Milan, paradosso Leao: senza di lui, la squadra di Allegri ha una media punti da Scudetto. Si può pensare di farne a meno anche in ottica mercato?
Nelle 9 gare senza il portoghese, i rossoneri hanno ottenuto una media di 2,44 punti: si può pensare di cederlo in estate?
Il disclaimer - il sollevamento da ogni responsabilità - ve lo scriviamo subito, onde evitare equivoci: non è un pezzo contro Rafael Leao. Eppure, nel Milan che con enorme fatica sta raggiungendo la tanto agognata qualificazione in Champions League, c’è un dato abbastanza curioso. Un paradosso, da un certo punto di vista: può una squadra funzionare meglio senza il suo giocatore teoricamente più forte? Apparentemente, sì.
SETTE VITTORIE SU NOVE
La statistica parla chiaro. I rossoneri infatti hanno fatto completamente a meno di Rafael Leao in questo campionato per 9 partite. Un dato abbastanza interessante in quanto rappresenta - di fatto - un quarto della stagione. Ebbene, in questi nove match disputati senza il portoghese, il Milan ha raccolto l’invidiabile bottino di 7 vittorie, un pareggio e una sola sconfitta. Una media punti da Scudetto: 2.44 a partita. Ritmo da vertice assoluto, da squadra quasi perfetta per continuità di risultato. Lecce (fuori), Bologna (casa), Udinese (fuori), Verona (casa), Bologna (fuori), Torino (casa) e Genoa (fuori): questo il bottino di successi dei rossoneri senza nemmeno un minuto di Leao in campo. Partite a cui si aggiungono - per dovere di cronaca - la clamorosa sconfitta della prima giornata a San Siro contro la Cremonese e il 2-2 casalingo contro il Sassuolo. Ventidue punti sui 27 disponibili. Appunto, 2.44 di media.
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COSA SIGNIFICA
Il dato è curioso perché si presta, ovviamente, a molteplici interpretazioni. La più superficiale, forse, sarebbe nel trasformare questa statistica in un immediato atto d’accusa contro il portoghese. Perché il punto non è che il Milan giochi “meglio” senza il suo giocatore più talentuoso - il Milan ha sostanzialmente faticato a produrre un rendimento di qualità per tutto l’anno e a prescindere dai valori degli avversari - anzi, anche qui ha paradossalmente fatto meglio con le big che con le piccole. Il punto però, casomai, potrebbe essere invece nell’aspetto tattico della questione. Ovvero un Milan che sembra aver trovato più continuità di risultati quando ha smesso di cercare ossessivamente di adattare Leao a qualcosa di poco congeniale al portoghese.
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NON E' UN CENTRAVANTI
Perché forse è proprio qui la questione. L’idea di utilizzare Leao più vicino alla porta, quasi da punta atipica, nasceva da una necessità più che da un’intuizione: trovare al Milan un centravanti. Centravanti che alla fine Allegri è andato cercando per tutto l’anno. Senza successo. Centravanti non lo è stato Gimenez, in primis per il lungo infortunio che di fatto ne ha azzoppato fin da subito la stagione del messicano - e questo al di là delle difficoltà iniziali. Centravanti non lo è stato Pulisic. O meglio: lo è stato per i primi mesi. Poi, l’americano, si è appannato nei suoi pensieri, sgonfiandosi rapidamente dopo l’evidente sovraperformance del girone d’andata.
Centravanti non lo sono stati Nkunku e Fullkrug, pedine più che altro di contorno nell’idea tattica del Milan di Allegri. E centravanti non lo è stato certamente Rafa Leao, colui che nell’idea dell’allenatore, evidentemente, doveva invece esserlo. Quella minor corsa laterale, quel tentativo di far riempire l’area al portoghese, sulla carta poteva anche apparire come un esperimento interessante. Nel calcio reale però, la scelta che Allegri ha a lungo fatto in questa stagione, non ha semplicemente funzionato. Snaturando il portoghese e ingabbiandolo in qualche modo a compiti evidentemente a lui poco inclini, il Milan non solo ha ottenuto un rendimento deficitario del suo teorico asso ma ha appunto, paradossalmente, raccolto molto di più senza lo stesso Leao in campo.
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CI HA MESSO DEL SUO
Perché il portoghese resta un giocatore che vive di campo aperto, di strappi, di isolamento sull’esterno, di libertà anarchica. E chiedergli di interpretare il ruolo da riferimento centrale, di provarne a farne un ‘attaccante d’area’, ha qualche modo significato ‘ingabbiarlo’. Ridurne gli spazi, limitarne l’istinto, trasformare l’imprevedibilità in un compito, è stato - dati alla mano - evidentemente controproducente per entrambe le parti. Poi, certo, Leao, ci ha messo anche del suo, rispolverando a tratti quella sua naturale indolenza già vista agli inizi della sua avventura rossonera; e che in qualche modo Pioli era riuscito a cancellare, trasformandolo non solo in un’arma devastante ma facendolo diventare l’asset più importante dentro la rosa dei rossoneri.
VALE LA PENA CEDERLO?
Perché poi la questione per il Milan, oggi, è anche quella: quanto vale al 18 maggio 2026 colui che è teoricamente il giocatore più forte della rosa? Non certo i 175 milioni della sua clausola rescissoria. Forse, un terzo. E dopo un’annata del genere, non ne siamo nemmeno del tutto certi.
Riflessioni che ci portano dunque al punto successivo: che si fa adesso? Perché le grandi squadre non rinunciano ai campioni. Trovano il modo di renderli sostenibili dentro un sistema. Allegri ci ha provato nel suo, ma se il livornese sarà sulla panchina dei rossoneri anche il prossimo anno - e se ancora sarà 3-5-2 - avrebbe ancora senso insistere con un esperimento che, per un quarto di campionato, ha prodotto un Milan statisticamente più vincente senza Leao che con Leao?
VA FATTO UN TENTATIVO
Questo dato può davvero essere derubricato a semplice anomalia di una stagione, oppure veramente lo stesso Milan ha paradossalmente beneficiato del non dover ricorrere al riflesso automatico di una ricerca costante del portoghese per risolvere i propri problemi offensivi?
Domande cui qualcuno dovrà provare a rispondere, perché capire come trasformare un talento potenzialmente unico in un elemento che torni a migliorare il collettivo - senza costringerlo a snaturarsi - è evidentemente una delle priorità del Milan per la prossima stagione. Perché in fondo derubricare Leao a una sorta di ‘lusso inutile’ - specie nell'arido panorama di questa Serie A - pare davvero uno spreco.
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