Mondiali, viva il calcio del merito contro lo ius soli calcistico: Spagna-Argentina, la finale dei mondiali con 21 calciatori “bianchi”

17 Luglio 2026 - 14:10
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Mondiali, viva il calcio del merito contro lo ius soli calcistico: Spagna-Argentina, la finale dei mondiali con 21 calciatori “bianchi”

Mondiali, viva il calcio del merito contro lo ius soli calcistico: Spagna-Argentina, la finale dei mondiali con 21 calciatori “bianchi”

Domenica sera si chiuderà il sipario sui campionati di calcio americani con la finale Spagna-Argentina. E in campo scenderanno 21 calciatori “bianchi” su ventidue. Che non significa affatto alcuna supremazia stupida e razzista. Potevano essere ventuno su ventidue di colore. E non sarebbe cambiato niente. Perché giocheranno i migliori. A smentire la noiosa e trita campagna sullo ius soli calcistico lanciata prima da Giovanni Malagò e poi rilanciata da Renzo Ulivieri.

Il dato della finale mondiale

Domenica prossima tra i titolari della finalissima giocheranno 21 calciatori bianchi su ventidue. Ma non saranno certo scelti dal KKK. Avesse giocato la Francia, il dato sarebbe stato diverso. Ma solo perché Mbappè, Dembelè , tanto per citarne solo alcuni, sono grandi giocatori. L’errore commesso da Malagò e ripreso da Ulivieri, invece, verte su un assunto ideologico: chi è di colore viene emarginato nel calcio italiano. Semmai il discorso è diverso: sono i giovani italiani, bianchi o neri, che non trovano spazio nelle prime squadre e che vengono sacrificati in favore degli stranieri.

Il suprematismo è una roba da stupidi

Chiunque facesse (nello sport e nella vita) un discorso suprematista sarebbe solo uno stupido.  Nello sport ancora di più. I calciatori da mandare in campo si scelgono per la loro bravura non certo per il colore della pelle. Per un triennio, Mario Balotelli è stato il nostro giocatore più forte e tutti ne eravamo orgogliosi.

L’esempio della Spagna: la cantera

La Spagna, campione d’Europa e di Nation League e finalista ai mondiali, è il vero esempio da seguire. Con le sue cantere, cioè i vivai giovanili coltivati da tutte le grandi squadre. Cosi si fa esordire Yamal a sedici anni, si mette subito in campo Nico Williams, si fanno giocare i ragazzi prodotti in casa senza far fare loro, come accade in Italia, continui e inutili giri in prestito in serie B e serie C.

Esposito, Palestra, Vergara

Dobbiamo ripartire dai giovani: Pio Esposito, Palestra, Vergara, Pisilli. E altri, che siano bianchi o neri non importa a nessuno. L’unico requisito è che siano italiani e attaccati ai colori azzurri. Come fanno gli spagnoli e gli argentini che amano la loro maglia. Il resto è solo fuffa.

 

 

 

 

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