La formula della vacanza perfetta? Mangiare bene, dormire meglio e spendere il giusto

Sono anni che il settore turistico europeo, e le grandi major internazionali dell’ospitalità, investono su strutture di lusso e su attività o intrattenimenti altrettanto impegnative a livello economico. Per lungo tempo il turismo di fascia alta e altissima ha coinciso con una geografia ben precisa composta da mete quali Capri, Saint-Tropez, Mykonos, Ibiza, Costa Smeralda, Portofino, Montecarlo, St. Moritz, Crans Montana. Destinazioni ormai conosciute in tutto il mondo, capaci di convertire l’esclusività in una questione di status – quasi tendente al voyerismo – e non di reale esclusività e qualità. Siamo arrivati a un giro di boa? Forse sì, forse qualcosa sta effettivamente iniziando a cambiare.
Il viaggiatore contemporaneo, soprattutto europeo, sembra meno interessato alla destinazione in sé e molto più attento al valore complessivo del viaggio. È più importante quello che riesci a fare, trovare, scoprire e conoscere che non la coolness instagrammabile raccontata sulle varie piattaforme social. Questo non significa cercare il risparmio a tutti i costi, bensì spendere in modo più consapevole. Pertanto operazioni come scegliere un buon albergo anziché un hotel di lusso, prenotare un ristorante dove la cucina sia davvero di racconto e profonda o concedersi una degustazione a tu per tu con un produttore, fare una lunga escursione a contatto con la natura risultano – anche negli studi di settore – le attività più ricercate. Se vogliamo, è una forma di lusso meno appariscente, meno interessata a mostrarsi ma decisamente più contemporanea. Un lusso che passa dalla qualità dell’accoglienza, dall’autenticità dell’offerta gastronomica e dalla possibilità di vivere una destinazione senza la sensazione di pagare un sovrapprezzo semplicemente perché ci si trova lì in alta stagione.
In questo scenario stanno emergendo territori che fino a pochi anni fa erano considerati periferici rispetto ai grandi flussi turistici. L’Albania, ad esempio, ha costruito gran parte della propria crescita non soltanto sul mare della Riviera, ma anche su una cucina che fonde tradizione balcanica e cultura mediterranea, con materie prime ottime e un rapporto qualità-prezzo per il momento difficilmente eguagliabile. Le strutture non sono ancora moltissime ma ci sarà spazio nei prossimi anni per trovare anche nomi di catene conosciute e per chi ama un pizzico di intraprendenza in più potrebbe essere una meta perfetta. Lo stesso vale per il Montenegro, per anni conosciuto come luogo di bellezza naturale ma che in tempi più recenti ha subito un importante boom di sviluppo orientato a turismo e terziario. La baia di Kotor e la costa adriatica offrono una ristorazione sempre più interessante, tra influenze veneziane e cucina balcanica. Un’isola come Malta, che vive di un’identità quasi slegata dal resto del Mediterraneo, ha trasformato la sua posizione centrale in un punto di forza e di unicità gastronomica. Qui si trovano influenze particolarmente miste tra cucina italiana, araba e persino britannica.

Restando sempre a tema isole ma spostandoci verso il Portogallo, Madeira offre uno spaccato sicuramente meno conosciuto e senza nulla da invidiare a mete più facili da raggiungere. Una produzione ormai nota per i suoi vini fortificati, il pescato locale , una natura rigogliosa e una cucina che valorizza il contesto e le sue specificità.
Anche destinazioni molto conosciute come la Puglia o la Costa del Sol stanno vivendo una trasformazione similare, dove accanto alla presenza del mare, che chiaramente è un punto di forza, l’ecosistema di masserie, piccoli produttori, cantine, mercati, bistrot, ristoranti e hotel indipendenti rendono il viaggio un’esperienza più ricca, più culturale e non solo marittima.
In Slovenia, la valorizzazione del patrimonio agricolo e vitivinicolo hanno portato questo Paese a diventare sempre di più una destinazione adatta per le famiglie amanti della natura così come della tranquillità di borghi isolati e progetti articolati di cucina d’autore. I prezzi sono ancora molto accessibili, la viabilità è buona e d’estate il meteo e le temperature controllate fanno gola a molti.

Sempre di più quindi stanno cambiando i parametri dei viaggiatori – sicuramente di una certa fascia – e sta cambiando la modalità con la quale le persone vivono le mete vacanziere. Senza dover più trovare necessariamente il ristorante più costoso o l’hotel più esclusivo, ma cercando esperienze più concrete, persone, gesti, prodotti.
È una trasformazione progressiva che interessa tutta l’Europa mediterranea e che racconta un cambiamento più profondo: il passaggio da un turismo dell’esibizione a un turismo evoluto, curioso, intraprendente e non per questo meno esigente. E voi, vi ritrovate in questa descrizione?
Courtesy photo Elion Jashari, Filip Bartos, Neven Krcmarek
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