Trump: «Abbiamo bombardato duramente l’Iran». Colpiti 140 obiettivi militari
Il presidente americano rivendica l’offensiva contro Teheran. Gli Stati Uniti sostengono che lo Stretto di Hormuz sia aperto, mentre Iran, Iraq e Nazioni Unite chiedono un intervento diplomatico
WASHINGTON – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivendicato con parole durissime la nuova offensiva militare americana contro l’Iran, dichiarando che le forze statunitensi hanno «bombardato duramente» le postazioni iraniane.
Durante un’intervista televisiva, Trump ha affermato che gli attacchi condotti nella giornata di sabato hanno inferto un colpo significativo alle capacità militari di Teheran.
Il Comando centrale degli Stati Uniti ha confermato che circa 140 obiettivi militari iraniani sono stati raggiunti durante le operazioni.
Secondo Washington, nessun militare americano sarebbe rimasto ferito e gli attacchi di rappresaglia iraniani contro alcuni Paesi del Golfo non avrebbero provocato danni significativi alle strutture statunitensi.
Le operazioni militari continuano
Le operazioni americane contro l’Iran non sarebbero ancora terminate. Nuovi attacchi sarebbero stati condotti contro infrastrutture militari iraniane e piccole unità navali presenti nello Stretto di Hormuz.
L’obiettivo dichiarato degli Stati Uniti è ridurre la capacità dell’Iran di minacciare il traffico commerciale e le installazioni militari americane nella regione.
Trump ha inoltre sostenuto che lo Stretto di Hormuz sia aperto alla navigazione, contestando la versione delle autorità iraniane, secondo le quali il passaggio marittimo sarebbe sotto il controllo di Teheran.
Lo Stretto rappresenta uno dei punti strategici più importanti dell’economia mondiale. Attraverso questo corridoio transita una parte considerevole delle esportazioni internazionali di petrolio e gas naturale.
Un’interruzione prolungata della navigazione potrebbe quindi provocare conseguenze immediate sui prezzi dell’energia e sui mercati internazionali.
La fragile tregua verso il fallimento
La nuova offensiva americana segna un ulteriore deterioramento della fragile tregua annunciata nei giorni precedenti.
Il cessate il fuoco, già sottoposto a forti pressioni, appare ormai vicino al collasso a causa della ripresa degli attacchi e delle reciproche accuse tra Washington e Teheran.
Trump aveva già dichiarato che la tregua non poteva più essere considerata pienamente operativa. Le nuove operazioni militari sembrano confermare il ritorno a una fase di confronto diretto.
Il rischio è che la crisi si allarghi ulteriormente e coinvolga altri Paesi del Golfo che ospitano basi militari, installazioni strategiche o importanti infrastrutture energetiche.
L’Iran condanna gli attacchi americani
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha condannato le operazioni statunitensi, definendole illegali e accusando Washington di avere violato gli accordi relativi alla sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Teheran ha inoltre denunciato la prosecuzione delle operazioni militari israeliane contro il Libano, ribadendo il proprio sostegno al popolo libanese, all’integrità territoriale del Paese e alla sua sovranità nazionale.
Il governo iraniano ha chiesto alle Nazioni Unite di assumere una posizione ferma e chiara contro gli attacchi americani.
L’appello delle Nazioni Unite
Nel corso di un incontro con il ministro degli Esteri iraniano, l’inviato delle Nazioni Unite Jean Arnault ha sottolineato la necessità di compiere ogni sforzo possibile per ristabilire la pace e la stabilità nella regione.
Il rappresentante dell’ONU ha richiamato tutte le parti alla moderazione, evidenziando il pericolo di un’estensione del conflitto a tutto il Medio Oriente.
La diplomazia internazionale tenta di mantenere aperti i canali di comunicazione, ma il clima resta estremamente teso e la possibilità di una nuova intesa appare sempre più difficile.
L’Iraq chiede moderazione
Anche il governo iracheno ha espresso forte preoccupazione per l’aumento delle tensioni e per il deterioramento della sicurezza marittima.
Il ministero degli Esteri di Baghdad ha invitato tutte le parti a evitare azioni capaci di aggravare la crisi o mettere in pericolo la navigazione commerciale.
L’Iraq ha ribadito il proprio sostegno a ogni iniziativa diplomatica finalizzata alla riduzione delle tensioni e alla protezione delle rotte marittime internazionali.
Il rischio di una guerra regionale
La nuova offensiva americana rischia di trasformare il confronto tra Stati Uniti e Iran in una crisi regionale ancora più ampia.
Il coinvolgimento dello Stretto di Hormuz, delle installazioni militari americane e dei Paesi del Golfo aumenta il pericolo di errori di valutazione, incidenti militari e nuove rappresaglie.
La retorica sempre più aggressiva di Washington e Teheran riduce ulteriormente gli spazi per il dialogo.
La tregua non è stata formalmente dichiarata conclusa, ma la ripresa delle operazioni militari dimostra che il cessate il fuoco è ormai estremamente fragile.
Le prossime ore saranno decisive per comprendere se Stati Uniti e Iran intendano proseguire sulla strada dello scontro o se la pressione diplomatica internazionale riuscirà a impedire una nuova guerra su vasta scala.
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