Monet alla Tate Modern: dipingere il tempo

18 Settembre 2026 - 14:50
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Nel 2027 le nebbie del Tamigi, il vapore delle stazioni ferroviarie, i covoni illuminati dal sole e le acque silenziose di Giverny si incontreranno sulle pareti della Tate Modern. La grande mostra Monet: Painting Time porterà a Londra oltre sessanta opere di Claude Monet, seguendo il suo tentativo di catturare ciò che, per natura, non può essere fermato: il passaggio del tempo. Sarà la prima esposizione personale dedicata al maestro dell’Impressionismo nella storia del museo e la più importante presentazione britannica delle sue opere da quasi dieci anni.

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La mostra di Monet alla Tate Modern nel 2027

Dal 25 febbraio al 27 giugno 2027, la Tate Modern ospiterà una mostra destinata a diventare uno degli appuntamenti culturali più importanti dell’anno londinese. Monet: Painting Time riunirà oltre sessanta dipinti provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo, attraversando circa cinquant’anni della carriera di Claude Monet: dalle vedute degli anni Settanta dell’Ottocento fino alle tele sempre più libere e monumentali realizzate poco prima della morte. L’esposizione coinciderà con il centenario della scomparsa dell’artista, morto a Giverny il 5 dicembre 1926 all’età di 86 anni, e offrirà l’occasione per osservare la sua pittura da una prospettiva meno prevedibile di quella offerta dalle consuete celebrazioni dell’Impressionismo.

Non sarà infatti una retrospettiva costruita come una semplice successione di date, luoghi e capolavori. Il filo conduttore sarà il rapporto tra pittura e tempo: l’ossessione di Monet per la luce che cambia, la nebbia che si solleva, le stagioni che trasformano il paesaggio e gli istanti che scompaiono prima che il pittore riesca a fissarli sulla tela. Secondo le anticipazioni diffuse dalla Tate, la mostra seguirà il modo in cui l’artista reagì a una società che stava rapidamente modificando la propria percezione del tempo. Nel corso della sua vita, l’Europa assistette all’espansione delle ferrovie, alla diffusione degli orologi pubblici e all’introduzione di sistemi orari standardizzati. Viaggiare diventava più veloce, le città crescevano e la giornata cominciava a essere regolata con una precisione fino ad allora sconosciuta.

Monet rispose a questa accelerazione con un gesto apparentemente contrario: fermarsi davanti allo stesso soggetto e dipingerlo ancora, e poi ancora, inseguendo variazioni che potevano durare pochi minuti. Una facciata illuminata dal sole non era la stessa facciata osservata sotto un cielo coperto; un ponte nella nebbia del mattino diventava un’immagine completamente diversa al tramonto. Il soggetto materiale rimaneva, mentre tutto ciò che lo circondava cambiava. È in questa tensione fra permanenza e trasformazione che si trova il centro della mostra di Monet alla Tate Modern.

Il progetto nasce dalla collaborazione con il Musée de l’Orangerie, il museo parigino che custodisce le grandi decorazioni delle Nymphéas donate da Monet alla Francia. La prima tappa dell’esposizione si terrà a Parigi dal 30 settembre 2026 al 25 gennaio 2027; un mese dopo, il percorso arriverà a Londra in una configurazione pensata per gli spazi della Tate Modern. La collaborazione non è soltanto organizzativa. L’Orangerie rappresenta il punto d’arrivo dell’opera di Monet, mentre la Tate consentirà di collegare quella stagione finale alle immagini della modernità urbana, delle ferrovie e della capitale britannica.

La portata dell’evento richiede tuttavia una precisazione. La formula corretta è che si tratterà della più grande esposizione britannica dedicata a Monet da quasi dieci anni, non della più grande mai realizzata nel Regno Unito. Nel 2018 la National Gallery presentò Monet & Architecture, con oltre 75 dipinti. La nuova mostra sarà comunque molto più ampia della rassegna Monet and London: Views of the Thames, organizzata dal Courtauld tra il 2024 e il 2025 con 21 vedute londinesi. Soprattutto, sarà la prima volta che la Tate Modern dedicherà un’intera esposizione al pittore francese dalla propria apertura, avvenuta nel 2000.

