Il salario giusto è legge. Esulta il centrodestra: “Il governo tutela i lavoratori, la sinistra fa demagogia”

Le forze politiche del centrodestra esultano per l’approvazione del decreto lavoro, con il quale il Parlamento ha detto sì all’introduzione di misure come il salario giusto, volute dal governo Meloni.
Un provvedimento che risponde alla proposta, non unitaria, dell’opposizione a guida Pd e Cgil, e a quel ‘salario minimo’ che per la maggioranza toglieva legittimità alla contrattazione sindacale, con rischi al ribasso dal punto di vista del compenso salariale. La norma dell’Esecutivo, proposta con un decreto legge lo scorso primo maggio e oggi diventata norma dello Stato, va invece nella direzione opposta secondo il centrodestra. E restituisce proprio alle categorie un ruolo di attori importanti nel campo del lavoro e della tutela dei lavoratori.
Malan: atti concreti in risposta la propaganda del salario minimo
E tra i primi ad accogliere con soddisfazione il via libera definitivo di Palazzo Madama al testo, che ha trovato il favore dei sindacati principali ad eccezione della Cgil di Landini, c’è proprio chi oggi ha reso possibile questo via libera, con un voto favorevole: il capogruppo di Fratelli d’Italia in Senato, Lucio Malan. Il presidente dei senatori del primo partito della maggioranza e del Parlamento ha spiegato che: «Il salario giusto diventa legge. Il cammino del governo Meloni sulla strada della tutela dei lavoratori e dei salari più poveri compie un altro passo significativo. E lo fa con atti concreti e non con la propaganda e la demagogia della sinistra del ‘salario minimo’ che produrrebbe un livellamento verso il basso e distorsioni. Grazie, invece, al salario giusto mettiamo un freno a chi lucra con i contratti pirata e sfrutta il lavoro povero. Quando, quattro anni fa il centro destra ha iniziato l’esperienza di Governo, abbiamo ereditato una situazione disastrosa, con un’occupazione ai minimi e la disoccupazione ai massimi degli ultimi anni. Chiudendo con le politiche assistenziali del reddito di cittadinanza e investendo sulla crescita e sulla buona occupazione abbiamo invertito la tendenza: più di un milione di nuovo posti del lavoro, riduzione dei contratti a termine e della disoccupazione, in particolare giovanile e femminile. E oggi mettiamo un altro importante tassello che andrà a rafforzare il mosaico dei diritti dei lavoratori, confermando che questo governo è quello più vicino e sensibile alle esigenze dei lavoratori».
Bignami: aumentare l’occupazione e migliorarne qualità e sostenibilità
Stessa soddisfazione anche dall’altro capogruppo dei parlamentari di Fratelli d’Italia, ramo Camera dei Deputati. Galeazzo Bignamo è intervenuto sul tema sottolineando che «Finalmente, con l’approvazione al Senato, il “Salario giusto” è legge, un passaggio importante per rafforzare un modello che punta non soltanto ad aumentare l’occupazione, ma anche a migliorarne la qualità e la sostenibilità nel tempo. La misura sul cosiddetto ‘Salario giusto’ introduce un principio di responsabilità e buon senso: gli incentivi pubblici devono andare alle imprese che applicano trattamenti economici coerenti con i contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, contrastando dumping salariale e contratti al ribasso. È particolarmente significativo che su questo impianto si sia registrata una convergenza ampia di organizzazioni sindacali e associazioni datoriali, che hanno riconosciuto il valore del rafforzamento della contrattazione collettiva e dell’obiettivo di premiare il lavoro di qualità. Un segnale importante che dimostra come le sfide più complesse si affrontino costruendo dialogo e responsabilità condivisa. Il rinnovo degli incentivi per giovani, donne e occupazione nelle aree ZES, insieme alle nuove misure contro il caporalato digitale, completa una strategia che sostiene le imprese corrette, tutela chi lavora e rafforza la competitività del sistema Italia».
Montaruli: dignità del lavoro riconosciuta
A far da eco al capogruppo la sua vicepresidente, Augusta Montaruli. Anche per lei l’approvazione del salario giusto è un avvenimento rilevante perché «il Governo Meloni dimostra che il sostegno alle famiglie e ai ceti deboli passa per la dignità del lavoro e la stabilità sociale, non per i bonus a pioggia, fallimentari, dei governi precedenti. All’Italia non serve imporre un salario minimo, come sostenuto dalla sinistra: fissare per legge una soglia rischia di comprimere i salari verso il basso e di indebolire la contrattazione collettiva, che oggi tutela la grande maggioranza dei lavoratori. In Italia serve creare le condizioni affinché i salari crescano; è esattamente ciò che questo Governo sta facendo.
Le aziende che applicheranno il ‘salario giusto’ potranno beneficiare degli incentivi previsti dal Governo, circa 934 milioni di euro per promuovere l’occupazione stabile, insieme al rifinanziamento del bonus giovani, del bonus donne e del bonus ZES. Abbiamo dimostrato che l’economia cresce davvero solo sostenendo chi produce e chi fatica. I dati sono la prova che la strada intrapresa da questo governo è quella giusta: meno propaganda, più occupazione e più potere d’acquisto per gli italiani» ha sottolineato Montaruli.
Bellucci: nuove tutele per i lavoratori
Dopo Giorgia Meloni e Marina Calderone ad accogliere positivamente la notizia dell’ok delle Camera è stata anche Maria Teresa Bellucci, viceministro al Lavoro che ha ricordato come «Con l’approvazione definitiva del decreto Lavoro da parte del Senato compiamo un passo importante per sostenere la qualità delle relazioni industriali in Italia e garantire maggiore certezza nel mondo del lavoro. Con la norma sul salario giusto offriamo nuove tutele ai lavoratori e valorizziamo il ruolo della contrattazione collettiva. La disposizione approvata punta a contrastare i contratti pirata, promuovere il lavoro di qualità e assicurare regole certe per imprese e lavoratori: vogliamo un mercato del lavoro in cui la concorrenza non si fondi sulla compressione dei diritti e dei salari, ma sulla capacità di innovare, investire e creare valore. Il rafforzamento dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative costituisce una garanzia di equità, trasparenza e competitività per l’intero sistema produttivo italiano».
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