Meloni, Vannacci, Trump, e la tragedia politica italiana

14 Luglio 2026 - 06:15
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Meloni, Vannacci, Trump, e la tragedia politica italiana

Le squadracce Ice di Donald Trump hanno ucciso senza alcuna ragione altri due lavoratori, uno in Texas e uno in Maine, portando il totale degli omicidi della polizia razzista di Trump ad almeno quattro persone, dopo le esecuzioni a sangue freddo di Renee Good e Alex Pretti sulle strade di Minneapolis (copyright Bruce Springsteen).

Quello che sta succedendo in America è così enormemente osceno e incredibilmente quotidiano che ormai passa quasi inosservato in un paese che aspetta le elezioni di metà mandato di novembre per cominciare a ristabilire un minimo di decoro istituzionale. Eppure dovrebbe mostrare in modo plastico agli italiani infatuati dai neofascisti del generalissimo già di stanza a Mosca che cosa significa concretamente «remigrazione», la parola che la nuova star del populismo di destra agita in televisione per pettinare i peggiori istinti della natura umana.

Giorgia Meloni, quella che secondo gli illusi e i tre cartari di destra e sinistra si era trasformata in una statista di caratura europea, si prepara invece a far entrare i patrioti-di-non-si-sa-quale-paese nella maggioranza di destra, ampliando così la proposta di governo già sufficientemente estremista all’espulsione di tutti gli extracomunitari privi di visto e alla cancellazione della cittadinanza agli italiani non di nascita che commettono reati, perché considerati incostituzionalmente cittadini di serie B rispetto agli italiani di sangue italiano.

Vannacci non ha escluso nemmeno l’uscita dell’Italia dall’euro, ma non si è ancora espresso sull’entrata nel rublo, anche se un’idea è possibile farsela dopo che ad Antonio Polito nei sempre più ospitali e corrivi salotti televisivi ha detto che non rinuncerebbe a eventuali finanziamenti russi al suo partito.

Che Meloni sia pronta a chiudere un accordo con Vannacci è evidente dalla reiterata volontà di approvare la legge elettorale con un premio di maggioranza che, senza Vannacci, la coalizione di destra difficilmente raggiungerebbe, con buona pace della retorica farlocca sulla statista conservatrice, moderata ed europea.

Meloni, come ha scritto Linkiesta, in realtà avrebbe una via d’uscita possibile per liberarsi di Vannacci e per trasformarsi sul serio in una leader conservatrice, moderata ed europea: adottare una legge elettorale interamente proporzionale e lasciare che sia il Parlamento a creare la maggioranza di governo, come peraltro prevede la Costituzione, ma è sempre più improbabile che abbia il coraggio di rischiare una mossa del cavallo di questa portata (anche se noi ci speriamo ancora).

Del resto, anche dopo le umilianti bacchettate di Trump, Meloni continua a disertare i vertici dei volenterosi occidentali sull’Ucraina per paura di innervosire ulteriormente il narcisista in capo, ma un po’ anche perché si sente mal sopportata dagli alleati europei che, visti i precedenti, preferiscono non averla tra i piedi perché non si fidano di chi ha fatto da cheerleader europea del mondo Maga.

Meloni, inoltre, si gira dall’altra parte di fronte all’operazione artistica speciale dei russi alla Biennale di Venezia, bocciata da Bruxelles con conseguente danno erariale ma approvata dai suoi alleati in teoria moderati come Luca Zaia. Semmai lascia l’incombenza ai suoi ministri (su Venezia, ad Alessandro Giuli) come Guido Crosetto a proposito di quell’altra scabrosa vicenda dello spionaggio russo sui nostri sistemi di sicurezza. Meloni si comporta pubblicamente come fosse una passante, e tra l’altro manda Antonio Tajani alla carnevalata del Board of Peace e, da ultimo, un sottosegretario leghista alla nuova pagliacciata trumpiana per costruire una coalizione transnazionale volta a combattere il terrorismo antifascista di sinistra, che altro non è se non un disperato e tragicomico tentativo di creare un casus belli interno per giustificare operazioni antidemocratiche dell’Ice e di altri apparati di sicurezza americani con l’obiettivo di contestare e ribaltare la possibile sconfitta dei candidati trumpiani alle elezioni di metà mandato.

La partecipazione italiana a questo tentativo di colpo di stato preventivo, orchestrato per evitare di ripetere il fallimento del golpe post elettorale del 6 gennaio 2021, rischia di diventare una delle pagine più ignobili della diplomazia italiana del Dopoguerra, assieme naturalmente alla partecipazione al Board of Peace. Ma mentre ai tempi del Board of Peace, parlandone da vivo, Meloni si accreditava come la rappresentante di Trump in Europa, assieme all’amico Viktor Orbán, ora in teoria avrebbe preso le distanze dal fanatico imbroglione della Casa Bianca.

Eppure, anziché fargli una pernacchia, invia un suo rappresentante a Washington a legittimare la sceneggiata secondo cui il mondo è in pericolo a causa di una cospirazione di antifascisti di sinistra.

Meloni, purtroppo, è questa cosa qui. Anche se è rimasta sedotta e abbandonata da Trump, e nonostante l’amico americano abbia fatto più danni di Bertoldo in tutto il pianeta e sia il personaggio più inviso del mondo tranne che sulla Verità, Libero e Retequattro, la nostra presidente del Consiglio non riesce a resistere al richiamo della foresta neo, ex, post fascista che è l’essenza più pura dell’ideologia trumpiana.

La nostra tragedia è che l’alternativa principale al polo Meloni-Salvini-Vannacci, con la partecipazione straordinaria di Piersilvio Berlusconi, è il Campo Lavrov degli utili idioti del Cremlino e della decrescita infelice.

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