Donare cibo non è il rimedio allo spreco, ma il risultato di una filiera etica che cresce

Maggio 12, 2026 - 17:34
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Donare cibo non è il rimedio allo spreco, ma il risultato di una filiera etica che cresce

Fondazione Banco Alimentare ha scelto il contesto di Tuttofood, evento fieristico in corso alla Fiera di Milano-Rho, per presentare i risultati finali dell’indagine sulle eccedenze alimentari promossa dalla stessa fondazione e realizzata dal dal Food Sustainability Lab della Polimi School of Management del Politecnico di Milano, che ha analizzato il ruolo della distribuzione nel recupero delle eccedenze alimentari e dalla Fondazione per la Sussidiarietà.

I dati della ricerca

Tra i primi dati emersi il fatto che, nel nostro Paese, la Grande distribuzione organizzata – Gdo si conferma un attore centrale nella lotta allo spreco alimentare: ogni anno vengono donate per fini sociali oltre 48mila tonnellate di prodotti alimentari, pari a circa 229 milioni di euro, grazie al contributo di circa 1.681 imprese.

Nel complesso, sono 56.859 le tonnellate di alimenti salvate dallo spreco e valorizzate con la donazione a scopo sociale e il riuso circolare (8.030 tonnellate). Ad esse si affiancano le promozioni commerciali e le scontistiche di vendita che portano alla valorizzazione economica di 107.759 tonnellate di alimenti.

La donazione di cibo un atto consapevole

Nonostante i risultati significativi, la donazione non è ancora una pratica diffusa: circa il 50% delle imprese della Gdo dona le eccedenze. In una nota Paola Garrone del Food Sustainability Lab della Polimi School of Management, responsabile scientifica del progetto. Evidenzia come ci sia «una forte differenza di adozione della pratica tra Grandi (93% dei casi), Medie (54%) e Piccole aziende (43%).

Per le imprese della Gdo più grandi, la donazione è una decisione consapevole che si traduce in processi strutturati di gestione delle eccedenze, con la definizione di responsabili aziendali, il ricorso regolare alla misurazione e una partnership stabile per il recupero con enti del terzo settore specializzati, quali il Banco Alimentare. Queste osservazioni sono confermate dalle stime sulle quantità donate.

Ad oggi, le Grandi imprese contribuiscono al 55% della quantità totale di prodotti alimentari donati, con donazioni medie pari a 274 tonnellate all’anno per impresa, ma per i prossimi anni si possono aprire importanti spazi anche per le medie e piccole».

Il dono parte dell’identità imprenditoriale

Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà che ha svolto un’indagine statistica complementare a partire dai dati raccolti ha ricordato che: «il dono non è lo spreco perché le aziende che donano di più sono quelle che per esempio hanno integrato il dono nella propria identità imprenditoriale».

Giorgio Vittadini presidente della Fondazione per la Sussidiarietà

Vittadini ha anche sottolineato come «l’analisi statistica rivela i fattori che determinano più di altri la propensione delle imprese della Grande Distribuzione a donare: la facilità nella comunicazione con gli enti che ricevono aumenta di circa 13-14 punti percentuali la probabilità che l’impresa doni in modo continuativo». Ma anche «la presenza in azienda di un manager dedicato al surplus alimentare aumenta le donazioni di circa 8 punti percentuali; la prossimità territoriale dell’ente che riceve aumenta significativamente la continuità delle donazioni».

«Per ciò che riguarda le motivazioni che spingono le imprese a donare» continua Vittadini «quando sono legate prevalentemente all’intento di migliorare la reputazione dell’impresa (quindi sono indice di un comportamento opportunistico), si traducono poi in pratiche di donazione meno durature. Il fenomeno non riguarda le imprese che donano da più di 10 anni o che hanno un tasso di donazione superiore al 3%».

