“Monumenti Aperti”, 30 anni di protagonismo dei giovani
Eravamo quattro amici al bar… In verità gli amici erano cinque (Massimiliano Messina, Vito Biolchini, Massimiliano Rais, Armando Serri e Giuseppe Crobu) e avevano una comune passione per la cultura e tutto ciò che attorno ad essa ruotava a Cagliari. A cominciare dagli antichi siti storici del capoluogo sardo, dimenticati e tenuti chiusi. Tra il 1993 e il 1994 i cinque avevano fondato l’associazione Ipogeo: la prima cosa che fecero fu la presentazione al pubblico della Cripta di Santa Restituta, in pieno centro storico, che fu finalmente aperta ogni domenica mattina ai visitatori. Una cosa che non avveniva dal dopoguerra.
Fu successo che andò oltre ogni aspettativa e diede loro la spinta per aprire altri siti archeologici, storici e museali, allargando l’intervento a tutta la città. Ipogeo crebbe e arrivò ad avere 70 soci (soprattutto studenti universitari e giovani giornalisti: a proposito, il fondatore Vito Biolchini ha collaborato a lungo con VITA).

«Con l’aiuto di Gianni Filippini, allora assessore comunale alla Cultura e giornalista illuminato, il Comune di Cagliari ci aiutò a far partire la prima edizione di Monumenti Aperti nel maggio 1997, con il coinvolgimento di numerose associazioni del territorio, tra cui Imago Mundi», spiega Massimiliano Messina, attuale presidente di Imago Mundi. «La prima edizione fu salutata da un bagno di folla: oltre 30mila visitatori. La manifestazione suscitò da subito una grandissima attenzione da parte del pubblico, rivoluzionando per sempre la modalità di conoscenza e fruizione del patrimonio culturale del capoluogo sardo. La crescita costante, negli anni, ci ha portati a compiere una scelta necessaria e ponderata: passare la mano a Imago Mundi che, rispetto a Ipogeo, aveva una connotazione più manageriale».
Non solo Sardegna
Dal 1997 a oggi, Monumenti Aperti ha avviato prima una rapida espansione in tutta la Sardegna (sono una settantina i Comuni coinvolti in pianta stabile), poi ha consolidato progressivamente la propria presenza su tutto il territorio nazionale: si era partiti da due piccoli comuni piemontesi (Mango e Santo Stefano Belbo), quindi si è sbarcati a Ferrara e, dall’anno scorso, l’evento si è esteso a tutto il territorio nazionale. Quest’anno, dal 18 aprile al 9 novembre, abbraccerà 87 comuni di 20 regioni: da Trieste a Latronico (Potenza), da Milano a Siracusa, da Aymavilles (Valle d’Aosta) a Cosenza, passando per Gravellona Toce (Verbano-Cusio-Ossola), Torino, Roma, Venezia e via discorrendo.

Qual è il segreto di questo successo? «A mio avviso è stato determinante il coinvolgimento delle scuole sin dalla prima edizione, facendo diventare protagonisti gli studenti, dalle elementari alle superiori», è il parere di Messina. «Con i ragazzi, si sono avvicinate le famiglie. E, naturalmente, le associazioni dei rispettivi territori e tutte le istituzioni interessate, perché l’obiettivo è di rendere il patrimonio culturale accessibile a tutti».
I numeri e i riconoscimenti
Dalla prima edizione sino al 2025, Monumenti Aperti ha registrato oltre quattro milioni e 241mila visite guidate, grazie all’impegno di 175.700 studenti e 63.500 volontari, che hanno raccontato e custodito più di 2.863 monumenti in 210 comuni di tutto il Paese.
Nel 2006 ha vinto il Premio Cultura di gestione di Federculture. Dal 2008 il progetto riceve la Medaglia di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica italiana. Nel 2018 ha ottenuto il Premio dell’Unione europea per il Patrimonio culturale – Europa Nostra Awards (sezione Istruzione, formazione e sensibilizzazione), il massimo riconoscimento europeo del settore. Nel 2017 ha meritato la Menzione Speciale del Premio nazionale “Sterminata bellezza” (promosso da Legambiente, Fondazione Symbola, Consiglio nazionale degli architetti, Comieco).

