L’Europa ha aiutato l’Ucraina a colpire la Russia, adesso impara da Kyjiv

La guerra in Ucraina è diventata il più grande laboratorio militare e d’intelligence del continente. Da oltre quattro anni, eserciti e servizi segreti occidentali osservano il conflitto non soltanto per sostenere Kyjiv, ma anche per imparare. Dall’impiego massiccio dei droni alla guerra elettronica, fino alle operazioni clandestine in profondità sul territorio nemico, poche guerre recenti hanno prodotto un’accelerazione tecnologica e operativa paragonabile. C’è però un’altra lezione, forse ancora più importante: capire di nuovo la Russia.
L’invasione del 24 febbraio 2022 ha infatti messo in luce un limite che molte intelligence europee hanno riconosciuto solo a posteriori. Dopo la Guerra fredda il baricentro si era progressivamente spostato verso il terrorismo jihadista, il Medio Oriente, il Sahel, la Cina e il cyberspazio. Mosca era rimasta un dossier importante, ma non più prioritario. Il risultato è stato un progressivo impoverimento di competenze, reti e capacità di analisi proprio sul Paese che sarebbe tornato a rappresentare la principale minaccia convenzionale per l’Europa.
Non è un caso se, mentre Stati Uniti e Regno Unito resero pubbliche già nell’autunno del 2021 le proprie valutazioni sull’imminenza dell’invasione russa, diversi governi europei continuarono a considerare il massiccio concentramento di truppe ai confini ucraini come una forma di pressione politica più che il preludio di una guerra su vasta scala. Quel fallimento di analisi ha lasciato un segno profondo nelle comunità d’intelligence del continente.
Oggi il percorso si è in parte invertito. A raccontarlo è un’inchiesta pubblicata da L’Express, secondo cui gli europei continuano ovviamente ad assistere gli ucraini, ma sempre più spesso si recano a Kyjiv anche per imparare da loro.
Il settimanale francese ricostruisce la crescita delle capacità clandestine ucraine, culminata in operazioni come Spiderweb, il raid che nel giugno 2025 colpì simultaneamente diverse basi dell’aviazione strategica russa grazie a droni introdotti clandestinamente nel Paese e lanciati da camion posizionati nei pressi degli obiettivi. Un’operazione che ha richiesto mesi di preparazione, sofisticate capacità logistiche e di intelligence e un’integrazione tra tecnologia, pianificazione e sicurezza operativa raramente osservata in Europa.
Secondo le fonti citate da L’Express, questa evoluzione è stata favorita anche dal sostegno occidentale. Dopo la collaborazione avviata con l’americana Central Intelligence Agency (Cia) già dal 2014, gli ucraini avrebbero beneficiato dell’addestramento fornito da partner europei, con il Regno Unito, la Polonia e altri Paesi impegnati nella formazione degli ufficiali e nello sviluppo delle capacità operative. Fonti francesi attribuiscono inoltre alla francese Direction Générale de la Sécurité Extérieure (Dgse) e al britannico Secret Intelligence Service (o MI6) un ruolo di supporto sul piano operativo, mentre Baltici e Paesi Bassi avrebbero contribuito soprattutto sul versante tecnico.
Ma è soprattutto il finale dell’articolo a offrire lo spunto più interessante. «Bisogna vedere chi forma chi», osserva uno degli interlocutori francesi. Perché oggi il rapporto è diventato bidirezionale.
Secondo L’Express, gli europei arrivano in Ucraina per osservare direttamente come combattono i russi, capire come individuare i droni in condizioni reali, imparare a impiegarli e studiare il modo in cui Kyjiv ha saputo adattare intelligence, tecnologia e operazioni speciali a un conflitto ad alta intensità. In altre parole, l’Ucraina non è più soltanto un Paese da assistere: è diventata una palestra operativa per gli alleati.
Anche per questo, tra gli esperti consultati dal settimanale francese emerge la convinzione che i servizi ucraini abbiano ormai raggiunto un livello tra i più elevati in Europa, frutto soprattutto della straordinaria capacità di adattamento sviluppata in oltre quattro anni di guerra contro la Russia. Un’evoluzione che non cancella il contributo occidentale, ma dimostra come l’esperienza sul campo possa accelerare la crescita di un servizio d’intelligence molto più rapidamente di qualsiasi programma di formazione.
Naturalmente il successo di Spiderweb ha alimentato anche la guerra dell’informazione. Nei mesi successivi il direttore dell’Fsb, Aleksandr Bortnikov, ha sostenuto che dietro l’operazione vi fosse il Service britannico, una tesi rilanciata dalla propaganda russa anche per altri attacchi in profondità contro obiettivi strategici. L’Unione europea, attraverso il progetto EUvsDisinfo, ha invece classificato queste ricostruzioni come parte delle consuete campagne di disinformazione del Cremlino, sottolineando come non siano state presentate prove a sostegno delle accuse.
Al di là delle narrazioni contrapposte, una conclusione appare difficilmente contestabile. Se negli anni successivi alla Guerra fredda l’Europa aveva progressivamente disimparato a osservare la Russia, oggi sta cercando di recuperare quel patrimonio di conoscenze proprio nel luogo in cui Mosca combatte la sua guerra più importante. Per le intelligence europee, il fronte ucraino non è soltanto una linea di combattimento: è tornato a essere la migliore scuola per capire il principale avversario strategico del continente.
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