Monet a Londra, la città dissolta nella nebbia

La presenza di Monet alla Tate Modern possiede un significato speciale perché alcune delle opere più attese nacquero lungo lo stesso fiume che scorre davanti al museo. Monet aveva conosciuto Londra durante la guerra franco-prussiana del 1870-1871, quando lasciò temporaneamente la Francia. Tornò nella capitale britannica alla fine del secolo, ormai artista celebre e benestante, soggiornandovi ripetutamente nel 1899, nel 1900 e nel 1901. Non cercava la Londra pittoresca dei monumenti turistici. Era attratto dalla città industriale, dal traffico sul Tamigi e soprattutto da quella nebbia invernale che confondeva edifici, acqua e cielo.

Dal balcone della sua camera al Savoy Hotel poteva osservare in una direzione Charing Cross Bridge, attraversato continuamente dai treni, e nell’altra Waterloo Bridge, circondato dalle ciminiere della riva meridionale. Per dipingere il Parlamento si spostava invece al St Thomas’ Hospital, dove un medico francese gli aveva messo a disposizione un punto di osservazione rivolto verso Westminster. Lavorava su numerose tele contemporaneamente: quando la luce cambiava, interrompeva un quadro e ne prendeva un altro che corrispondeva meglio alla nuova atmosfera. Una giornata londinese poteva così obbligarlo a passare rapidamente da una tela all’altra.

La mostra dovrebbe riunire diverse immagini nate da queste sessioni, tra cui Waterloo Bridge, London, at Dusk e Charing Cross Bridge, Smoke in Fog, Impression. Il primo dipinto, conservato dalla National Gallery of Art di Washington, trasforma il ponte in una presenza sospesa fra acqua e cielo. Le luci sembrano piccoli tocchi mobili, mentre gli edifici della città sopravvivono come sagome immerse in una distesa di blu, verde e rosa. Non è la descrizione precisa di un luogo, ma la memoria visiva di un momento destinato a scomparire.

La celebre nebbia londinese non era però un fenomeno romantico. Era il risultato dell’incontro fra l’umidità del Tamigi e il fumo prodotto dal carbone, dalle fabbriche, dai battelli e dalle migliaia di camini domestici. Ciò che per gli abitanti rappresentava sporcizia, odore e pericolo diventava per Monet una sorgente di trasformazioni cromatiche. Il Denver Art Museum ricorda che l’artista vedeva nella foschia tonalità viola, gialle, verdi, brune e rosate. Senza quel velo, sosteneva, Londra avrebbe perso parte della sua bellezza pittorica.

Questa fascinazione crea un’ambiguità che rende le opere ancora più moderne. Monet riuscì a produrre immagini straordinariamente luminose attraverso una delle conseguenze più dannose dell’industrializzazione. Nei suoi quadri il progresso non appare soltanto come promessa: i ponti sono attraversati da folle indistinte, le locomotive invadono la città con il vapore e le fabbriche cancellano l’orizzonte. La luce non illumina semplicemente gli oggetti, ma combatte per attraversare una barriera di fumo. È una Londra energica e inquieta, dove l’uomo sembra quasi scomparire all’interno della macchina urbana.

Molte delle tele furono completate a Giverny, lontano dai luoghi rappresentati. Monet riportò in Francia circa cento quadri iniziati durante i soggiorni britannici e continuò a modificarli per anni, cercando di trasformare impressioni separate in un insieme coerente. Nel 1904 presentò 37 vedute di Londra a Parigi con grande successo. Aveva immaginato anche un’esposizione nella capitale britannica, ma il progetto non venne realizzato. Più di un secolo dopo, la mostra del Courtauld del 2024 ha parzialmente riparato quella mancanza; l’esposizione del 2027 allargherà ora il discorso, mostrando in che modo l’esperienza londinese si inserì nella più vasta ricerca di Monet sul tempo e sulla percezione.

La sede rafforza questo ritorno simbolico. Uscendo dalla Tate Modern e raggiungendo il fiume, il visitatore potrà osservare lo stesso paesaggio urbano da una prospettiva contemporanea. La nebbia gialla e lo smog dell’età vittoriana non sono più quelli dipinti dall’artista, i ponti sono cambiati e lo skyline si è riempito di nuove architetture. Rimane però il Tamigi, capace ancora oggi di riflettere una città diversa a ogni ora.

