raccolti circa 460 mila euro, una cifra molto vicina all’importo della provvisionale ancora da corrispondere.
Nel corso delle indagini, gli inquirenti hanno inoltre disposto sequestri conservativi su parte del patrimonio del gioielliere. Dalla sentenza d’appello emerge che, dopo la condanna di primo grado, Roggero aveva trasferito alla moglie Mariangela Sandrone una parte significativa degli immobili di sua proprietà. Successivamente è stato disposto anche il sequestro di 50 mila euro provenienti dalla raccolta fondi, dopo che la Guardia di Finanza aveva accertato un bonifico di pari importo verso un conto corrente tunisino intestato allo stesso Roggero e alla moglie. Gli investigatori ipotizzarono un possibile tentativo di sottrarre risorse patrimoniali, circostanza che portò anche all’applicazione del divieto di espatrio.
Il precedente del 2007 e il profilo ricostruito nelle sentenze
Nel fascicolo processuale è richiamato anche un episodio risalente al 2007. In quell’occasione Roggero venne condannato a due mesi di reclusione, poi convertiti in una multa, per ingiuria e minaccia aggravata dall’uso di un’arma. La vicenda era nata dopo che l’allora fidanzato della figlia l’aveva schiaffeggiata e insultata. Il gioielliere si era recato a casa del giovane puntandogli contro una pistola, coinvolgendo anche i suoi genitori e pronunciando la frase: “E non finisce qui”.
L’episodio è stato richiamato anche nella sentenza di primo grado come elemento utile a delineare la personalità dell’imputato. I periti incaricati dal tribunale hanno descritto Roggero come una persona con un assetto caratteriale rigido, segnato da forte impulsività e da una tendenza a reagire autonomamente alle situazioni ritenute ingiuste. Gli stessi consulenti hanno però evidenziato la presenza di un disturbo da stress post traumatico riconducibile alla violenta rapina subita nel 2015, durante la quale il gioielliere venne picchiato e immobilizzato davanti a una delle figlie, riportando anche la frattura del setto nasale.
La famiglia pensa al futuro: “Riapriamo la gioielleria”
Parallelamente alle vicende giudiziarie, la famiglia Roggero guarda anche al futuro dell’attività commerciale. L’intenzione è quella di riaprire la gioielleria chiusa dopo gli eventi che hanno segnato profondamente la loro vita. “Questa settimana, al massimo la prossima. È giunto il momento. Non sarà facile, soprattutto per mia figlia, ma ognuno deve fare la sua parte”, spiegano i familiari.
Le figlie Luisa e Laura continuano a vivere con grande sofferenza la detenzione del padre. “È un dolore incredibile sentirlo solo tramite un dispositivo, un uomo anziano dovrebbe trascorrere i suoi ultimi anni insieme a chi lo ama. Invece è in una cella, che ci ha descritto come molto piccola. Gli ho detto che faremo tutto il possibile per non lasciarlo solo”.
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