Milan, tanta frenesia e confusione nei primi giorni del regno di Cardinale e Ibrahimovic: dall'allenatore al nuovo ds, i rossoneri partono già in ritardo
Le prime mosse del nuovo assetto societario non convincono per tempistiche e modalità
Una grande fretta che spesso fa rima con frenesia e una profonda confusione. Sono queste le sensazioni che, a pelle, stanno suscitando tra opinione pubblica e tifosi le prime mosse messe in atto dal nuovo terzetto al comando del Milan. Quello composto da Gerry Cardinale, Zlatan Ibrahimovic e Massimo Calvelli. L'improvvisa e per certi versi clamorosa decisione di liquidare in un colpo solo Massimiliano Allegri, Igli Tare, Geoffrey Moncada e Giorgio Furlani lasciava immaginare che il club rossonero avesse in testa una strategia chiara e precisa – oltre che rapida e puntuale – su come colmare le figure uscenti e da quali profili ripartire per il futuro. Ed invece...
QUALE STRATEGIA?
La prima obiezione che spontaneamente è stata mossa ai nuovi uomini forti all'interno del Milan è il perché si sia proceduto con questa velocità a fare piazza pulita di chi, agli occhi della proprietà, si è macchiato della colpa di aver fallito per la seconda stagione consecutiva l'obiettivo fondamentale della qualificazione alla Champions League senza avere pronti i sostituti. Una programmazione di difficile comprensione, che costringe la società rossonera a partire già con un certo margine di ritardo rispetto a quelle che si candidano per la stagione ventura ad essere le rivali per quel piazzamento. Una mossa quasi avventata che ha costretto il CDA a ridiscutere le deleghe e i poteri di firma per sbrigare le pratiche ordinarie da qui al momento nel quale si insedieranno il nuovo amministratore delegato, il nuovo direttore tecnico, il nuovo direttore sportivo e il nuovo allenatore.
IL CALCIO E' UN'ALTRA COSA
Per ciò che sta filtrando da Casa Milan e dintorni, si procede senza seguire una direzione precisa, in barba a quella che sarebbe la prassi consolidata di una qualsiasi azienda che, prima ancora di puntare con forza su un allenatore o su un dirigente per l'area sportiva, si dovrebbe dotare dei manager (ad o dg) in grado di prendere le redini del club a 360°. E il fatto stesso che siano filtrati prima diversi nomi di potenziali candidati alla panchina rossonera che quelli di direttori sportivi alla portata lascia intravedere scenari molto nebulosi sul modus operandi di Cardinale ed Ibrahimovic nella costruzione della nuova area tecnica. Anche qui: la normalità imporrebbe di lasciare ampi margini decisionali ed operativi al direttore sportivo designato e non di nominarlo in un secondo momento, mettendolo nelle condizioni di “subire” la scelta dell'allenatore.
IDEE IN ANTITESI
Per non parlare del fatto che, in base agli ultimi aggiornamenti, stiano già emergendo all'interno della nuova catena di comando – sulla carta meno numerosa e più snella di quella precedente – le prime discrepanze sulle persone dalle quali ripartire. Cardinale e Calvelli sarebbero affascinati dal profilo di Ralf Rangnick, attuale ct dell'Austria e prima ancora allenatore e direttore tecnico della galassia Red Bull, come plenipotenziario dell'area sportiva. Che ovviamente richiede deleghe molto ampie e totale fiducia negli uomini di cui si contornerebbe per inaugurare un nuovo percorso di lavoro a tutto tondo, dalla prima squadra alla ristrutturazione del settore giovanile. Ibrahimovic, che con un soggetto di questo livello avrebbe verosimilmente meno margine di manovra, guarda invece ad altre soluzioni.
INCOMPRENSIBILE
Sfumata nel giro di pochi giorni la suggestione Andoni Iraola – che ha incontrato in una settimana due delegazioni diverse del Milan e ha probabilmente colto lo stato di confusione all'interno del club italiano – l'attenzione si è spostata su Mauricio Pochettino, ct degli Stati Uniti, che a differenza di Oliver Glasner e Matthias Jaissle non è immediatamente riconducibile a Ralf Rangnick, una sorta di maestro per entrambi. Oltre a non comprendere il motivo di puntare su professionisti che non hanno alcun tipo di vissuto e di esperienza nel calcio italiano, il dettaglio, tutt'altro che secondario, è che – sia che prevalga la linea Cardinale-Calvelli o quella di Ibra – il Milan sta trattando con professionisti impegnati almeno fino a luglio ai Mondiali e dunque impossibilitati ad agire da subito.
QUAL E' IL PROGETTO?
Dopo una stagione certificata come inequivocabilmente fallimentare dalla stessa proprietà statunitense, il club di via Aldo Rossi può permettersi di agire senza seguire una linea guida precisa e muovendosi per logiche che poco si adattano coi tempi e con le modalità che la gestione di un club calcistico suggerisce? Dal triplice fischio di Milan-Cagliari, nessun esponente della società si è sentito in diritto e dovere di spendere una parola nei confronti dei tifosi e, fatto ancora più significativo, di illustrare apertamente quali fossero il progetto e le ambizioni per rilanciare una squadra che negli ultimi quattro anni non è mai stata competitiva per lo Scudetto e che, dopo la semifinale di Champions League del 2023, non si è più proposta a certi livelli in ambito internazionale. Per la cronaca: da quando Paolo Maldini è stato congedato senza troppi riguardi, ponendo fine al suo “one man show” che, senza essere perfetto, aveva rimesso il Milan al centro della scena.
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