Sostenibilità economica e sociale

La ricerca evidenzia inoltre che la donazione sociale può rappresentare una scelta sostenibile anche dal punto di vista economico, soprattutto quando i prodotti rischiano di rimanere invenduti o richiedono forti sconti per essere collocati sul mercato.

Alla tavola rotonda hanno partecipato Astrid Palmieri, direttore corporate sustainability di Esselunga, Mauro Mosca di Number 1 Logistics Group, società Benefit e Maria Chiara Gadda, vicepresidente della commissione Agricoltura della Camera e prima firmataria della legge 166/16.

Da parte sua Palmieri ha voluto ricordare come il rapporto con Banco Alimentare sia una collaborazione strutturata che si inserisce in vent’anni di attenzione alle eccedenze alimentari e alla decisione di donare 4 milioni di pasti anno «pensiamo anche di allargare le eccedenze donabili». Moro invece ha ricordato l’evoluzione aziendale nel segno degli Esg e della scelta fatta di divenire Società Benefit e pubblicare il bilancio di sostenibilità. «Scelte che hanno dato motore a una trasformazione della società e delle persone nella direzione della sostenibilità ambientale e sociale». Ha infine ricordato il valore della collaborazione di filiera con Gdo e Banco Alimentare nel campo della logistica.

Maria Chiara Gadda

L’onorevole Gadda nel ricordare il decennale della legge antispreco ha da un lato sottolineato come la donazione sia capace di generare attenzione sul valore realizzato. «La nostra legislazione prevede la compartecipazione di tutta la filiera, ha guardato alla gestione della complessità. La legge 166 non ha un elenco chiuso di cosa si possa donare», ha sottolineato ricordando che può essere anche un buon punto di partenza anche a livello europeo. Alla luce dei nuovi obiettivi europei di riduzione dello spreco alimentare (-30% entro il 2030), lo studio evidenzia la necessità di rafforzare ulteriormente le pratiche di donazione e recupero, aumentando in modo significativo le eccedenze destinate al consumo umano.

Ridare valore è la logica conseguenza

A chiudere gli interventi Marco Piuri, presidente della Fondazione Banco Alimentare che da un lato a rivendicato il ruolo di contrasto alla povertà alimentare nel tema dello spreco attraverso il ridare valore a ciò che altrimenti verrebbe gettato. In questi anni, ha osservato «il Banco Alimentare è un pezzo del welfare e lo siamo insieme alle imprese».

Marco Piuri, presidente della Fondazione

Parlando della ricerca Piuri ha commentato: «Questi dati confermano il valore strategico della collaborazione tra Banco Alimentare e la Gdo, ma ci dicono anche che esiste ancora un grande potenziale inespresso. Oggi solo una parte delle eccedenze viene effettivamente donata, mentre registriamo la richiesta delle 7.600 organizzazioni caritative convenzionate con noi, che assistono 1 milione e 800mila persone in difficoltà, di ricevere un aiuto alimentare quantitativamente più importante. Negli ultimi dieci anni, dall’entrata in vigore della legge Gadda, il nostro recupero di eccedenze alimentari da questo canale è quintuplicato: un segnale concreto di quanto norme intelligenti e collaborazione tra pubblico e privato possano generare risultati importanti».

«Serve fare un passo in più e lavorare insieme alle imprese della Gdo e alle Istituzioni per rendere la donazione sempre più economicamente competitiva. Quando donare è sostenibile anche dal punto di vista economico, si genera valore per tutti, soprattutto per chi è in difficoltà», ha concluso.

Anche quest’anno la manifestazione dedicata all’eccellenza agroalimentare si conferma come un evento “Food Saving”, l’ultimo giorno della manifestazione, infatti, tutti gli espositori potranno donare le proprie eccedenze a Banco Alimentare che si occuperà del recupero e della redistribuzione alle organizzazioni partner territoriali della Lombardia.

In apertura immagine di Food Saving in una prefcedente edizione di Tuttofood – foto da ufficio stampa

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