Dai treni alle Ninfee: Monet dipinge il tempo

Fra le opere annunciate figura Arrival of the Normandy Train, Gare Saint-Lazare, dipinta nel 1877 e oggi conservata all’Art Institute of Chicago. La stazione parigina appare riempita dal vapore della locomotiva, mentre la struttura metallica della copertura emerge e scompare nella foschia. Monet trasformò un luogo rumoroso, affollato e industriale in un paesaggio atmosferico. Il treno non è soltanto un soggetto moderno: è il simbolo di un nuovo rapporto con le distanze e con gli orari. Le partenze non seguono più il ritmo naturale della giornata, ma quello segnato dagli orologi.

Da quella modernità ferroviaria, il percorso passerà alle grandi serie che resero Monet uno degli artisti più innovativi del suo tempo. Sei tele dei Grainstacks, generalmente indicati in italiano come covoni o mucchi di grano, saranno riunite nella stessa sala. Monet li dipinse vicino alla propria casa di Giverny fra il 1890 e il 1891. Il soggetto, apparentemente umile, gli consentiva di osservare il mutamento della luce durante le ore e le stagioni: la brina trasformava i colori, il tramonto allungava le ombre, il sole invernale modificava la consistenza delle superfici. Il covone restava immobile, ma ogni quadro testimoniava un momento irripetibile.

Lo stesso principio guidò la serie della cattedrale di Rouen, realizzata principalmente tra il 1892 e il 1894. Monet dipinse circa trenta tele, osservando la facciata gotica da posizioni molto simili. Non era interessato a documentare l’architettura con esattezza. Voleva mostrare che la pietra apparentemente immutabile poteva diventare rosa, azzurra, dorata o violacea quando veniva attraversata dalla luce. Il Museum of Fine Arts di Boston, che conserva due versioni della cattedrale, evidenzia come dipinti costruiti sugli stessi elementi possano produrre esperienze completamente differenti.

La mostra includerà inoltre opere delle serie Poplars on the Banks of the Epte e Mornings on the Seine. Anche in questi casi Monet lavorava in sequenza, spesso iniziando prima dell’alba. Per dipingere la Senna nelle prime ore del mattino si alzava quando il villaggio era ancora immerso nel buio e utilizzava una barca adattata a studio galleggiante. La nebbia si spostava rapidamente, il sole saliva e il paesaggio perdeva in pochi minuti l’aspetto che lo aveva spinto a cominciare. La pittura diventava così una corsa contro il cambiamento.

Il punto d’arrivo saranno circa venti dipinti delle Ninfee, alcuni dei quali concessi raramente da istituzioni giapponesi. Monet iniziò a sviluppare il giardino di Giverny dopo essersi stabilito nel villaggio nel 1883. Acquistò successivamente un terreno attraversato da un corso d’acqua e creò un giardino acquatico con salici, bambù, iris, ninfee e un ponte ispirato alle stampe giapponesi che collezionava. Non si limitò quindi a trovare un paesaggio: lo progettò, lo coltivò e infine lo trasformò nel proprio universo pittorico.

Nelle prime versioni il ponte e le rive permettono ancora di orientarsi. Con il passare degli anni, il punto di vista si abbassa e l’orizzonte scompare. Restano acqua, fiori e riflessi: il cielo è visibile soltanto attraverso la superficie dello stagno. In opere come The Water-Lily Pond, dipinta nel 1899 e conservata alla National Gallery, il giardino mantiene una struttura riconoscibile; nelle grandi tele successive lo spazio diventa invece avvolgente e quasi astratto.

Durante gli ultimi anni Monet soffrì di cataratta. La vista peggiorava, i colori gli apparivano alterati e lavorare diventava più difficile, ma l’artista continuò a dipingere. Le forme si fecero più libere, le pennellate più ampie e i confini fra acqua e cielo sempre meno definiti. Le ultime Ninfee non rappresentano soltanto il passare delle ore: contengono tre decenni di osservazioni, modifiche del giardino, lutti personali e trasformazioni storiche. Le grandi decorazioni donate alla Francia dopo la Prima guerra mondiale furono concepite anche come uno spazio di raccoglimento e di pace.

