Niente ergastolo per Alessia Pifferi che lasciò morire di stenti la piccola Diana: la Cassazione conferma la condanna a 24 anni

25 Giugno 2026 - 18:21
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Niente ergastolo per Alessia Pifferi che lasciò morire di stenti la piccola Diana: la Cassazione conferma la condanna a 24 anni

Caso Alessia Pifferi, definitiva la condanna a 24 anni: la decisione della Cassazione

È arrivato il verdetto finale sul dramma della piccola Diana, morta sola, abbandonata a se stessa e tra stenti e silenzio: oggi la Cassazione ha confermato la condanna a 24 anni emessa nel secondo grado di giudizio per la madre Alessia Pifferi, unica imputata sul banco degli imputati.

Alessia Pifferi lasciò morire figlia di stenti: la Cassazione conferma la condanna a 24 anni

E alla fine restano solo il dolore e lo sconcerto senza fine a cui neppure la fine sentenziata a livello giudiziario dalla Suprema Corte –che ha chiuso con il suo verdetto una delle pagine più dolorose della recente cronaca nera nazionale – potrà mai mettere un argine. Ma tant’è: i giudici della prima sezione penale hanno infatti confermato in via definitiva la condanna a 24 anni di reclusione per Alessia Pifferi, la donna accusata dell’omicidio volontario pluriaggravato della figlia Diana, di appena 18 mesi.

Gli ermellini respingono sia il ricorso della difesa che quello della Procura Generale

La bambina venne abbandonata dal 14 al 20 luglio del 2022 nella sua culletta, nell’abitazione di Via Parea a Milano, lasciata morire di stenti – per disidratazione e denutrizione – mentre la madre si trovava fuori città con il compagno. Dunque, con questa decisione gli ermellini hanno respinto sia il ricorso della difesa. Sia quello della Procura Generale. Quest’ultima, attraverso la sostituta procuratrice Valentina Manuali, aveva chiesto un appello bis per ripristinare l’ergastolo del primo grado, sottolineando la crudeltà del reato e l’assenza di patologie psichiche incidenti sulla capacità di intendere e volere della donna.

Caso Pifferi e verdetto Cassazione: le argomentazioni dell’accusa, il ricorso della difesa

Dunque, i giudici della prima sezione penale della Cassazione hanno confermato la sentenza di secondo grado che aveva cancellato l’ergastolo. Rigettando il ricorso dell’imputata, come quello della procura generale di Milano che chiedeva un appello bis per non riconoscere le attenuanti generiche. Nel corso della requisitoria questa mattina la sostituta procuratrice Valentina Manuali aveva detto che «gli elementi sulla base dei quali la sentenza fonda il riconoscimento delle attenuanti generiche sono carenti. La bimba è morta perché privata per giorni di acqua e cibo», ha tragicamente ricordato.

La difesa di Alessia Pifferi: «Per noi è una sconfitta perché speravamo che la Cassazione potesse mitigare la pena»

Sottolineando tra l’altro come «le condizioni psichiche dell’imputata non abbiano minimamente inciso sulla sua capacità di intendere e volere». Una decisione che, da qualunque prospettiva la si guardi, lascia l’amaro in bocca a entrambe le parti. Da un lato, infatti, il difensore Cristian Scaramozzino ha espresso rammarico per una mancata ulteriore mitigazione della pena, commentando: «Per noi è una sconfitta perché speravamo che la Suprema Corte potesse mitigare un po’ il trattamento sanzionatorio»…

Il legale della famiglia: «Non è l’esito che ci aspettavamo, ma la sentenza mette la parola fine a questa triste vicenda»

Dall’altro, l’avvocato di parte civile Emanuele De Mitri, legale della famiglia Pifferi, pur auspicando l’annullamento delle attenuanti, ha accettato il verdetto parlando di un atto che «mette finalmente la parola fine a questa triste e drammatica vicenda». Sottolineando comunque nelle more che «non è l’esito che ci aspettavamo perché pensavamo che si potesse quantomeno annullare la sentenza di secondo grado sull’aspetto delle attenuanti generiche».

E sullo sfondo restano indelebili l’incredulità e l’indignazione per la tragedia di una vita innocente spezzata. Una brevissima esistenza, quella della piccola Diana, che al netto dell’arresto. Delle sentenze. Dei processi mediatici e della condanna dell’opinione pubblica inferti in anni di dibattiti e dibattimento a Alessia Pifferi, resta a tutt’oggi incomprensibile e inaccettabile per come si è drammaticamente conclusa.

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