Nel rapporto FAVO l’assistenza oncologica in Italia: crescono sopravvivenza e bisogni dei pazienti

In Italia vivono oggi circa 4 milioni di persone dopo una diagnosi di tumore. Un numero in crescita che racconta i progressi delle cure, ma che porta con sé anche nuovi bisogni sanitari, sociali e lavorativi. A preoccupare FAVO, la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, è però il rischio che molti diritti conquistati negli ultimi anni restino bloccati dalla burocrazia. È il messaggio centrale del 18° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato a Roma durante la XXI Giornata nazionale del malato oncologico.
Secondo il rapporto, il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 è ancora privo della Cabina di Regia prevista per monitorare e coordinare l’attuazione delle misure sul territorio. Ferma anche l’attivazione del Coordinamento generale delle Reti oncologiche. Una situazione che, denuncia FAVO, rischia di amplificare le differenze regionali nell’accesso alle cure, nei tempi di attesa e nella presa in carico dei pazienti.
«È eticamente inaccettabile che atti sottoscritti ai massimi livelli istituzionali vengano svuotati da una macchina amministrativa incapace di dare seguito ai propri impegni- ha dichiarato Francesco De Lorenzo, presidente FAVO – La burocrazia finisce per trasformare diritti faticosamente conquistati in una sterile lettera morta».
Il peso della malattia oltre le cure
Nel 2025 in Italia sono state stimate circa 390mila nuove diagnosi di tumore. Parallelamente cresce la popolazione dei “lungoviventi”, persone che convivono con la malattia o che sono guarite ma necessitano di controlli, riabilitazione e sostegno. Nel rapporto si sottolinea come il cancro abbia un forte impatto economico sulle famiglie, tra spese per trasferimenti sanitari, assistenza domiciliare e ricorso alla sanità privata.
Tra i temi emergenti del rapporto compare anche la cosiddetta “tossicità temporale” dell’oncologia: il tempo che i pazienti devono dedicare a visite, esami, attese, spostamenti e terapie. Un aspetto che incide sulla qualità della vita e che FAVO chiede di considerare come parte integrante della cura.
«La malattia genera tossicità finanziaria, che obbliga a scelte difficili – ha spiegato Elisabetta Iannelli, segretario FAVO – Il welfare aziendale può diventare una vera infrastruttura di sostegno attraverso strumenti come assistenza domiciliare, supporto psicologico, consegna dei farmaci e rientro graduale al lavoro».
Carenza di specialisti e disuguaglianze regionali
Un altro nodo evidenziato dal rapporto riguarda la crisi delle vocazioni nelle scuole di specializzazione oncologiche. Secondo FAVO e le società scientifiche coinvolte, la carenza di professionisti rischia di mettere sotto pressione il sistema nei prossimi anni, proprio mentre aumentano i bisogni assistenziali.
Nel documento si sottolinea inoltre come le Reti oncologiche regionali procedano a velocità diverse. Alcune regioni hanno già attivato PDTA strutturati e percorsi multidisciplinari, altre sono ancora in ritardo nell’organizzazione dei servizi. Anche la partecipazione delle associazioni dei pazienti ai percorsi decisionali resta molto disomogenea.
Radioterapia e farmaci innovativi
Il rapporto dedica ampio spazio anche all’evoluzione delle cure. Tra i focus più rilevanti c’è quello sull’integrazione tra radioterapia e farmaci innovativi. Le nuove combinazioni terapeutiche, spiegano gli esperti, stanno migliorando sopravvivenza e qualità della vita in molte neoplasie, grazie a trattamenti sempre più personalizzati.
Accanto ai farmaci a bersaglio molecolare e all’immunoterapia, cresce il ruolo della profilazione genomica e dei Molecular Tumor Board, strumenti che consentono di individuare terapie mirate sulla base delle caratteristiche genetiche del tumore. Il rapporto evidenzia però la necessità di rendere questi percorsi omogenei sul territorio nazionale per evitare nuove disuguaglianze nell’accesso all’innovazione.
L’esercizio fisico come terapia
Tra i temi scientifici affrontati nel rapporto c’è anche l’“exercise oncology”, ovvero il ruolo dell’attività fisica nei percorsi oncologici. Massimo Di Maio, presidente AIOM, ha ricordato come numerosi studi dimostrino che programmi di esercizio adattati alle condizioni del paziente migliorano capacità cardiorespiratoria, forza muscolare, qualità della vita e riduzione della fatigue.
