Materie prime critiche e transizione energetica, a Genova un convegno

Genova. Dietro un pannello fotovoltaico, una turbina eolica o un’automobile elettrica ci sono migliaia di tonnellate di minerali, metalli e materiali da estrarre e trasformare. La transizione energetica, quindi, non significa soltanto sostituire le fonti fossili con il sole e il vento: significa anche affrontare una vera e propria transizione mineraria.
A richiamare l’attenzione su questo aspetto, ancora poco conosciuto dal grande pubblico, è Alessandro Scarpati, presidente dell’Ordine Regionale dei Geologi della Liguria. “La transizione energetica non elimina il bisogno di risorse naturali – sottolinea Scarpati – Al contrario, significa gestire in modo più consapevole e sostenibile le risorse minerarie, valorizzando le competenze tecnico-scientifiche e rafforzando l’autonomia strategica nazionale. La transizione energetica richiede innovazione, economia circolare e una nuova cultura delle georisorse”.
I numeri aiutano a comprendere la portata della sfida. Un impianto fotovoltaico da un gigawatt, in grado di alimentare circa mezzo milione di abitazioni, può richiedere circa 30 mila tonnellate di alluminio, 5 mila tonnellate di rame, oltre 100 mila tonnellate di acciaio e 200 mila tonnellate di calcestruzzo. Un’automobile elettrica contiene invece tra 60 e 85 chilogrammi di rame, più del doppio rispetto a un veicolo tradizionale.
“Non si tratta di mettere in discussione la necessità della transizione energetica – osserva Scarpati – ma di riconoscere che non esistono tecnologie prive di una base materiale. La vera sfida è capire da dove provengono le risorse, come vengono estratte e lavorate e come ridurre gli impatti ambientali e la dipendenza dell’Italia e dell’Europa da pochi Paesi fornitori”.
L’estrazione e la trasformazione delle materie prime comportano infatti consumo di suolo, utilizzo di acqua ed energia e rilevanti conseguenze ambientali e geopolitiche. Allo stesso tempo, litio, rame, silicio, grafite, nichel, cobalto e terre rare sono indispensabili per realizzare batterie, reti elettriche, impianti rinnovabili e tecnologie digitali.
La questione riguarda quindi direttamente la competitività industriale, la sicurezza degli approvvigionamenti e l’autonomia strategica nazionale. In questo scenario assumono un ruolo centrale la ricerca geologica, il recupero dei materiali dagli scarti minerari, il riciclo, l’economia circolare e la conoscenza delle risorse presenti nel sottosuolo italiano.
Proprio a questi temi sarà dedicato il convegno “Materie prime critiche: strategia nazionale, georisorse e ruolo dei professionisti”, in programma martedì 23 giugno, presso la Sala del Bergamasco della Camera di Commercio di Genova.
L’iniziativa è promossa dall’Ordine Regionale dei Geologi della Liguria, con il patrocinio di ISPRA, Regione Liguria, Consiglio Nazionale dei Geologi, Federazione Europea dei Geologi, Società Geologica Italiana, DISTAV, Associazione Nazionale Ingegneri Minerari e Ordine degli Ingegneri, con il supporto di istituzioni, università e associazioni di settore.
Nel corso della giornata rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, della ricerca, dell’industria e delle professioni si confronteranno sul Programma nazionale di esplorazione mineraria, sul quadro normativo delle attività estrattive, sulla geoeconomia delle materie prime, sul recupero degli scarti minerari e sul contributo delle geoscienze alla transizione energetica.
L’obiettivo è promuovere un confronto basato su dati scientifici, superando slogan e semplificazioni, per comprendere come conciliare sviluppo tecnologico, tutela dell’ambiente, sicurezza degli approvvigionamenti e valorizzazione sostenibile delle georisorse.
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