Mercati in allerta per la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran: petrolio e ASX sotto pressione
Wall Street ha chiuso la settimana in rialzo, sostenuta dall’intelligenza artificiale e dal debutto di SK Hynix. Le nuove ostilità nel Golfo, però, potrebbero cambiare lo scenario alla riapertura delle Borse
I mercati internazionali si preparano a una nuova settimana dominata dall’incertezza, dopo la ripresa degli attacchi tra Stati Uniti e Iran e il ritorno delle tensioni nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas.
La Borsa australiana sembrava destinata a iniziare la seduta in territorio positivo. I futures sull’ASX 200 indicavano un’apertura in rialzo dello 0,4 per cento alla chiusura delle contrattazioni di sabato mattina. Quelle previsioni, tuttavia, erano state formulate prima della nuova escalation militare nel Golfo.
Gli investitori dovranno ora valutare le conseguenze dei nuovi attacchi americani contro obiettivi iraniani e della risposta di Teheran, che ha colpito installazioni e interessi statunitensi in diversi Paesi della regione.
Il principale elemento di preoccupazione resta lo Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più importanti del pianeta. L’Iran sostiene di aver chiuso il passaggio alle navi non autorizzate, mentre Washington afferma che la rotta rimane aperta e ha dichiarato di essere pronta a garantirne la navigabilità.
Il traffico delle petroliere era già rallentato drasticamente nei giorni precedenti. Le nuove ostilità rischiano di ridurre ulteriormente i transiti, aumentare i costi assicurativi e costringere le compagnie di navigazione a modificare o sospendere le proprie rotte.
Wall Street chiude in rialzo
Prima del nuovo deterioramento della situazione geopolitica, Wall Street aveva concluso positivamente la settimana.
L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,42 per cento, chiudendo poco sotto il proprio massimo storico. Il Nasdaq è avanzato dello 0,29 per cento, mentre il Dow Jones ha registrato un rialzo analogo dello 0,29 per cento.
A sostenere il mercato americano sono state soprattutto le società tecnologiche e le aspettative legate all’intelligenza artificiale. Gli investitori guardano inoltre con ottimismo alla stagione delle trimestrali del secondo trimestre, con gli analisti che prevedono per le aziende dell’S&P 500 una crescita complessiva degli utili del 24 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Gran parte dell’aumento dovrebbe essere determinata dal settore tecnologico, che continua a rappresentare il principale motore dei listini americani.
Il debutto record di SK Hynix
L’attenzione di Wall Street si è concentrata anche sul debutto al Nasdaq del produttore sudcoreano di semiconduttori SK Hynix.
Le azioni della società sono salite di circa il 14 per cento nella prima giornata di contrattazioni, confermando il forte interesse degli investitori per le aziende coinvolte nella produzione di componenti destinati ai sistemi di intelligenza artificiale.
L’operazione ha permesso al gruppo di raccogliere circa 26,5 miliardi di dollari americani. Le risorse saranno utilizzate per finanziare nuovi impianti, aumentare la capacità produttiva e soddisfare la crescente domanda mondiale di chip avanzati.
L’offerta è stata indicata come la seconda maggiore quotazione azionaria della storia, dopo il debutto di SpaceX avvenuto il mese precedente.
Il petrolio aveva reagito con cautela
Nonostante la crescente instabilità in Medio Oriente, alla chiusura di venerdì i prezzi del petrolio erano rimasti relativamente controllati.
Il greggio statunitense West Texas Intermediate aveva perso lo 0,74 per cento, attestandosi a 71,55 dollari al barile, mentre il Brent era sceso dello 0,41 per cento, chiudendo a 75,99 dollari.
La relativa calma era stata favorita dalla speranza che i negoziati potessero ancora contenere il conflitto e garantire una progressiva normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz.
Il quadro è però cambiato durante il fine settimana. La ripresa degli attacchi americani contro sistemi missilistici e difese iraniane e le nuove operazioni di Teheran contro obiettivi regionali potrebbero provocare un aumento della volatilità alla riapertura dei mercati.
Rischio di una nuova fiammata dei prezzi
Il petrolio potrebbe tornare rapidamente sotto pressione qualora il traffico nello Stretto di Hormuz subisse un nuovo blocco o se altre navi commerciali fossero coinvolte negli attacchi.
Una crescita dei prezzi energetici avrebbe conseguenze immediate non soltanto sulle compagnie petrolifere, ma anche sui costi dei trasporti, sull’inflazione e sulle decisioni delle principali banche centrali.
Per l’Australia, un aumento del prezzo del greggio potrebbe favorire inizialmente i titoli energetici quotati sull’ASX, ma penalizzare le compagnie aeree, i trasporti, la distribuzione e le imprese maggiormente esposte ai costi del carburante.
Anche il dollaro australiano potrebbe essere coinvolto nell’aumento della volatilità, mentre gli investitori potrebbero cercare protezione nel dollaro statunitense, nell’oro e nei titoli di Stato.
Settimana decisiva per i mercati
La partenza positiva prevista per l’ASX non può quindi essere considerata acquisita. La reazione degli investitori dipenderà dall’andamento del petrolio nelle prime ore delle contrattazioni asiatiche e dall’eventuale arrivo di nuove notizie dal Golfo.
Wall Street ha dimostrato di essere ancora sostenuta dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale e dalle aspettative sugli utili societari. La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran rischia però di riportare improvvisamente al centro della scena la geopolitica.
La settimana si apre quindi con due forze contrapposte: da una parte la solidità del settore tecnologico e le attese di crescita degli utili; dall’altra il pericolo che una crisi nello Stretto di Hormuz provochi una nuova impennata del petrolio e riaccenda le pressioni inflazionistiche globali.
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