Caso Yara, la difesa di Bassetti non molla e chiede nuovi accertamenti su leggins, slip, scarpe, felpa e giubbotto della vittima

Yara Gambirasio, un caso giudiziario infinito o uno strazio senza fine mai? Impossibile rispondere al momento, visto che la vicenda dibattimentale potrebbe clamorosamente riaprirsi. I legali di Massimo Bossetti, infatti, condannato in via definitiva all’ergastolo nel 2018, hanno depositato una nuova istanza presso la Corte d’Assise di Bergamo, in veste di giudice dell’esecuzione. L’obiettivo è chiaro e ambizioso: ottenere l’autorizzazione formale a svolgere accertamenti tecnico-scientifici diretti sui reperti e sui campioni biologici ancora esistenti.
Caso Yara Gambirasio, la difesa di Bossetti chiede nuovi accertamenti
Questa mossa della difesa, rappresentata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, costituisce lo sviluppo logico del percorso tracciato dalla Corte di Cassazione con il provvedimento del 26 luglio 2023. In quell’occasione, la Suprema Corte aveva inizialmente limitato i legali alla sola osservazione visiva dei reperti. Rimandando a un momento successivo la facoltà di richiedere ulteriori e più approfonditi esami di laboratorio.
L’istanza dopo l’acquisizione delle foto del Ris
Ebbene ad oggi, a far scattare l’accelerazione sarebbero stati i dettagli emersi dall’analisi degli abiti che la tredicenne di Brembate di Sopra indossava il giorno della scomparsa. Sotto la lente della difesa sono finiti leggings, slip, scarpe, felpa e giubbotto: tutti indumenti custoditi nel rispetto della catena di conservazione. I legali, allora, spiegano che i nuovi dubbi e i punti di forza su cui poggia l’istanza, sarebbero nati solo di recente, a seguito dell’acquisizione e della consegna della documentazione fotografica ad alta risoluzione prodotta dal Ris di Parma durante le indagini preliminari.
Leggins, slip, scarpe, felpa e giubbotto tornano al centro
Dunque, è da lì – secondo quanto apprende l’Adnkronos – che la difesa di Massimo Bossetti riparte per cercare di riaprire un caso chiuso nel 2018 con la sentenza definitiva della Cassazione. Pertanto sarà compito della Corte d’Assise di Bergamo, riunita in camera di consiglio, a dover valutare la fondatezza della richiesta dei legali Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che provano un altro passo avanti nelle indagini difensive chiedendo di poter svolgere ulteriori approfondimenti sui reperti confiscati. Spiegando a margine di atti, prove e richieste in carta bollata la loro intenzione di voler risolvere i nuovi dubbi della difesa emersi sulla base di elementi noti solo dopo che il verdetto è diventato definitivo.
Così, sull’onda e sulla scia lasciata dal caso di Garlasco che tanti cold case sta facendo ri-attualizzare tra dubbi e lacune, per il team legale di Bossetti, attualmente detenuto nel carcere di Bollate, non ci sono dubbi: le nuove evidenze fotografiche potrebbero essere la chiave di volta per riaprire e chiarire il caso. Sì, perché come facilmente intuibile, la richiesta della difesa di Bossetti è «ovviamente funzionale alla revisione».
Caso Yara, la difesa di Bossetti rilancia: «Gli elementi emersi sono deflagranti»
«Siamo molto fiduciosi – ha sottolineato non a caso l’avvocato Claudio Salvagni all’Adnkronos –. Perché gli elementi emersi sono deflagranti. Confidiamo nell’indagine difensiva. Speriamo non venga ostacolata ancora. E che questa volta si possa dare una spallata al tutto». Lo stesso Bossetti, detenuto nel carcere di Bollate, si dice «fiducioso come sempre», riferisce il legale che difende il condannato con il collega Paolo Camporini. E allora ci si chiede: è solo un ennesimo colpo di scena della difesa? Oppure no?
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