Nel 2017 Imago Mundi è entrata nella rete europea Europa Nostra. Dal 2023 fa parte del Sit Alumni Network dell’European Investment Bank Institute, che riunisce i migliori imprenditori sociali europei.
Durante lo scorso week end, Cagliari ha proposto gratuitamente al pubblico 70 monumenti e sette itinerari, oltre a progetti speciali, mostre, open studios e concerti per tutti. Per l’edizione numero 30 sono stati coinvolti quasi 5mila studenti (di cui 1.900 impegnati nei percorsi di formazione scuola-lavoro, ex Pcto) in rappresentanza di 54 istituti scolastici di ogni ordine e grado, con i loro insegnanti e 44 realtà dell’associazionismo culturale, per un totale di oltre 5.500 persone di ogni età: sono stati impegnati nel racconto dei luoghi, dando vita alla più grande festa del patrimonio culturale del capoluogo isolano.
«Tutto all’insegna del tema scelto quest’anno, “Generazione Monumenti Aperti”, che intende proprio omaggiare i tanti ragazzi e ragazze cresciuti con e dentro questo progetto», sottolinea Massimiliano Messina. «I cinque amici che hanno iniziato questa meravigliosa avventura, per quanto visionari, non potevano certamente immaginare di arrivare ai 30 anni. Era una scommessa. E oggi, con legittimo orgoglio, la considero ampiamente vinta. Sono stati anni impegnativi e segnati da ideali, passione, impegno, entusiasmo, costanza, pazienza e tanta perseveranza».
Quel progetto speciale all’interno dell’evento
Si chiama “Cultura senza barriere”, è nato nel 2003 ed è uno dei fiori all’occhiello di chi continua a portare avanti il progetto “Monumenti Aperti”. «La manifestazione è ormai molto conosciuta per i suoi contenuti culturali, didattici e pedagogici», è la premessa del presidente Messina. «Tuttavia, ha pure un valore sociale molto elevato, che ormai è diventato uno dei cardini. Il principio di inclusività e di attenzione al mondo delle disabilità è uno dei valori aggiunti di Monumenti Aperti. Se volessimo semplificare il concetto con uno slogan, parleremmo di Monumenti aperti a tutti. E a tutti davvero. Con due sezioni: Cultura senza barriere, che è nata nel 2003, e Mediazione culturale, avviata nel 2009. Abbiamo fortemente voluto tutto questo, avendo come obiettivo quello di facilitare l’accessibilità ai monumenti a quanti si trovano in condizioni di svantaggio e disabilità, che siano temporanei o permanenti. E di favorire, in qualche modo, l’interculturalità. In questo modo, Monumenti Aperti diventa davvero un esempio di cittadinanza attiva, ancora più democratico. Quest’anno ci sono nove attività all’interno di Cultura senza barriere, tutte di grande rilievo».

Ne citiamo alcune. I giovani dell’Associazione Bambini Cerebrolesi – Abc Sardegna hanno curato le visite guidate accessibili alla necropoli punica di Tuvixeddu, la più grande di tutto il Mediterraneo. «I nostri ragazzi hanno preparato una serie di pannelli di Comunicazione aumentativa e alternativa – Caa (un approccio terapeutico ed educativo che supporta persone con disabilità verbali, permanenti o temporanee, attraverso l’uso di immagini, simboli, gesti e dispositivi tecnologici, ndr)», spiega la psicologa Isabella Onnis, referente del laboratorio di vita indipendente di Abc Sardegna. «Siamo partner della manifestazione da 16 anni e i ragazzi (stavolta erano in tutto 17) si impegnano sempre tantissimo per documentarsi e illustrare ai visitatori il sito prescelto. Ognuno ha esposto la presentazione con il proprio metodo comunicativo».

Ai Giardini pubblici di Cagliari, migliaia di persone hanno fatto un’esperienza immersiva con l’Associazione dei ciechi, degli ipovedenti e dei retinopatici sardi – Rp Sardegna, che ha permesso di riscoprire quei luoghi attraverso i sensi. Articolata in quattro postazioni, l’iniziativa è stata pensata come un percorso aperto a tutti, volto a «valorizzare le potenzialità dei sensi vicarianti alla vista e a offrire un modo nuovo, più consapevole e coinvolgente di percepire e comprendere l’ambiente che ci circonda», spiega Margherita Orgiana, responsabile delle attività culturali di Rp Sardegna. «I partecipanti, suddivisi in piccoli gruppi, sono stati bendati e accompagnati da operatori e volontari in un’esplorazione sensoriale dei Giardini: hanno potuto toccare le riproduzioni delle statue presenti, tra cui la celebre Fontana dei dormienti dello scultore Mimmo Paladino, oppure esplorare tattilmente la planimetria dei giardini e il prospetto della Galleria comunale d’Arte», sottolinea Giuseppe Martini, presidente dell’Associazione «Inoltre, hanno percepito i profumi delle essenze mediterranee e colto le variazioni del paesaggio sonoro in prossimità del costone roccioso del colle di Buoncammino, dove la natura si esprime anche attraverso i suoni». Al termine del percorso, i partecipanti hanno tolto la benda e riscoperto visivamente il luogo, con l’ausilio di immagini storiche che ne raccontavano l’evoluzione nel tempo.
La Fondazione Anffas Cagliari, come è ormai tradizione, ha guidato i visitatori nel corso della visita al Bastione di Saint Remy, uno dei luoghi simbolo della città. L’Atelier Artes, invece, ha proposto all’Orto Botanico il progetto “Terra dei Suoni. Storie di risonanze”, a cura dello Spazio polivalente di ascolto e creatività Artes. Un’originale esplorazione dei paesaggi sonori dell’Orto botanico, tra foglie che si sfiorano, l’acqua che scorre, i rumori lontani della città. In un luogo in cui anche il silenzio può diventare musica.

