New York senza glutine e lattosio, gli indirizzi che valgono il viaggio

Viaggiare con una restrizione alimentare, come la celiachia o l’intolleranza al lattosio, spesso significa organizzare tutto intorno ai pasti. New York, invece, ci mostra un’altra prospettiva: quella della scelta. Il senza glutine non vive confinato in qualche insegna specializzata, ma attraversa quartieri, culture e cucine diverse. Cambia la domanda: non più «dove possiamo mangiare?», ma «cosa scegliamo oggi?».
Questa selezione ragionata è nata per farvi venire voglia di prenotare un viaggio gastronomico a New York o, se ne avete già uno in programma, per non farvi rischiare di trasformare l’itinerario in una collezione infinita di salvataggi su Google Maps.
Il bakeshop per cui attraversare il ponte di Brooklyn
C’è chi arriva a Brooklyn per scattare una foto a Dumbo, chi per fuggire dal caos di Manhattan e chi per un bakeshop. Sixteen Mill non è il posto dove andare “nonostante” il senza glutine. È il posto dove andare e basta: una panetteria – o meglio, una finestra – senza glutine, lattosio e zuccheri raffinati, con pochi posti a sedere, perché a New York si fa tutto di corsa e si ordina d’asporto. Ma non questa colazione: basta uno sguardo alla vetrina per capire perché negli ultimi anni sia diventata un punto di riferimento per chi cerca prodotti senza glutine fatti come si deve. Sul vassoio – o nello stomaco – fate spazio al chocolate babka muffin, ordinate un bagel e chiudete con il PB&J donut, una ciambella ispirata all’accoppiata più americana che ci sia: glassa al burro di arachidi e farcitura di ribes nero fatto in casa. È il primo morso del viaggio. Ed è anche quello che alza parecchio l’asticella.
Sixteen Mill
552 Union St., Brooklyn, New York
Una bakery nine allergens-free è davvero possibile?
NoHo ospita una piccola rivoluzione che porta il nome di Bub’s Bakery. Bub’s è la prima bakery di New York completamente nine allergens-free, libera cioè dai nove principali allergeni alimentari. Un’informazione che potrebbe bastare da sola, se non fosse che la vera notizia è un’altra: ci si va perché i prodotti sono buoni, perché quasi non sembra vero che siano senza glutine, lattosio, uova, soia, frutta secca, arachidi, sesamo, pesce e crostacei. Sì, li abbiamo scritti tutti. Ci si va soprattutto per il cinnamon roll e per le danish, i cui ingredienti cambiano stagionalmente ma l’impasto rimane sempre una nuvola leggera e ben sfogliata. Nota bene: è disponibile anche il banana pudding, dolce tipico statunitense diventato famoso grazie a un’altra bakery di New York. Qui è in versione… senza.
Bub’s Bakery
325 Lafayette St., New York
Koké, dove i fermentati parlano giapponese
New York cambia faccia a ogni isolato. Basta entrare da Koké, nel Greenwich Village, per ritrovarsi davanti a una vetrina di lievitati plant based e senza glutine d’ispirazione giapponese che difficilmente avrete già assaggiato. La fermentazione è il filo conduttore della proposta, con tecniche giapponesi che aggiungono complessità ai sapori e rendono gli impasti più digeribili. Le proposte oscillano tra il salato e il dolce: dal Miso Almond Bread, soffice, leggermente sapido e con una delicata nota di mandorla, ai mochi cookies al matcha, al sesamo nero o al cioccolato. Se è stagione, chiudete con il soft serve al sesamo nero.
Koké
73 Bleecker St., New York
Un, due, tre… bagel!
Ogni città ha il suo morso simbolo. A New York è il bagel. Modern Bread & Bagel, con diverse sedi in città, è probabilmente il posto che più di tutti ha riscritto l’idea di bagel senza glutine. L’impasto ha struttura, elasticità e quella consistenza leggermente tenace che ci si aspetta dall’originale. I ripieni spaziano dai grandi classici alle versioni più creative, il cream cheese è disponibile anche vegetale – con il tofu – e le uova vengono declinate in ogni modo possibile. Un ingrediente, però, incuriosisce subito: il crusted pastrami salmon, ovvero il salmone affumicato ricoperto di spezie come un pastrami. Da quel momento il resto del menu scomparirà in un istante.
Modern Bread & Bagel
472 Columbus Ave., New York, e altre sedi
Un diner non ce lo metti?
Entrare in un diner americano fa parte del viaggio quasi quanto salire sull’Empire State Building. Friedman’s è una piccola catena, amata anche dai turisti, che ha una qualità rara: l’attenzione verso le persone celiache. Non è un diner cento per cento senza glutine, ma tutto il menu può essere replicato in versione gluten free. Le opzioni senza lattosio sono meno numerose, ma il personale sa come gestire le intolleranze e ordinare un piatto “senza” qui è naturale quasi quanto chiedere un caffè filtro. Il vero motivo per entrare resta uno: il panino con il pastrami, affettato al coltello, servito con senape e patatine fritte.
Friedman’s
35 West End Ave, New York, e altre sedi
Cambiare continente, nel piatto
La cosa più difficile, a New York, non è scegliere cosa mangiare. Nel giro di poche fermate di metropolitana si passa dalla cucina fusion a quella peruviana ricordandosi che il vero lusso della città è proprio questo: poter cambiare continente a ogni pasto, anche se si è celiaci o intolleranti.
Tre indirizzi su tutti: Kimmi, Brasa e Lilli and Loo. Kimmi amplia l’immensa offerta fusion della città e la riscrive in ottica senza glutine e (quasi interamente) senza lattosio; Brasa invece eleva i sapori peruviani, trasformando ingredienti identitari come patate dolci, quinoa, mais tostato, avocado, in piatti contemporanei e in versione bowl; Lilli and Loo è invece il ristorante che può soddisfare quella voglia improvvisa di cucina asiatica e farvi assaggiare – magari per la prima volta – i dumplings.
Kimmi, 125 Canal Street, New York
Brasa, 30th Ave. Astoria, New York
Lilli and Loo, 785 Lexington Avenue, New York
Il senza glutine attraversa culture, tecniche e tradizioni con una naturalezza che sorprende. Alla fine del viaggio vi accorgerete di due cose: di aver pronunciato pochissime volte la domanda «Is it gluten free?» e di non essere riusciti a provare tutti i posti che avevate segnato. Non perché mancassero le alternative sicure, ma perché erano troppe. È forse questa la cosa che la città sa fare meglio: dimostrare che il senza glutine non è un’etichetta o una categoria gastronomica. È una possibilità in più, non una cucina a parte.
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