Meloni porterà (forse) a casa il Melonellum, ma ha perso il controllo del centrodestra

16 Luglio 2026 - 06:20
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Meloni porterà (forse) a casa il Melonellum, ma ha perso il controllo del centrodestra

Anche se oggi il governo dovesse evitare il terremoto con una nuova sconfitta a voto segreto sul Melonellum, politicamente lei, Giorgia Meloni, non è più la proprietaria del centrodestra. È la leader di una coalizione molto più sfilacciata di quanto appaia, assediata dai berlusconiani – cioè quelli ortodossi e quelli che guardano a Marina Berlusconi –, dai leghisti senza bussola e dai vannacciani, la vera novità politica e ormai anche parlamentare. È questo il dato che emerge dalla battaglia sulla legge elettorale. Ed è un dato nuovo.

Finora la presidente del Consiglio era l’alfa e l’omega della sua maggioranza. Oggi scopre di dover negoziare con gli alleati, non più di poter semplicemente dire loro quello che possono e non possono fare. La cosa è singolare: di solito è all’inizio che un leader stenta, non alla fine. Ma le è andata così. Per ora fa lo slalom tra le diverse anime della coalizione. Ieri si è perfino avvannacciata, votando insieme a Futuro Nazionale un emendamento sulle preferenze, senza Forza Italia e Lega. L’emendamento è stato respinto, ma il precedente resta. E pesa.

Nella bolgia di Montecitorio, la presidente del Consiglio porta comunque a casa il Melonellum. Ma il prezzo politico è abbastanza alto. Si annuncia una riflessione, quella che nella Prima Repubblica si sarebbe chiamata una verifica di maggioranza, anche per decidere se spedire subito il testo al Senato, introdurre lì la norma bocciata martedì e poi rinviarlo di nuovo alla Camera, dove potrebbe essere posta la fiducia sull’emendamento pro-preferenze. Quindi il governo riprenderà la sua navigazione, seppure molto meno tranquilla, fino alla legge di bilancio. Poi, giorno più, giorno meno, scatterà la campagna elettorale per il voto di marzo-aprile.

Questa è la road map che si sta disegnando a Palazzo Chigi. Meloni esce da questa partita ammaccata e più esposta ai condizionamenti di Berlusconi e di Roberto Vannacci, un po’ meno a quelli di Matteo Salvini, che comunque oggi può sfruttare l’indebolimento della premier per ottenere l’agognato Viminale. In questa situazione, Fratelli d’Italia non è più il partito padrone del centrodestra. Ha tentato il colpaccio con il meccanismo dei capilista bloccati e delle tre preferenze che, come ha osservato Giorgio La Malfa, avrebbe premiato quasi esclusivamente FdI, l’unica forza della coalizione in grado di sfruttare il voto di preferenza per moltiplicare i consensi, mentre i partiti minori avrebbero eletto soltanto i capilista nominati.

Anche per questo, i franchi tiratori vanno cercati soprattutto dentro Forza Italia e Lega. Il clima è pesante. Da quelle parti, i traditori, politicamente, si fucilano. Le opposizioni, dal canto loro, possono rivendicare quella vittoria parlamentare che mancava da anni. Da qui un entusiasmo forse eccessivo, come quello dell’assetato che finalmente trova l’oasi e l’acqua da bere. Certo, la compattezza mostrata in Aula è un fatto politico, ma non bisogna dimenticare che il successo nasce soprattutto dalle contraddizioni della maggioranza. Le opposizioni ne sono state le beneficiarie, non la causa: come ha detto Stefano Ceccanti, «hanno vinto di rimessa».

Invocare le elezioni anticipate è parte del copione. Il campo largo, però, non è ancora pronto. Mentre è passato un emendamento che, in sostanza, taglia fuori politicamente le liste che, in una coalizione, non sono le prime a non raggiungere il tre per cento – ad Alessandro Onorato fischiano le orecchie, sempre che abbia la forza di raccogliere le firme necessarie a presentare la lista –, può darsi che le crepe apertesi nel centrodestra costringano Partito democratico, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra ad accelerare le scelte che continuano a rinviare: primarie sì o no, leadership, programma. A partire dai nodi irrisolti dell’Ucraina e della difesa europea, tenuti aperti da Giuseppe Conte, la spina nel fianco della sinistra.

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