No al grande albergo a Gallenmahd in Val Martello, nel Parco nazionale dello Stelvio

29 Giugno 2026 - 10:49
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No al  grande albergo a Gallenmahd in Val Martello, nel Parco nazionale dello Stelvio

Già ad aprile le organizzazioni ambientaliste e alpinistiche dell’Alto Adige/Südtirol avevano espresso forti preoccupazioni in merito al progetto di un nuovo hotel nella zona di sviluppo turistico di Gallenmahd in Val Martello/Martelltal: «L’iniziativa rappresenta un esempio emblematico di una dinamica che il CAI Alto Adige, Mountain Wilderness, il WWF, LIPU, Legambiente, Dachverband für Natur und Umweltschutze l’Heimatpflegeverband Südtirol criticano da anni: la continua espansione delle infrastrutture turistiche nonostante il crescente impatto su natura, paesaggio e risorse».

Le organizzazioni ambientaliste e alpinistiche spiegano che «L’hotel previsto a quattro stelle, con una capienza di 140 posti letto, dovrebbe sorgere in un’area naturale altamente sensibile all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, a oltre 1.600 metri di quota e al di fuori degli insediamenti esistenti. Secondo il rapporto ambientale, sono previsti impatti significativi: oltre 6.000 metri quadrati di suolo impermeabilizzato, un aumento del traffico, interferenze con il sistema idrico e la biodiversità, nonché profonde trasformazioni del paesaggio. Particolarmente critica è inoltre il disboscamento previsto di circa sei ettari per la realizzazione di un’opera paravalanghe, necessaria per rendere fattibile il progetto. «Qui si inserisce un albergo in un paesaggio alpino finora in gran parte intatto – e per di più all’interno di un parco nazionale. Questo contraddice tutti i principi di uno sviluppo territoriale e turistico sostenibile».

Inoltre, l’area del progetto è in una zona a rischio valanghe molto elevato e le associazioni fanno notare che «L‘opera paravalanghe necessaria rappresenta di per sé un intervento massiccio sulla natura e sul paesaggio. E’ quindi ancora più incomprensibile che i lavori di disboscamento necessari siano già iniziati, nonostante questioni centrali relative alla possibilità di approvazione dell’intero progetto siano ancora aperte».

Nelle osservazioni presentate al Comune, Le associazioni denunciano che «Quello che osserviamo non è un caso isolato, ma parte di un problema strutturale: la pressione sul paesaggio continua a crescere, mentre gli strumenti politici di gestione del territorio vengono progressivamente indeboliti. Oltre agli impatti ambientali, il progetto solleva anche questioni fondamentali di pianificazione territoriale. La struttura prevista richiede la realizzazione ex novo di tutte le infrastrutture – dalla captazione dell’acqua allo smaltimento delle acque reflue fino alla fornitura energetica – in un’area finora non urbanizzata. Allo stesso tempo, in val Martello esistono edifici inutilizzati che potrebbero essere recuperati a fini turistici».

Le organizzazioni ambientaliste e alpinistiche chiedono un cambio di rotta nello sviluppo turistico: «Meno nuovi grandi progetti in aree incontaminate e più riqualificazione qualitativa dell’esistente. Proprio all’interno di un parco nazionale dovrebbero valere criteri diversi: qui non si tratta di ulteriore crescita, ma della tutela di un paesaggio naturale e culturale unico».

Infine, le associazioni rivolgono un appello alle autorità competenti affinché «Non portino avanti il progetto nella sua forma attuale, interrompano immediatamente i lavori di disboscamento e pongano al centro gli interessi a lungo termine della natura, del paesaggio e della popolazione».

