Minori stranieri e tossicodipendenze, tra Comune e Regione è botta e risposta sulle competenze

24 Giugno 2026 - 20:03
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Minori stranieri e tossicodipendenze, tra Comune e Regione è botta e risposta sulle competenze
minori stranieri

Genova. A poche ore dalla riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza in prefettura sulle problematiche legate a ronde e minori stranieri non accompagnati, e in genere ad alcuni fenomeni critici in diverse zone della città – è stato deciso, tra le altre cose, di potenziare e ricalibrare i presidi di forze dell’ordine – c’è un aspetto che emerge con forza ed è quello che riguarda la mancanza di strutture e percorsi adeguati per alcuni dei ragazzi ospiti dei centri di accoglienza.

A fronte di centinaia di minorenni che cercano di integrarsi o comunque di sottostare alle regole che vengono loro date nelle varie comunità, ce ne sono alcune decine con problemi più complessi come tossicodipendenza e patologie psichiatriche, problemi che talvolta si sommano a un contatto tra questi giovani e ambienti criminali.

L’assessora al Sociale del Comune di Genova, Cristina Lodi, che ieri era al tavolo in prefettura e poi ha anche risposto sulla questione in consiglio comunale, ha fatto presente che, per quanto riguarda questi ragazzi, è necessaria l’attivazione al più presto della struttura di accoglienza per i casi ad alta complessità da anni ipotizzata in passato dalla Regione Liguria e auspicata anche dall’ex assessora comunale al Sociale Lorenza Rosso – il tema della gestione dei minori stranieri non accompagnati, oltre 400 a Genova, esiste da anni, già dal mandato dell’ex sindaco Bucci – perché i cas non hanno competenze specifiche a riguardo. Lodi inoltre ha sottolineato come “la legge non consenta di vietare la circolazione dei ragazzi ospitati” ma anche come “sia necessario allontanare chi compie illeciti”.

Nello stesso giorno la sindaca Silvia Salis ha ribadito un altro concetto, che chiama in causa la Regione Liguria, ovvero il fatto che “su un altro fronte critico, quello del dilagare della dipendenza da crack soprattutto nel centro storico, il Comune non può essere lasciato solo, si tratta di un problema sanitario di competenza regionale”.

Recriminazioni che hanno scatenato la reazione dell’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò: “La gestione dei minori stranieri non accompagnati è un Leps, un Livello essenziale di prestazione sociale di competenza dei Comuni. Questo non significa che non seguiamo i casi di dipendenza o di problemi psichiatrici, ma non possiamo creare una struttura ad hoc”.

Quanto alla gestione delle tossicodipendenze nei vicoli, dice: “In merito all’assistenza sanitaria nel centro storico, Regione Liguria ha già risposto alle richieste formulate dal Prefetto, mettendo in campo azioni concrete e risorse aggiuntive per affrontare le problematiche legate alle dipendenze e alle fragilità sociali. Attraverso Ats Liguria abbiamo inoltre manifestato la disponibilità ad avviare una sperimentazione specifica, mettendo a disposizione personale sociosanitario dedicato alle persone in difficoltà presenti nel centro storico o in strutture temporanee individuate per l’accoglienza. Anche in questo caso, però, il Comune di Genova non ha dato seguito alle proposte avanzate né alle attività necessarie per la concreta realizzazione del progetto tanto che alla riunione di metà giugno non è stato dato alcun seguito”.

“In particolare – continua Nicolò – abbiamo contribuito all’attivazione sperimentale di un nuovo presidio sociale di comunità e reso immediatamente disponibili cinque posti aggiuntivi presso il Ceis per la presa in carico delle persone affette da dipendenze. Regione ha quindi fatto la propria parte e ha garantito il supporto richiesto per affrontare le situazioni più complesse legate al consumo di sostanze nel centro storico genovese. Va ricordato inoltre che l’unità mobile dedicata all’assistenza delle persone con problematiche connesse al consumo di sostanze è già operativa nel centro storico ed è stata recentemente potenziata proprio per rispondere all’aumento delle situazioni di fragilità registrate nell’area. I turni degli operatori sono stati raddoppiati, rafforzando così la presenza e la capacità di intervento sul territorio”.

Ancora l’assessora Cristina Lodi però replica all’assessore accusandolo, a sua volta, di assenteismo: “È comprensibile che l’assessore Nicolò faccia un po’ di confusione poiché si è presentato una sola volta sia nei comitati o ai tavoli in prefettura sulle tossicodipendenze, e forse ha perso qualche pezzo rispetto alle questioni concrete poste dal prefetto, a cui ciascun ente doveva dare risposte precise”.

“Il Comune di Genova ha risposto tempestivamente alle richieste della prefettura e attiverà, già a partire dal mese di luglio, 20 posti di dormitorio di bassa soglia dedicati alle persone tossicodipendenti, finanziati con risorse proprie del bilancio comunale. La questione riguarda invece le strutture sociosanitarie di decantazione, necessarie per alleggerire la pressione sui pronto soccorso cittadini: Regione Liguria avrebbe dovuto garantire almeno 14 posti, coprendo la relativa quota alberghiera e l’assistenza sanitaria. Ma Regione pretende che sia il Comune a farsi carico dei costi di questi posti – continua Lodi – offrendo in cambio un’assistenza sanitaria vaga e non meglio definita che, per legge, spetterebbe comunque a loro garantire. Il Comune non dispone delle risorse governative che arrivano nelle casse regionali e non intende accettare questo scaricabarile. Noi la nostra parte la stiamo facendo. Adesso Regione faccia la sua e attivi almeno i 14 posti che si era impegnata a finanziare davanti al prefetto, invece di scaricare l’ennesimo costo sulla città, come purtroppo già avviene per le politiche a sostegno di anziani e disabili”.

«Inoltre – dice ancora l’assessora Lodi – la legge prevede che gli aspetti sanitari di prevenzione, presa in carico e cura delle persone tossicodipendenti siano di totale competenza regionale, compresi gli interventi di bassa soglia e di riduzione del danno: infatti i finanziamenti arrivano alla Regione e non ai Comuni. Dove sono finiti tutti i milioni che la Regione dice di impegnare su questo fronte? Invito l’assessore Nicolò a fare una camminata a piedi nel centro storico: dal numero di persone in grave difficoltà si accorgerà come il mondo stia cambiando: occorre attivare politiche sanitarie di emergenza, a fronte di scenari completamente nuovi anche rispetto alla tipologia di sostanze. È giunto il momento di assumersi le proprie responsabilità e agire, non di demandare ciò che deve essere fatto subito”.

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