La mostra di Monet alla Tate Modern potrà quindi mostrare un arco sorprendente: dal treno che introduce un tempo misurato e collettivo allo stagno di Giverny, dove il tempo sembra dissolversi. Fra questi estremi si trovano ponti, facciate, alberi e covoni, tutti trasformati in strumenti per osservare ciò che cambia.

Date, biglietti e domande sulla mostra di Monet

La mostra è stata annunciata con largo anticipo e diverse informazioni pratiche devono ancora essere comunicate. Il prezzo ordinario del biglietto, gli orari specifici di accesso e l’elenco completo delle opere non risultano ancora disponibili. È comunque prevedibile una forte domanda, sia per la notorietà di Monet sia per la quantità e la qualità dei prestiti internazionali. Sarà quindi consigliabile prenotare non appena la biglietteria verrà aperta, soprattutto per i fine settimana e le ultime settimane dell’esposizione.

Quando si terrà la mostra di Monet alla Tate Modern?

Monet: Painting Time aprirà il 25 febbraio 2027 e terminerà il 27 giugno 2027. Alcuni annunci preliminari pubblicati nel marzo 2026 indicavano il 27 febbraio, ma la data successivamente confermata dagli organizzatori è il 25 febbraio.

Dove si trova la Tate Modern?

Il museo si trova a Bankside, London SE1 9TG, sulla riva meridionale del Tamigi. Le stazioni più comode sono Blackfriars, servita dalle linee District e Circle e dai treni ferroviari, e Southwark, sulla Jubilee line. Dalla stazione di Blackfriars si può attraversare il ponte e seguire la passeggiata lungo il fiume.

Quanto costerà il biglietto?

Il prezzo intero non è ancora stato annunciato. L’ingresso alla collezione permanente della Tate Modern è gratuito, ma Monet: Painting Time sarà un’esposizione temporanea a pagamento. Gli iscritti alla Tate Members potranno visitarla senza acquistare il normale biglietto.

Esistono riduzioni per i giovani?

I visitatori tra 16 e 25 anni possono iscriversi gratuitamente a Tate Collective, il programma della Tate dedicato ai giovani. L’iscrizione permette di acquistare biglietti da £5 per le mostre a pagamento e di portare fino a tre accompagnatori, purché anch’essi abbiano tra 16 e 25 anni. All’ingresso può essere richiesta una prova dell’età.

La mostra sarà accessibile alle persone con mobilità ridotta?

La Tate Modern dispone di ingressi senza gradini, ascensori, sedute lungo i percorsi, servizi igienici accessibili e parcheggi per titolari di Blue Badge da prenotare in anticipo. Sono disponibili anche hearing loop, materiali a caratteri ingranditi, sedie a rotelle, mobility scooter e una quiet room. Le condizioni aggiornate possono essere controllate nella pagina ufficiale dedicata all’accessibilità della Tate.

Quante opere saranno esposte?

La Tate ha annunciato oltre sessanta dipinti. Il numero comprende sei opere della serie dei covoni e circa venti Ninfee, oltre alle vedute di Londra, alla Gare Saint-Lazare e alle serie dedicate alla cattedrale di Rouen, ai pioppi e alla Senna. L’elenco definitivo dei prestiti non è stato ancora pubblicato.

È la più grande mostra di Monet mai organizzata nel Regno Unito?

Non esattamente. Sarà la maggiore presentazione britannica delle sue opere da quasi un decennio. Nel 2018, la National Gallery riunì oltre 75 dipinti per Monet & Architecture. Il primato annunciato per il 2027 riguarda quindi il periodo trascorso dall’ultima esposizione britannica di dimensioni comparabili.

Perché vale la pena visitarla proprio a Londra?

Perché la capitale non è soltanto la città che ospita la mostra, ma uno dei soggetti fondamentali del percorso. Monet osservò il Tamigi, i ponti, i treni e il Parlamento mentre Londra diventava il centro di una modernità sempre più rapida. Nel 2027 quelle immagini torneranno accanto al fiume che le generò. Sarà possibile uscire dalla Tate Modern, guardare verso Westminster e confrontare la metropoli contemporanea con quella che l’artista vide emergere e scomparire nella nebbia oltre un secolo fa.


Le immagini utilizzate sono su Common free license o tutelate da copyright o prodotte con l’AI. È vietata la ripubblicazione, duplicazione e download senza il consenso dell’autore

 

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