Nike, class action negli Usa: i consumatori chiedono il rimborso dei dazi

Maggio 12, 2026 - 12:39
0
https://www.pambianconews.com/wp-content/uploads/2026/05/nike-portland-4-scaled.jpg

Nike finisce nel mirino dei proprio consumatori. Il colosso di Beaverton è stato citato in giudizio lo scorso venerdì con l’accusa di non aver rimborsato ai consumatori i costi legati ai dazi doganali, precedentemente traslati sui prezzi di vendita e ora oggetto di restituzione da parte del governo federale.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, la proposta di class action trae origine da una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti dello scorso febbraio. Il tribunale ha infatti annullato una serie di dazi sulle importazioni che erano stati imposti dall’amministrazione di Donald Trump nell’ambito dell’International Emergency Economic Powers Act.

Nike aveva precedentemente dichiarato di aver corrisposto circa 1 miliardo di dollari in tariffe doganali a seguito di tali misure. Per compensare l’esborso, il gruppo avrebbe aumentato i prezzi al dettaglio: nello specifico, i consumatori citano rincari compresi tra i 5 e i 10 dollari per le calzature e tra i 2 e i 10 dollari per l’abbigliamento.

L’accusa mossa dai legali dei consumatori presso il tribunale federale di Portland, in Oregon, è che Nike stia cercando di incassare due volte la stessa cifra: la prima attraverso l’incremento dei listini pagato dai clienti e la seconda tramite i rimborsi “significativi” attesi dal governo. “Nike non ha assunto alcun impegno legalmente vincolante per restituire i sovrapprezzi legati ai dazi ai consumatori che li hanno effettivamente pagati”, si legge nella denuncia riportata dall’agenzia.

Al momento, l’azienda non ha rilasciato commenti ufficiali in merito alla vicenda. Il brand dello Swoosh non sarebbe però l’unico player del settore a dover affrontare simili contenziosi: azioni legali analoghe sono state intraprese anche contro la catena statunitense di alimentari Costco e il colosso dell’eyewear EssilorLuxottica.

In questo spaccato, da poche settimane le imprese hanno ufficialmente la possibilità di recuperare o comunque di tentare di recuperare miliardi di dollari di dazi. Il sistema di rimborso dei dazi doganali della dogana e della protezione delle frontiere degli Stati Uniti è infatti entrato in funzione da lunedì 20 aprile. Si tratta di un sistema complesso anche in funzione delle somme: si tratta di recuperare 166 miliardi di dollari (141 miliardi di euro) di tasse di importazione accumulate su più di 53 milioni di spedizioni a causa dei dazi di emergenza imposti dal presidente Donald Trump con il Liberation Day e che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullatofebbraio, stabilendo che le elevate tariffe globali imposte da Trump eccedevano i suoi poteri presidenziali.

Secondo le stime dei funzionari doganali, circa 330mila importatori hanno pagato i dazi. I rimborsi dovrebbero essere effettuati entro 60-90 giorni, stando a quanto comunicato dal CBP (Customs and Border Protection). Il governo prevede di elaborare i rimborsi in fasi, concentrandosi inizialmente sui pagamenti tariffari più recenti.

Lo scorso mese il numero uno dello sportswear mondiale ha presentato i dati relativi al terzo trimestre, dove ha archiviato un fatturato sostanzialmente stabile a 11,3 miliardi di dollari (pari a circa 10 miliardi di euro, in calo del 3% a cambi costanti e invariato a cambi correnti), ma in scivolata sull’utile netto, diminuito del 35% a quota 520 milioni di dollari. Un risultato che si è attestato comunque leggermente sopra le attese degli analisti, che stimavano ricavi a 11,24 miliardi, secondo i dati Lseg riportati da Reuters. Tra le note positive di un trimestre non uniforme si segnalano i ricavi wholesale, in crescita del 5% a 6,5 miliardi di dollari, sostenuti da vendite stabili in Nord America.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User