Napoli, De Laurentiis: "Aboliamo l'intervallo, il calcio ha perso il monopolio dell'attenzione. Un calciatore che costa 100 milioni non sempre è meglio di uno da 10 milioni.La passione riempie gli stadi, ma non fa una società"
Il patron del Napoli ha come sempre rilanciato a mezzo stampa le sue idee per rivoluzionare il calcio.
Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, è intervenuto a Roma, al TEHA club, per parlare del futuro del mondo dell'entertainement fra cinema e calcio, le sue due grandi passioni e ovviamente i suoi lavori.
Ancora una volta il patron azzurro ha spinto con forza sull'acceleratore della provocazione, ma puntando il dito sulle difficoltà che sta incontrando nel cercare di ripensare e rivoluzionare il modo in cui il calcio viene trasmesso a utenti e appassionati. Queste le parole riportate da Calcio e Finanza
VISIONE
"Siamo qui a parlare di visione, diversificazione e di come si crea valore nel tempo. E di come un imprenditore deve operare in un mondo che cambia sempre più velocemente. Io vorrei farlo attraverso quello che conosco e che faccio tutti i giorni: il cinema e il calcio. Due mondi nei quali ho investito, preso decisioni e cercato di costruire imprese capaci di durare.
Perché quando investi in prima persona, capire che cosa sta cambiando diventa una questione molto concreta. Sul telefono o sulla TV, ha a disposizione di tutto, seduto comodamente sul divano. E il tempo è sempre quello. È da qui che dobbiamo partire. E questo vale anche quando parliamo di calcio. Per anni abbiamo ragionato così: faccio un bel film e la gente viene. Metto insieme una grande squadra e la gente mi segue"
COMBATTIAMO CON YOUTUBE, VIDEOGIOCHI, SOCIAL...
"Una partita fermava un Paese. Oggi non possiamo più darlo per scontato. Oggi competo con un ragazzo che dalla propria camera produce un video di trenta secondi e raggiunge milioni di persone. E quando gioca il Napoli succede esattamente la stessa cosa. Sul campo dobbiamo battere l’Inter, la Juventus, il Milan.
Ma per conquistare l’attenzione di un ragazzo di quindici anni competiamo anche con YouTube. Noi continuiamo a ragionare per industrie: cinema, televisione, calcio, videogiochi, social media. Il pubblico non ragiona così.
Per il pubblico è tutto sullo stesso schermo. E lo schermo che oggi abbiamo sempre in mano è diventato probabilmente il più importante luogo di distribuzione della storia"
L'ATTENZIONE DEI GIOVANI
"Oggi il primo incontro con una storia, con un attore, con un calciatore o con una squadra può durare dieci secondi. Questo non significa che i giovani non abbiano più attenzione. Questa è una spiegazione troppo facile.
Un ragazzo può stare tre ore davanti a un videogioco. Può vedere dieci episodi di una serie. Può seguire per anni un creator. Quindi l’attenzione esiste. Semplicemente non abbiamo più il diritto di pretenderla. Dobbiamo conquistarla. Io lo vedo anche con i miei nipoti. Noi abbiamo conosciuto il calcio attraverso la partita. Le nuove generazioni possono conoscere un calciatore attraverso un videogioco, poi vedere un suo gol su YouTube, poi seguirlo sui social e soltanto dopo arrivare alla partita".
IL NAPOLI: LA PASSIONE NON FA UN CLUB
"Quando ho comprato il Napoli, non dovevo convincere la gente ad amare quella squadra. Dovevo capire come fosse possibile che una società con un pubblico del genere fosse fallita. E fare in modo che non succedesse più. Siamo ripartiti dalla Serie C1. Nel 2007 eravamo in Serie A. Poi siamo arrivati stabilmente in Europa, in Champions League, fino agli scudetti del 2023 e del 2025.
Quella passione non l’ho creata io. Il mio compito era costruirci intorno un’impresa capace di durare. Perché la passione può riempire uno stadio anche in Serie C. Ma la passione da sola non fa un bilancio, non compra un calciatore, non costruisce un centro sportivo, non organizza una società. Bisogna creare valore. E qui il cinema mi è stato molto utile"
UN CALCIATORE DA 100 MILIONI NON È SEMPRE MEGLIO DI UNO DA 10
"Quando sono entrato nel calcio, ne sapevo ben poco. Ma sapevo scegliere le persone, mettere insieme competenze diverse, tenere sotto controllo un investimento. Questo me lo aveva insegnato il cinema. Un film che costa cento milioni non è necessariamente migliore di un film che ne costa dieci. E un calciatore che costa cento milioni non è necessariamente dieci volte più bravo di uno che costa dieci.
Il talento bisogna saperlo trovare. E poi bisogna avere il coraggio di prendere decisioni. Qualche volta anche decisioni impopolari. Perché se un imprenditore aspetta che tutti siano d’accordo con lui, probabilmente è già troppo tardi. In vent’anni naturalmente abbiamo anche sbagliato. Si sbagliano calciatori, allenatori, dirigenti, investimenti. Una società solida può correggere l’errore. Una società fragile può esserne distrutta"
LO SPORT È INTRATTENIMENTO
"Gli americani hanno capito da moltissimo tempo una cosa che noi europei, e soprattutto noi italiani, qualche volta abbiamo quasi paura di dire. Lo sport è competizione. Ma lo sport professionistico è anche spettacolo. È entertainment. Questo non diminuisce lo sport. Lo rende più forte.
Un campione può rimanere cinque anni. Il club deve esistere per cinquanta, cento anni. E quindi costruisci il brand, il rapporto con la città, il merchandising, i contenuti, l’hospitality, i rapporti commerciali, i dati, l’esperienza del pubblico. Guardate gli stadi americani. Molti sono straordinari".
TAGLIAMO L'INTERVALLO
"Dobbiamo avere il coraggio di discutere il “prodotto calcio” sotto ogni punto di vista. A cominciare dal gioco, dalla durata della partita, dalle interruzioni. Non esistono regole sacre soltanto perché esistono da cent’anni. Se vogliamo riavvicinare i giovanissimi, dobbiamo domandarci che cosa li fa andare via. Prendiamo l’intervallo. Quindici minuti. Ma perché non possiamo discutere se accorciarlo, o perfino eliminarlo?
Chi è allo stadio vive l’atmosfera, sta insieme agli altri, aspetta. Ma il ragazzino a casa? Gli fermi la partita per un quarto d’ora e pensi che rimanga lì ad aspettarti? Prende il telefonino, torna alla PlayStation, trova qualcos’altro da fare. E poi tu ricominci il secondo tempo. Ma lui nel frattempo è andato via"
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