Nelle cozze una soluzione al problema etico dell’alimentazione umana

12 Giugno 2026 - 05:06
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Nelle cozze una soluzione al problema etico dell’alimentazione umana

Per produrre una tonnellata di carne muoiono tre animali, se sono manzi, oppure ne muoiono 576, se sono polli.

Un europeo medio mangia ottanta chilogrammi di carne all’anno. Se fosse tutta carne di pollo bisognerebbe uccidere circa quaranta polli ogni anno per “sfamarlo”. Se fosse manzo, morirebbe un animale ogni sei-sette anni.

È anche probabile che i polli vivano peggio dei manzi negli allevamenti.

Cosa scegli se ti interessa il benessere animale? La mucca o la gallina?

C’è di più. La morte (e soprattutto la vita) di quei tre manzi, per fornire una tonnellata di proteine, ha generato 499 tonnellate di CO2eq (emissioni di anidride carbonica e altri gas serra in atmosfera). I 576 polli, invece, hanno “prodotto” solo 57 tonnellate di CO2eq. Circa nove volte meno. Maiali, agnelli e pesci mostrano valori intermedi tra questi estremi.

Cosa scegli se ti interessa il cambiamento climatico? Se scegli di uccidere meno animali, farai un danno maggiore all’ambiente. Se scegli di emettere meno CO2, ucciderai più animali.

Alcuni sceglieranno la prima opzione, altri la seconda. E magari, cercando ancora compromessi, potrebbero tentare di comprare carni da allevamenti biologici per bilanciare impatto ambientale e benessere animale.

Ma anche all’interno della stessa categoria di carne troverebbero un dilemma: per l’ambiente meglio scegliere manzi in allevamenti intensivi e polli in batteria. Per il benessere animale, vale ovviamente il contrario.

Che fare? È chiaro a tutti che la scelta vegana risolva entrambi i problemi, ma non tutti vogliono/possono diventare vegani (soprattutto chi non vive nel nostro agiato mondo occidentale).

Inoltre, anche l’agricoltura vegetale provoca la morte di animali (le cosiddette crop deaths). Roditori, anfibi e rettili possono essere uccisi durante arature e raccolti; gli insetti vengono eliminati dai pesticidi; molti uccelli subiscono la perdita dell’habitat o gli effetti dell’avvelenamento. A questo si aggiunge la trasformazione di foreste, praterie e zone umide in terreni agricoli, con una conseguente riduzione della biodiversità e della disponibilità di habitat naturali.

Esistono inoltre impatti indiretti dovuti all’inquinamento delle acque, all’eutrofizzazione, all’uso di fertilizzanti e al cambiamento climatico. Nessun sistema agricolo moderno è quindi privo di conseguenze sugli animali e sugli ecosistemi.

Che si fa allora? Si potrebbe barare, come fece il Capitano Kirk col test della Kobayashi Maru, nel celebre episodio di Star Trek.

Si potrebbe consumare alimenti animali con un bassissimo impatto ambientale e un (probabile) basso o nullo impatto a livello di sofferenza. No, non sto parlando né di insetti, né di carne coltivata: cozze e vongole e altri molluschi bivalvi.

A differenza di vertebrati, cefalopodi e crostacei, i bivalvi non possiedono un cervello centralizzato ma solo piccoli gangli nervosi distribuiti nel corpo. Pur reagendo agli stimoli nocivi chiudendo le valve, la maggior parte degli zoologi ritiene che abbiano una probabilità molto bassa di provare dolore nel senso cosciente del termine. Non esiste una certezza assoluta, ma le prove disponibili suggeriscono che il loro livello di sensibilità sia molto inferiore rispetto a quello della maggior parte degli animali comunemente allevati per l’alimentazione.

Per chi non desidera seguire una dieta completamente vegana, una strategia potrebbe quindi essere quella di basare l’alimentazione principalmente su alimenti vegetali e utilizzare occasionalmente molluschi bivalvi come fonte di proteine, omega-3 e altri nutrienti. Questa scelta potrebbe rappresentare un compromesso interessante tra impatto ambientale, salute e considerazioni etiche sugli animali.

In una dieta praticamente vegana (perché quella è la base), credo che si possa inserire tre o quattro volte a settimana una porzione di molluschi, aiutando contemporaneamente la nostra salute (difficile trovare omega tre “veri” nei vegetali per esempio), l’ambiente e gli animali.

Naturalmente è altrettanto positivo semplicemente ridurre il consumo di animali rispetto alla media europea, che è elevata. Sia per gli animali che per l’ambiente che per la salute.

NdA. Lo spunto (e l’immagine) per questo articolo viene da qui: https://ourworldindata.org/what-are-the-trade-offs-between-animal-welfare-and-the-environmental-impact-of-meat.

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