L’universo multisensoriale di Polifonic Festival

15 Luglio 2026 - 06:20
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L’universo multisensoriale di Polifonic Festival

Il legame viscerale con la terra d’origine, una visione internazionale che rifiuta le lusinghe del mainstream e l’ambizione di trasformare la club culture in una piattaforma di espressione multidisciplinare. Polifonic Festival torna a ridisegnare i confini della Valle d’Itria con la sua nona edizione, guidata dal tema Sensory Bloom, un invito all’amplificazione dei sensi.

L’edizione 2026 si preannuncia come uno dei capitoli più maturi del festival, forte di oltre settanta artisti distribuiti su tre venue e dell’introduzione del quinto palco, l’Echoes Stage, nato in collaborazione con l’emittente francese Rinse FM France. Questo nuovo spazio, immerso in un angolo inesplorato della Masseria Capece, proporrà sonorità downtempo, dub e ambient, offrendo un’alternativa meditativa e registrando i set poi trasmessi globalmente via radio. Accanto alle novità sperimentali, la line-up vanta la presenza di pietre miliari come il b2b storico tra Carl Craig e Moodymann, il live dei Voices From The Lake e le performance di Mace, Chet Faker e Sama? Abdulhadi. Ad arricchire l’esperienza sarà anche l’arte contemporanea con l’installazione totemica The Lightning Tower di Pepemaniak, già apprezzata al Burning Man, il celebre evento culturale e artistico che ogni anno si tiene nel deserto del Black Rock, in Nevada.

Dietro questo evento culturale lavora un team guidato dal co-fondatore Michele Girone – PR e imprenditore barese con alle spalle anni di clubbing internazionale e progetti innovativi realizzati tra Milano e la Puglia come Cala Maka e MOGO – e l’Head of Projects Fabiola Andriolo, che vanta un solido background strategico costruito in grandi gruppi globali della comunicazione, come Ogilvy.

Cala Maka_ph©vittoriolaf. Courtesy of Polifonic

Come nasce Polifonic?
M.G.: Polifonic è nato nel 2017 quando dopo anni di esperienza sul territorio abbiamo capito che c’era un potenziale. Abbiamo identificato subito gli spazi, parliamo di una masseria che potesse ospitare delle affluenze riconducibili a un concetto di festival rispetto a quelle che all’epoca erano delle feste o eventi . Il festival è nato dopo anni di esperienza nel settore, dando vita a questi tre giorni che iniziavano in questo contesto rurale presso la suggestiva Masseria del Turco. 

Polifonic vanta una forte presenza femminile all’interno del team organizzativo, un’eccezione in un settore spesso a dominanza maschile. Questa caratteristica ha influenzato l’identità del festival?
F.A.:  Credo che la parola chiave rispetto a questo tema sia l’equilibrio. Polifonic, ma più in generale il mondo dei festival si rivolge a un pubblico estremamente eterogeneo e penso che sia naturale e importante che anche le persone che lo costruiscono riflettano questa pluralità su tutti i livelli dell’organizzazione. Questo vuol dire che quando intorno a un tavolo siedono delle persone con delle esperienze di background, sensibilità e punti di vista diversi, le decisioni poi sono inevitabilmente più complete. Sicuramente la musica, e soprattutto il mondo della musica elettronica, ha ancora molta strada da fare in questo senso. L’industria musicale è caratterizzata da una forte prevalenza maschile, soprattutto nei ruoli decisionali e raggiungere un maggior equilibrio sarebbe ovviamente un valore aggiunto per tutti, perché io credo che non si tratti solo di una questione di rappresentanza, ma proprio di una qualità del confronto. La diversità porta a mettere in discussione degli automatismi, stimolare il dialogo e aiuta a costruire dei progetti più solidi, più innovativi, più inclusivi e quindi più vicini alle persone.

M.G.: Trovo spesso e volentieri anche più costruttivi i confronti più eterogenei, ma anche più ispirazionali, nel senso che dove c’è un punto di vista femminile ci sia sicuramente anche un valore aggiunto. Abbiamo sempre ritenuto molto cool avere un grande coinvolgimento delle donne, semplicemente dove ci siamo sentiti un po’ più rappresentati nella mentalità, nella modalità e nell’approccio.

Sunrise Stage_©Llum Collettivo. Courtesy of PolifonicQuesta attenzione all’eterogeneità si riflette anche nella costruzione della line-up?
M.G.: Beh, sì. Anche perché poi la verità è che la line-up realisticamente non viene pensata uomo o donna, il  focus è sul talento delle persone, degli stessi artisti o performance che rappresentano il building. Il talento è di chi ce l’ha, però ovviamente riteniamo che sia estremamente utile e centrale avere una line up equilibrata.

