Milan, il tracollo è generale e non si salva proprio nessuno: rivoluzione inevitabile, anche Allegri ha fallito. Cardinale deve ripartire da un allenatore con idee nuove ed un progetto vero
Il fallimento rossonero, che manca una qualificazione alla Champions League a portata di mano con un girone di ritorno disastroso, impone riflessioni anche sul tecnico
E' un fallimento su tutta la linea. Non si può definire diversamente l'incredibile harakiri con cui il Milan getta al vento l'opportunità, coi 3 punti che sarebbero serviti col Cagliari per evitare di dipendere dai risultati delle altre, di centrare il piazzamento Champions League che era tornato nelle sue mani dopo l'epilogo della sfida tra Juventus e Fiorentina della passata settimana.
CROLLO INSPIEGABILE
Il tracollo dei rossoneri di Allegri è però la conseguenza naturale di un 2026 tragico, come lo ha definito lo stesso allenatore nella conferenza stampa della vigilia della sfida contro il Cagliari. Un andamento lentissimo divenuto imbarazzante, figlio di un'involuzione generale che, paradossalmente, è arrivata dopo la vittoria nel derby che avrebbe ipoteticamente potuto riaprire la corsa Scudetto. Da Lazio-Milan dello scorso 15 marzo, il Diavolo ha inanellato una sequenza di 6 sconfitte nelle ultime 9 giornate di Serie A: un ruolino di marcia inspiegabile per certi versi, nei quali trovarsi di fronte un'avversaria blasonata o una medio-piccola non ha fatto alcuna differenza.
LA SCURE DI CARDINALE
E, in previsione dell'inevitabile rivoluzione che costringerà i vertici del Milan a cambiare tutto ancora una volta, l'attenzione non potrà essere risolta esclusivamente all'area dirigenziale. Le modalità con le quali i rossoneri hanno letteralmente gettato al vento un obiettivo che si era costruito con un girone d'andata oltre le più rosee aspettative saranno motivo di riflessioni profonde da parte del patron Gerry Cardinale. Che potrebbe trovarsi nella condizione di non salvare davvero nessuno da un'analisi che si preannuncia impietosa e spietata. Detto delle probabilissime uscite dell'ad Giorgio Furlani e del direttore tecnico Geoffrey Moncada, del possibile ridimensionamento del senior advisor Zlatan Ibrahimovic e della posizione precaria del ds Igli Tare, la scure del numero uno di RedBird potrebbe e dovrebbe abbattersi anche su molti componenti dell'attuale rosa di giocatori (chi a fine ciclo, chi in realtà non ha mai iniziato) ma anche sull'allenatore Massimiliano Allegri.
IL FLOP DI ALLEGRI
Se è vero che il dialogo delle ultime settimane tra Cardinale e il tecnico livornese aveva dato la sensazione di aver costruito i presupposti che la ricostruzione del Milan, senza i soldi ed il prestigio della Champions League, ora gli scenari possono cambiare ancora una volta. Perché nel clamoroso ed inspiegabile tracollo del Diavolo nei tre mesi conclusivi della stagione, le responsabilità di Allegri non possono più essere ignorate. Una squadra, che per metà stagione era stata capace di nascondere tutti i suoi limiti tecnici e strutturali e di costruzione dell'organico, è letteralmente implosa con l'arrivo della primavera. E l'assenza totale di un progetto di gioco, di un'identità che potesse emergere e tornare utile soprattutto nei momenti di difficoltà è la macchia più evidente che verrà imputata all'allenatore.
CHE MILAN DOVRA' NASCERE
Che, pur senza altre competizioni da affrontare e con tutta la settimana di lavoro a disposizione da dicembre (quando è terminato il percorso in Coppa Italia), non è stato in grado di metterci quel qualcosa in più. Da un punto di vista tecnico, tattico, motivazionale e nemmeno atletico, col Milan letteralmente evaporato anche sul piano delle energie nell'ultimo scorcio della stagione, quello decisivo. La tragica serata del 24 maggio 2026 ci dice che questa squadra, per rinascere, dovrà ripartire dalle idee, da un modo di vedere il calcio moderno ed in linea coi tempi e, soprattutto, rimettere proprio il calcio al centro del villaggio. Ne sarà capace?
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