Medici radiati nell’era Covid, primo passo verso la riammissione dei “non allineati”. La sinistra grida già allo scandalo

15 Luglio 2026 - 12:45
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Medici radiati nell’era Covid, primo passo verso la riammissione dei “non allineati”. La sinistra grida già allo scandalo

MEDICI RADIATI RIAMMESSI

«Vergogna», urlano già le opposizioni. Come al solito, niente di nuovo. È bastato che Fratelli d’Italia provasse a chiudere uno degli ultimi conti rimasti aperti dall’emergenza Covid perché il campo largo tornasse immediatamente sulle barricate, riesumando parole d’ordine, scomuniche e processi sommari. La Commissione Affari sociali della Camera ha approvato un emendamento al disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie che consente ai medici radiati per fatti non dolosi connessi alla pandemia di chiedere la reiscrizione all’Albo. Non un’amnistia, non un reintegro automatico. E neppure un colpo di spugna. Soltanto la possibilità di presentare un’istanza, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, quando sia ancora pendente il ricorso davanti alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie.

Se la radiazione deriva da una condanna penale, inoltre, la domanda potrà essere avanzata soltanto dopo la riabilitazione. Ma le precisazioni giuridiche contano poco: per i vaccinisti senza macchia — Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, Italia viva, Azione e +Europa è comunque «una vergogna senza precedenti».

Il ritorno della caccia alle streghe

Secondo le opposizioni, la norma riscriverebbe «la memoria di una fase drammatica del Paese» e finirebbe per premiare chi si sottrasse agli obblighi imposti durante la pandemia. Una lettura che evita accuratamente di ricordare l’altra faccia di quegli anni: cittadini confinati in casa, attività costrette ad abbassare le serrande, libertà costituzionali compresse e lavoratori sospesi perché non allineati alla strategia vaccinale del governo.

A replicare è Alice Buonguerrieri, deputata di Fratelli d’Italia e prima firmataria dell’emendamento. «Vogliono continuare un’assurda caccia alle streghe fuori tempo massimo», attacca, ricordando che molti sanitari furono prima celebrati come eroi e poi emarginati, sospesi o radiati quando decisero di contestare alcune scelte adottate durante l’emergenza.

Per Buonguerrieri, la misura serve a «mettere fine a questa persecuzione» e a restituire ai professionisti la possibilità di operare «in scienza e coscienza». Una formula che manda su tutte le furie chi, evidentemente, considera il dibattito scientifico ammissibile soltanto quando conduce alle sinistre conclusioni già stabilite.

La protesta degli Ordini

Contro l’emendamento si schiera anche la Federazione nazionale degli Ordini dei medici. Il presidente Filippo Anelli parla di «ingerenza ingiustificata» e di delegittimazione degli organismi chiamati a difendere il Codice deontologico. «Siamo sconcertati, amareggiati e delusi», afferma, evocando un affronto alle vittime e ai professionisti morti durante la pandemia.

Parole pesanti, che tuttavia sembrano attribuire alla disposizione effetti che non possiede. La norma non cancella le decisioni disciplinari, non riammette indiscriminatamente nessuno e non sottrae agli Ordini ogni valutazione. Introduce una procedura limitata, sottoposta a condizioni precise, per riesaminare vicende nate in un periodo eccezionale e segnato da provvedimenti altrettanto eccezionali.

La scienza trasformata in dogma

Il cortocircuito emerge proprio mentre i media rilanciano uno studio pubblicato su The Lancet sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini a mRna. Il lavoro viene presentato come una conferma definitiva, nonostante la rivista riporti rapporti professionali e finanziamenti ricevuti da diversi autori da parte di aziende farmaceutiche produttrici di vaccini.

Conflitti di interesse apertamente dichiarati, dunque, ma quasi ignorati nel racconto pubblico. Nel frattempo, altri studi sulla persistenza della proteina Spike, sulla biodistribuzione e sulla sorveglianza degli eventi avversi continuano ad alimentare un confronto che non può essere liquidato con anatemi o bollini d’infamia.

L’emendamento di Fratelli d’Italia prova almeno a ristabilire un principio elementare: la pandemia è finita, i tribunali morali dovrebbero esserlo da tempo. Riesaminare singoli casi non significa negare il Covid, né insultare chi lo ha combattuto. Significa riconoscere che anche durante un’emergenza lo Stato può sbagliare. Ed è forse proprio questa possibilità, più della reiscrizione di qualche medico, a provocare tanta indignazione.

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