Particolare rilievo viene dato allo studio internazionale CHALLENGE, pubblicato sul “New England Journal of Medicine”, che ha evidenziato benefici concreti dell’attività fisica nei pazienti con tumore del colon. In Italia però le “palestre della salute” sono ancora attive solo in alcune regioni e manca un modello nazionale condiviso.
I rischi nascosti del “fumo-non-fumo”
Tra gli allarmi lanciati da FAVO c’è quello sull’aumento dell’uso di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato tra i giovanissimi. Il rapporto parla di “rischi nascosti e taciuti del fumo-non-fumo” e richiama i dati più recenti: il consumo di svapo è triplicato negli ultimi cinque anni e il 28% degli studenti utilizza in modo combinato sigarette tradizionali, e-cig e tabacco riscaldato.
«Questa combinazione funge da drammatico moltiplicatore di danno – ha spiegato Paola Varese, direttore scientifico FAVO – Se il fumatore tradizionale ha un rischio di cancro al polmone 14 volte superiore rispetto a chi non fuma, per il fumatore “duale” il rischio arriva fino a 60 volte».
Il rapporto cita anche uno studio europeo che ha individuato nelle sigarette elettroniche 107 sostanze cancerogene e 32 mutagene, oltre alla presenza di metalli pesanti liberati durante il riscaldamento. Le evidenze più recenti pubblicate su “The Lancet Respiratory Medicine” indicano che questi aerosol possono danneggiare il DNA e favorire lo sviluppo di tumori polmonari negli animali da laboratorio.
Adolescenti e percezione del rischio
Un intero capitolo del rapporto è dedicato agli adolescenti e alla percezione del rischio oncologico. Attraverso il progetto SUNRISE, FAVO ha analizzato stili di vita, alfabetizzazione sanitaria e consapevolezza dei giovani sui fattori di rischio.
L’obiettivo è contrastare la diffusione di comportamenti dannosi come fumo, sedentarietà e cattiva alimentazione, rafforzando educazione sanitaria e prevenzione nelle scuole. Secondo gli autori del rapporto, la prevenzione oncologica deve partire sempre più precocemente, coinvolgendo famiglie, insegnanti e mondo digitale.
Vivere con un glioma e la qualità della vita
Tra gli approfondimenti clinici figura anche il tema dei gliomi, tumori cerebrali che richiedono percorsi di cura integrati e multidisciplinari. Il rapporto sottolinea l’importanza del supporto psicologico, riabilitativo e sociale per i pazienti e le loro famiglie, spesso chiamati a convivere con deficit neurologici, difficoltà cognitive e cambiamenti profondi nella vita quotidiana.
Grande attenzione viene data anche alla qualità della vita nei tumori cronici o a lunga sopravvivenza, con l’obiettivo di rendere la presa in carico sempre più centrata sulla persona e non soltanto sulla malattia.
Carcinoma ovarico e prevenzione
Tra i focus specifici compare infine il carcinoma ovarico. FAVO richiama la necessità di aumentare informazione e consapevolezza sui sintomi e sui fattori di rischio, perché una diagnosi precoce può fare la differenza negli esiti di cura.
Il rapporto evidenzia inoltre il valore dei percorsi dedicati alle forme ereditarie e della consulenza genetica, strumenti fondamentali per individuare donne a rischio e attivare programmi di sorveglianza e prevenzione personalizzati.
«Raccogliere e far sentire la voce dei pazienti non è più soltanto un’istanza etica – ha concluso De Lorenzo – È una vera questione di metodo per migliorare a 360 gradi la cura dei pazienti».
Alimentazione e supporto nutrizionale, un diritto ancora poco garantito
Nel rapporto FAVO trova spazio anche il tema della nutrizione oncologica, considerata sempre più parte integrante della terapia. Gli esperti sottolineano come malnutrizione e perdita di peso possano compromettere la tolleranza alle cure, aumentare le complicanze e peggiorare la qualità della vita dei pazienti. Per questo il supporto nutrizionale viene indicato come un diritto da garantire lungo tutto il percorso di cura.
Nel documento si evidenzia la necessità di inserire in modo strutturato nutrizionisti clinici e percorsi dedicati all’interno delle Reti oncologiche regionali, superando le forti differenze territoriali oggi presenti. Accanto all’assistenza tradizionale, il rapporto richiama anche il ruolo crescente degli strumenti digitali per monitorare alimentazione, stato nutrizionale e aderenza alle indicazioni terapeutiche, con l’obiettivo di intervenire precocemente sui pazienti più fragili.
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