Quali sono le riflessioni dietro al tema di questanno, Sensory Bloom?
M.G.: Ogni anno decidiamo di dare un tema, questo sicuramente permette anche al nostro pubblico di sentirsi coinvolto, di creare una community intorno al tema. Nello specifico l’idea è quella di amplificare un po’ i sensi attraverso l’esperienza del festival, per cui Sensory Bloom. Ci piace sempre identificarci in qualcosa ogni anno che possa dare libero arbitrio alla gente, e sentirsi anche libera di poterlo interpretare e rappresentare in qualche modo.

F.A.: Volevamo dare un po’ di valore aggiuntivo all’esplosione della Puglia e un’esplosione di colori, di odori, di luci. Il festival non è solo l’evento: si passa dal tramonto all’alba e anche i colori sono completamente diversi, quindi era un modo di raccontare in questa edizione l’espressione dei sensi per entrare dentro al festival.

Come nasce la collaborazione internazionale con Rinse FM e come si integra con un festival così radicato sul territorio?
F.A.: La collaborazione con Rinse nasce da una visione musicale condivisa, ma anche dalla volontà da parte nostra di esplorare un linguaggio sonoro che fino ad oggi non avevamo ancora raccontato moltissimo all’interno del festival. La line-up realizzata insieme a Rinse si distingue anche per le per la tipologia musicale. Allo stesso tempo lo stesso stage verrà ospitato in un’area nuova della Masseria finora inedita, e rafforza ancora di più il nostro legame col territorio. È uno stage diverso e questo lo noterete anche dal design perché abbiamo scelto un approccio molto organico, pensato per dialogare con il paesaggio e rispettare l’identità, anziché imporsi sul territorio. La Val d’Itria per noi resta il filo conduttore di tutto quello che facciamo, dal paesaggio, alla masseria, i sapori, la luce, che è fondamentale il ritmo con cui si vive. Si tratta di una parte veramente importante del festival, perché il territorio non è solo la scenografia, ma è parte fondamentale dell’esperienza. Crediamo che crescere non significhi perdere la propria la propria identità e le radici, ma rafforzarle. L’internazionalità per noi non è uniformarsi, ma creare un dialogo tra le culture pur mantenendo un’identità chiara e autentica. 

M.G.: È sempre stato anche dal primissimo anno, pensando prima la collaborazione famosa del con con advisor. C’è sempre stata da parte nostra una vocazione, una sorta di necessità nel voler far esprimere attraverso la nostra community anche delle realtà internazionali e viceversa. Ci piace farci conoscere e soprattutto far conoscere il territorio in cui siamo e ovviamente ciò in cui crediamo maggiormente. Uno dei volani sicuramente più rilevanti è il territorio pugliese.

Stone Stage_©Llum Collettivo. Courtesy of Polifonic

Qual è la sfida più grande che attende Polifonic nel prossimo futuro?
F.A.: Io credo che la sfida più grande oggi nel panorama del festival contemporaneo sia riuscire a crescere restando fedeli alla propria visione. Questo perché produrre un festival è diventato sempre più complesso rispetto al passato: sono aumentati i costi, le aspettative del pubblico, le esigenze legate alla sicurezza, al rapporto con le istituzioni, alla sostenibilità. Ci sono tutta una serie di tematiche che rendono un’organizzazione sempre molto più complicata, soprattutto per un festival indipendente. Ma la sfida non è solo organizzativa e la vera domanda è come far evolvere un festival senza compromettere il rapporto col territorio e con la propria identità artistica. Quindi per me crescere non significa avere più persone, più stage o più sponsor, ma migliorare continuamente la qualità dell’esperienza e innovare senza perdere la propria identità e avere il coraggio di restare fedeli alla propria visione, anche quando il mercato spinge a inseguire il trend del momento.

Polifonic inizierà tra pochi giorni, come vi sentite?
M.G.: Il grosso della preparazione di un festival come il Polifonic avviene durante l’anno. Arrivati ormai a un mese dal suo inizio, le grosse decisioni e la programmazione sono già avvenute. Siamo ormai nella parte finale, che oggettivamente è anche la più eccitante. Sicuramente l’anniversario dell’anno prossimo sarà un giro di boa rilevante per noi. Cercheremo di non stravolgere la nostra natura, ma allo stesso modo di dare qualcosa di importante, in virtù dei 10 anni del festival.

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