Solo poche settimane prima, una coalizione di associazioni sudtirolesi e italiane aveva consegnato alla giunta provinciale oltre 10.000 firme, raccolte sotto la petizione “Bettenstopp jetzt für Südtirol! Basta con l’aumento dei posti letto in Alto Adige!”, nella quale si legge: «Quando è troppo è troppo! La provincia non può sopportare altri 12.000 posti letto. L'Alto Adige, terra di turismo, sta cedendo sotto il peso di 38 milioni di pernottamenti. Eppure, a quanto pare, non basta ancora. 12.000 posti letto aggiuntivi significheranno nuove e ulteriori pressioni sul territorio: più traffico, maggiore consumo di acqua ed energia, nuove funivie e piste da sci più larghe, più bacini di accumulo, più cannoni da neve, più parcheggi, più strade, e così via. Sempre meno persone riescono a trovare alloggi a prezzi accessibili, mentre molte aziende lamentano una crescente carenza di personale. La pressione sulla società, sulla natura e sulla qualità della vita continua ad aumentare. Aiutaci a impedire che l’attuale ordinanza sul blocco dei posti letto, in vigore dal 13 settembre 2022, venga modificata e che il boom edilizio alberghiero venga così prorogato di altri cinque anni a partire da settembre 2026. Il tanto atteso tetto massimo dei posti letto verrebbe rinviato ancora una volta e almeno altri 12.000 posti letto si aggiungerebbero all’attuale eccesso di capacità ricettiva. Sì a un turismo sostenibile, non di massa. No all’allentamento del blocco dei posti letto e alla prosecuzione del boom alberghiero».

Ma la giunta di destra (Südtiroler Volkspartei - SVP, Die Freiheitlichen, Fratelli d’Italia e Lega-Uniti per l’Alto Adige) della Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige/ Landesregierung Autonome Provinz Bozen - Südtirol ha deciso di prorogare il termine per la realizzazione dei posti letto nelle zone turistiche, lasciando a circa la metà dei comuni altoatesini altri 5 anni per estendere i diritti edilizi già concessi, favorendo così nuovi progetti turistici su aree finora non edificate.

Le associazioni criticano aspramente la possibilità di concedere deroghe al congelamento dei posti letto nei comuni cosiddetti strutturalmente deboli o a rischio di spopolamento: «Tra i comuni classificati come strutturalmente deboli ve ne sono diversi che possono certamente essere considerati a forte vocazione turistica e che hanno beneficiato di ingenti investimenti nel settore negli ultimi dieci anni. A Lüsen, ad esempio, sono stati costruiti grandi complessi alberghieri che incidono notevolmente sul consumo di risorse, soprattutto suolo, energia e acqua».

Claudia Plaikner, presidente di Heimatpflegeverband Südtirol, sottolinea: «Il fatto che questo chiaro segnale proveniente dalla popolazione non venga evidentemente preso in considerazione è incomprensibile. A ridosso delle vacanze pasquali, la Giunta provinciale ha fatto alla popolazione un regalo. ma certo non gradito. Nessun blocco dello sviluppo – ma nuovi hotel in zona verde».

Per le associazioni ambientaliste il blocco dei posti letto non implica uno stop allo sviluppo turistico. La crescita qualitativa delle strutture esistenti resta possibile, nel rispetto dei contingenti già previsti. Elisabeth Ladinser, presidente di Dachverbandes für Natur- und Umweltschutz, aggiunge: «Non si tratta di favorire la piccola struttura a conduzione familiare che vuole svilupparsi, ma di proroga delle zone turistiche e quindi della possibilità di costruire nuovi hotel su aree libere. Si tratta di un privilegio per pochi investitori e grandi progetti alberghieri»

Plaikner conclude: «La pianificazione perde credibilità Secondo le associazioni, questa decisione indebolisce ulteriormente uno strumento centrale della pianificazione territoriale. Negli ultimi anni sia il numero dei posti letto sia la pressione turistica sono aumentati in modo significativo. Il blocco dei posti letto turistici è uno strumento fondamentale di regolazione territoriale. Se questo strumento viene progressivamente indebolito, la politica perde credibilità. Uno sviluppo turistico sostenibile richiede limiti chiari e soprattutto un orientamento verso gli interessi della collettività, non verso quelli di singoli».

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