New York ferma i maxi data center per un anno

15 Luglio 2026 - 12:55
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New York ferma i maxi data center per un anno

New York ha deciso di rallentare la corsa alle infrastrutture dell’intelligenza artificiale. Con un ordine esecutivo firmato il 14 luglio, la governatrice Kathy Hochul ha disposto una moratoria fino a un anno sulla realizzazione di nuovi grandi data center con una potenza pari o superiore a 50 megawatt. È il primo provvedimento di questo tipo adottato a livello statale negli Stati Uniti e apre un nuovo capitolo nel confronto tra sviluppo tecnologico, sostenibilità ambientale e costo dell’energia.

Il provvedimento sospende il rilascio di alcuni permessi statali, fatta eccezione per le procedure già considerate complete. Durante questo periodo, il Dipartimento per la conservazione ambientale dovrà elaborare criteri uniformi per valutare gli effetti dei maxi data center sul territorio. La moratoria potrà essere revocata una volta definite le nuove regole.

Al centro della decisione ci sono soprattutto i consumi. I data center che sostengono l’intelligenza artificiale ospitano migliaia di server, richiedono enormi quantità di elettricità e hanno bisogno di acqua per raffreddare le apparecchiature. La loro diffusione sta aumentando la domanda energetica negli Stati Uniti, alimentando il timore che una parte dei costi finisca sulle bollette di famiglie e imprese.

«Il progresso non dovrebbe arrivare accompagnato da bollette più alte, riserve idriche esaurite o inquinamento acustico», ha affermato Hochul durante la firma a Brooklyn.

La governatrice ha rivendicato la necessità di intervenire prima che la crescita incontrollata delle infrastrutture digitali produca effetti difficili da correggere. Ha inoltre annunciato l’intenzione di proporre l’eliminazione delle esenzioni fiscali destinate ai data center di maggiori dimensioni.

New York è già tra gli Stati americani con i prezzi dell’elettricità residenziale più elevati e sulla rete si stanno accumulando richieste di connessione per nuovi impianti ad alto consumo. Secondo il gestore indipendente della rete statale, a maggio erano in attesa progetti per oltre 12 gigawatt, una quantità di energia sufficiente, in linea teorica, ad alimentare milioni di abitazioni.

La moratoria ha incontrato l’opposizione dell’industria. La Data Center Coalition sostiene che lo stop spingerà investimenti, attività economiche e posti di lavoro verso altri Stati. Anche Digital Realty ha criticato una sospensione generalizzata, pur dichiarandosi disponibile a collaborare con le istituzioni. Altri operatori riconoscono invece la necessità di spiegare meglio alle comunità locali i benefici economici e il prezzo richiesto in termini di acqua, energia e territorio.

Il provvedimento si inserisce all’interno del più ampio dibattito politico nazionale. Il presidente Donald Trump ha invitato gli Stati a non imporre restrizioni capaci di rallentare l’industria americana dell’intelligenza artificiale, sostenendo che un eccesso di regole potrebbe favorire la Cina. A New York, il candidato repubblicano Bruce Blakeman ha criticato Hochul, chiedendo che siano le amministrazioni locali a valutare gli accordi con le aziende.

La governatrice ha scelto l’ordine esecutivo dopo che il Parlamento statale aveva approvato un progetto di legge più ampio, rivolto anche ai data center con consumi superiori a 20 megawatt. Alla firma era presente la senatrice democratica Kristen Gonzalez, promotrice della proposta: «Se le grandi aziende tecnologiche vogliono arrivare sul nostro territorio, devono farlo alle nostre condizioni».

Tentativi di introdurre moratorie sono stati avanzati in almeno una dozzina di Stati, ma finora gli stop sono rimasti confinati soprattutto a contee e amministrazioni municipali. In Maine, una misura simile è stata bloccata dalla governatrice Janet Mills per non impedire un investimento in una comunità colpita dalla chiusura di una cartiera.

La scelta di Hochul non è una dichiarazione contro l’intelligenza artificiale, ma pone una domanda sul suo costo reale. Dietro applicazioni e servizi presentati come immateriali esistono edifici, reti elettriche, sistemi di raffreddamento e risorse naturali. New York ha deciso di fermarsi per un anno e misurare questo impatto prima di autorizzarne l’espansione. Il risultato potrebbe rappresentare un precedente per altri Stati americani e per molte città europee e mondiali chiamate ad affrontare lo stesso dilemma.

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