Migranti irregolari con turni di 16 ore in una fabbrica tessile a Prato: imprenditore cinese denunciato

27 Giugno 2026 - 15:21
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Migranti irregolari con turni di 16 ore in una fabbrica tessile a Prato: imprenditore cinese denunciato

Un imprenditore cinese è finito agli arresti domiciliari a Prato, dopo le indagini sullo sfruttamento di lavoratori irregolari con turni fino a 16 ore al giorno e retribuiti a cottimo con pochi centesimi. A disporre la misura cautelare è stata la procura pratese, a seguito delle indagini preliminari, da cui l’uomo è stato ritenuto gestore di un’impresa di confezionamento di abbigliamento attiva nel distretto cittadino. L’ordinanza cautelare riguarda i reati di intermediazione illecita, oltre allo sfruttamento del lavoro e di impiego di manodopera priva del permesso di soggiorno regolare. Secondo gli investigatori, il titolare avrebbe controllato un’azienda formalmente intestata a un prestanome, coordinando l’intera attività produttiva e la gestione della forza lavoro.

In manette un imprenditore cinese a Prato: sfruttava lavoratori irregolari

Come ha fatto presente il procuratore Luca Tescaroli, le indagini hanno fatto emergere un quadro ritenuto gravemente indiziario: «all’interno dell’azienda sarebbero stati impiegati sedici lavoratori, in gran parte irregolari e privi di contratto, di cui dodici senza permesso di soggiorno. Le maestranze sarebbero state sottoposte a turni di lavoro tra le 15 e le 16 ore giornaliere, per sei o sette giorni a settimana, con retribuzioni a cottimo comprese tra 0,40 e 2 euro per singolo capo confezionato».

Nell’impresa tessile dell’uomo cinese, risultavano le assunzioni regolari per circa dieci lavoratori, che  però non sarebbero mai stati realmente impiegati nell’arco dell’intero periodo di monitoraggio. Inoltre, l’imprenditore avrebbe gestito direttamente la fornitura delle materie prime e anche la consegna dei prodotti finiti ai committenti. Nel corso delle verifiche è stato perfino individuato un dormitorio interno all’azienda, costituito da otto camere separate grazie ai pannelli in cartongesso e occupato da quattordici lavoratori. Le condizioni igienico-sanitarie del posto sono state definite di estremo degrado, con la presenza di un solo bagno.

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