Non c'è pace tra gli Stretti. La guerra al petrolio illegale dietro agli spari russi nella Manica

Tanto tuono che piovve. Speriamo che resti un episodio isolato – per quanto brutto e insolito – e non l’inizio di un’escalation militare in un’importate zona marittima dell’Unione Europea: una nave da guerra russa, la fregata Admiral Grigorovich, ha sparato colpi di avvertimento contro uno yacht battente bandiera britannica che si era avvicinato (troppo?) all'unità da guerra della Federazione Russa mentre era in navigazione nel canale della Manica. L'episodio, che sembra confermare il crescente stato di tensione tra russi e inglesi, si è verificato ieri nei pressi dell’area di mare tra l'Isola di Wight e la Normandia.
Non sono stati segnalati feriti né danni materiali allo yacht – che sta continuando la sua navigazione – ma naturalmente, come avviene in questi casi, il ministero della Difesa britannico sta indagando sull’accaduto per capire le ragioni che hanno spinto una potente nave da guerra russa a sparare colpi di avvertimento a meno di 500 metri dalla prua di uno yacht britannico mentre era in navigazione a circa 20 miglia a Sud dell'Isola di Wight.
La prima reazione dell’Ammiragliato inglese è stata quella di inviare nell’area dell’accaduto la HMS Tyne, un pattugliatore costiero, per raccogliere informazioni e verificare che l'equipaggio dello yatch non abbia riportato conseguenze.
Non possiamo considerare l'incidente di ieri senza collegarlo a quanto si è verificato pochi giorni fa, vale a dire il fermo e il successivo sequestro effettuato dalla Royal Navy di una petroliera carica di greggio e sospettata di essere collegata con la Federazione Russa. Questo sgradevole episodio è avvenuto al largo della costa dell'Isola di Wight, e va ricordato che si è trattato del primo caso in cui l’United Kingdom ha disposto il sequestro di una nave soggetta a sanzioni dall'inizio della guerra contro l'Ucraina.
La motivazione della presenza della fregata Admiral Grigorovich – in forza presso la flotta del Mar Nero –, si potrebbe dunque spiegare con le operazioni di vigilanza sul transito di petroliere della cosiddetta shadow fleet russa nella Manica. Una sorta di presenza marittima che, dalla prospettiva di Mosca, servirebbe a rendere sicuro il transito delle petroliere russe o collegate con la Russia, costringendo così la Royal Navy a seguirle mantenendosi a distanza.
Questa decisione di Mosca appare, dunque, come una risposta al premier inglese Starmer, che già nel marzo scorso aveva conferito alle forze speciali inglesi il “potere” di catturare le navi che trasportavano illegalmente petrolio russo. In quell’occasione Starmer ebbe ad affermare che avrebbe colpito la flotta ombra “ancora più duramente” se avesse navigato nelle acque territoriali britanniche.
Ricordiamo che l’U.S. Navy abbordò, per la prima volta, una petroliera soggetta a sanzioni russe nel gennaio scorso, chiedendo alle altre nazioni alleate (in ambito Nato) la promessa di sequestrare navi petroliere collegate con la Russia; infatti, la Marin National francese ne ha già intercettate alcune nel Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico. Tuttavia, non possiamo tralasciare di ricordare che transitano dalla Manica decine di petroliere al giorno e, nonostante la minaccia di Starmer, continuano a transitarvi.
Riportiamo il dato di analisti inglesi, che stimano essere oltre 300 le petroliere della flotta ombra russa ad aver attraversato le acque territoriali britanniche (ricordiamo che La Manica ha lo status giuridico di Stretto internazionale e perciò vige il principio del libero transito inoffensivo; di Stretto interdetto arbitrariamente alla navigazione basta e avanza quello di Hormuz).
Sequestrare tutte le navi della flotta ombra in transito appare un’operazione assai complicata sia sotto il profilo militare sia sotto quello logistico e perciò si preferisce agire di tanto in tanto e alimentare uno stato di tensione, che ha portato al conseguente cannoneggiamento di ieri, senza consegue per fortuna, ma che lascia un segno indelebile nei già difficili rapporti diplomatici da Londra e Mosca.
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