Non solo monumenti tradizionali, dunque. E, a proposito di ambiente, ha riscosso un notevole successo la proposta culturale e naturalistica alla vecchia salina di Molentargius, divenuta una delle zone umide più rilevanti di tutto il Mediterraneo. Il Parco naturale regionale Molentargius-Saline e il Ceas Molentargius, in collaborazione con l’Associazione per il Parco Molentargius, hanno proposto numerose attività per restituire uno spaccato di un’area complessa, caratterizzata da una molteplicità di elementi che ne determinano il valore: dal profilo storico, legato alla produzione del sale, a quello naturalistico, espressione di un patrimonio ambientale di grande rilevanza. Una realtà complessa che, per essere raccontata, ha richiesto l’apporto di circa 300 persone tra volontari, operatori, scuole e associazioni, tra cui 200 studenti dell’Istituto comprensivo “Randaccio–Tuveri–Don Milani–Colombo” e dell’Iss “De Sanctis–Deledda”, gli operatori del Club alpino italiano di Cagliari, dell’associazione Amici dei Fortini, del Circolo kayak “Le Saline”, del Karalis Pink Team, gli scout di Agesci Cagliari 9 e Assoraider Quartu Sant’Elena.

Le ricadute nel territorio
Questa manifestazione, nel corso di 30 anni, ha prodotto una serie di risultati. Non solo ha avvicinato alla storia e alla cultura centinaia di migliaia di persone, ma ha pure creato dei posti di lavoro. «Il mio esordio con Monumenti Aperti è datato 2014», spiega Filippo Serventi, 29enne di Carbonia. «Vi presi parte come studente del liceo scientifico “Amaldi” di Carbonia. Poi, quando seguivo il laboratorio “Vestigia Unica” all’Università di Cagliari presso la facoltà di Studi umanistici, ho partecipato ad altre tre edizioni. Dopo aver conseguito la laurea in Storia dell’arte, nel 2023, ho saputo che Imago Mundi cercava dei giovani per il Servizio civile universale. Ho aderito e, al termine di quell’anno, l’organizzazione mi ha proposto un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Una svolta che mai avrei immaginato quando ero all’università. Ne sono davvero felice e orgoglioso».

Quest’anno al Padiglione del sale del Parco Nervi si sono avvicendati gli studenti dell’Istituto Nautico “Buccari” di Cagliari che, coordinati dal referente Walter Falgio, hanno condotto un’interessante ricerca storica su un’immobile che pochi cagliaritani conoscevano dall’interno.
Una ragazza in particolare si dice entusiasta di questa esperienza. Margherita Atzeni ha 17 anni, frequenta la quarta con un ottimo profitto. Nel suo futuro c’è già un percorso universitario in Ingegneria navale, ma il presente parla di altro. «Non avevo mai partecipato a Monumenti Aperti, prima d’ora», rivela. «E devo dire che mi è davvero piaciuto, mi ha aperto un mondo. La ricerca che abbiamo fatto all’Archivio di Stato ci ha permesso di venire a conoscenza di tante informazioni che non erano reperibili sui consueti motori di ricerca in rete. Mi ha stimolato ad approfondire alcuni aspetti storici del mio paese, Serrenti, e più in generale della Sardegna. Tra scuola e attività gli impegni non mi mancano di certo, ma credo che proseguirò in questa esperienza facendo volontariato in un’associazione culturale. Mi è piaciuto molto, inoltre, svolgere un lavoro di gruppo: la scuola italiana dovrebbe moltiplicare occasioni del genere».

Credits: foto di Imago Mundi, Giuseppe Ungari, Laura Farneti, Giuseppe Murru e dell’autore del servizio (la foto d’apertura, scattata nel 2025 a Ferrara, è di Giacomo Brini)
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