«Non lasciamoci spaventare, perché il futuro lo facciamo noi»

Maggio 03, 2026 - 14:14
0 3
«Non lasciamoci spaventare, perché il futuro lo facciamo noi»
L'Arcivescovo tra i volontari nel loro stand in Seminario

«Vogliamo chiedere al Signore di liberarci da ciò che ostacola la nostra libertà e rende confusa la vita». È un invito a non «essere spaventati dal futuro, a non vivere nell’incertezza per la paura delle nostre fragilità», quello con cui l’Arcivescovo suggella la sua presenza nel seminario arcivescovile di Venegono una giornata piena del sole concreto e ideale che illumina ogni angolo dell’imponente edificio.

La festa del Seminario

Seminario che, il 1 maggio, come tradizione – la festa era dedicata originariamente ai genitori dei candidati e dei giovani impegnati nel cammino verso il sacerdozio -, apre le sue porte ai giovani e anziani con intere famiglie, dai nonni agli ultimi nati, per una sorta di open day affollatissimo. Preparato con cura tra gli stands che raccontano, non di un commercio disordinato, ma di obiettivi solidali e inclusivi da raggiungere insieme come parrocchie e associazioni, con i seminaristi e i loro superiori che diventano per un giorno ciceroni, accompagnando gruppi di visitatori tra le rarità della biblioteca intitolata al cardinale Martini,  o tra i grandi pannelli delle mostre dedicate alla “Sagrada Familia” di Gaudì, e agli 80 anni della rivista “Fiaccolina”, inaugurate dal vescovo Mario. Con gli occhi dei bambini che si riempiono di meraviglia, appena oltrepassata l’austera soglia del Museo di storia naturale, con il leone imbalsamato, l’enorme coccodrillo o le coloratissime farfalle che riempiono un’intera parete.

Panoramica del Seminario durante la festa del Primo maggio

E ci sono anche il grande prato allestito per i più piccoli dal Csi, i tornei di calcio e pallavolo con le rispettive premiazioni, la gastronomia e la musica, che risuona tra i quadriportici, con i seminaristi che suonano e cantano le melodie di moda (anche sanremesi…). Ma soprattutto c’è spazio per le testimonianze di scelta vocazionale, per la preghiera nelle varie cappelle che arricchiscono la grande struttura di Venegono, il silenzio dei corridoi, percorsi da migliaia di coloro che hanno fatto grande il clero ambrosiano degli ultimi quasi 100 anni. C’è tempo per fermarsi davanti alla monumentalità della statua di Pio XI o a quelle più minute di qualche antico rettore e del cardinale Schuster che “Venegono” lo volle tenacemente come lo si vede ancora oggi. C’è tempo per partecipare alla Messa che il vescovo Mario presiede in mattinata nella basilica interna al seminario, indicando la via di una speranza che non delude.  

«Che cosa significa questo pellegrinaggio, questa preghiera per la pace, questo intercedere per le vocazioni? Forse, si potrebbe dire: significa celebrare l’incanto, cioè la commovente bellezza dell’immagine di Dio iscritta nelle persone che ci stanno intorno; l’inesauribile generosità della carità, la sorprendete disposizione al perdono», dice, infatti, riprendendo tale riflessione nella preghiera vocazionale del pomeriggio celebrata all’aperto.    

La preghiera dell’Arcivescovo per le vocazioni

«Sono un vagabondo del capriccio con un girovagare attirato da tante cose diverse, perciò come potrei concentrami su una strada? Mi disperdo, sono parcheggiato nell’incertezza, in quella forma di insicurezza, in quel modo non sentirsi mai pronti, in quel continuare a domandarsi “e dopo?” per cui dubito di me stesso, degli altri, dubito di Dio», scandisce l’Arcivescovo dando voce a un immaginario giovane.

L’arcivescovo benedice i fedeli nella basilica del Seminario

«Sono parcheggiato nell’incertezza come quella macchina potente che non va da nessuna parte perché non sa dove andare. Molti oggi sono così: una possibilità straordinaria di velocità, di bellezza, del poter raggiungere una meta, ma rimangono parcheggiati come se qualcuno avesse detto loro che le strade non ci sono più. Sono spaventato del futuro, credendo a tutto quello che i sapienti del mondo dicono per convincermi che oggi le cose vanno male, ma domani andranno peggio. Questa descrizione della storia che è diventata di moda, finisce per generare spavento. Come si può intraprendere un cammino nella vocazione, nel matrimonio, se il futuro spaventa?».

E, ancora, «sono sfiduciato per le mie fragilità e dei peccati, faccio dei buoni propositi, per qualche tempo riesco a mantenerli, impegnandomi nell’oratorio feriale, ma poi passa la voglia, la compagnia mi trascina in cose che non mi sono congegnali», prosegue monsignor Delpini definendo sinteticamente i 4 impedimenti alla libertà: «il vagabondaggio, la paura del futuro, l’incertezza, la fragilità che spaventa».

La basilica del Seminario gremita di fedeli

Il ringraziamento

«Ma noi siamo qui oggi a ringraziare questo seminario e i seminaristi, i diaconi che si preparano a diventare preti il 13 giugno prossimo, perché anche se non sono i migliori, i più forti, più intelligenti, i più santi – sono come gli altri loro coetanei, con propositi di generosità e le stanchezze – testimoniano che il capriccio non porta a nessuna conclusione. Che l’incertezza non è altro che uno sperpero del proprio tempo, che solo la fiducia può convincere ai passi positivi. Professano questa certezza: il futuro lo faremo noi, umilmente e tenacemente, e le nostre fragilità non hanno il diritto di trattenerci e di spaventarci perché noi conosciamo la verità di Dio, sappiamo che Dio perdona».

I diaconi candidati al sacerdozio in un momento della Festa in Seminario

Poi, attesissima, la presentazione dei 12 candidati 2026 e, a sera, lo spettacolo teatrale “La leggenda del Santo bevitore” tratta dall’omonimo romanzo di Joseph Roth.

 

The post «Non lasciamoci spaventare, perché il futuro lo facciamo noi» appeared first on Chiesa di Milano.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione Eventi e News

Redazione Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User