NON MI MANCA IL SAPORE, MI MANCA LO SPIRITO
Riflessioni di un italo-australiano al ritorno da un viaggio in Italia
di Cav. Luigi De Luca OMRI
Sono appena rientrato in Australia dopo diverse settimane trascorse tra Sicilia, Sardegna e altre regioni d’Italia.
Molti amici mi hanno chiesto cosa mi sia piaciuto di più. Altri mi hanno chiesto quale sia stata la granita migliore, il dolce più buono o il luogo che mi ha emozionato maggiormente.
La verità è che il ricordo più forte che porto con me non è una risposta a nessuna di queste domande. È una sensazione. Una sensazione di vuoto.
Non perché abbia trovato un’Italia brutta o impoverita. Al contrario. L’Italia continua a essere uno dei Paesi più straordinari del mondo. La sua bellezza è ovunque: nei paesaggi, nell’arte, nella cultura, nelle piazze e nelle persone.
Eppure, durante questo viaggio, ho avuto spesso l’impressione che qualcosa si stia lentamente affievolendo. Non parlo del prodotto. Parlo dello spirito.
Sono figlio di una generazione che ha imparato che un mestiere non era soltanto un modo per guadagnarsi da vivere. Era una responsabilità.
Fare una granita, un gelato, un pane o un dolce significava mettere il proprio nome, la propria reputazione e la propria dignità dentro quel prodotto.
Dietro ogni preparazione c’era una storia. C’era il desiderio di fare bene. C’era l’orgoglio.
In diversi momenti del mio viaggio, invece, ho percepito una realtà diversa.
Ho visto prodotti corretti, tecnicamente accettabili, ma privi di quell’anima che li rende memorabili. Ho visto tradizioni mantenute perché devono essere mantenute, non perché qualcuno creda ancora profondamente nel loro valore.
Naturalmente questa è una percezione personale. Non riguarda tutti e non pretende di rappresentare un’intera nazione.
Ho incontrato anche straordinari professionisti che continuano a lavorare con passione e dedizione.
Ma la domanda che continuo a pormi è un’altra: dov’è finito l’orgoglio di fare bene le cose?
La risposta, credo, non è semplice.
Per molto tempo ho pensato che il problema fosse legato alle istituzioni, alla politica o alle trasformazioni economiche. E certamente questi fattori hanno un peso.
Ma, riflettendo con maggiore calma, mi sono reso conto che il fenomeno è più ampio.
La stessa sensazione si percepisce anche in Australia, in Francia, in Spagna e in molti altri Paesi occidentali.
Viviamo in un mondo che corre sempre più velocemente. La ricerca del profitto immediato spesso prevale sulla qualità.
Il turismo di massa tende a premiare ciò che è facilmente replicabile. Le grandi catene sostituiscono le attività familiari.
Molti giovani faticano a vedere un futuro nei mestieri artigianali che hanno costruito l’identità delle generazioni precedenti.
La globalizzazione avvicina i popoli, ma talvolta uniforma i gusti.
Così, lentamente, rischiamo di perdere ciò che rendeva unico ogni territorio. Non il prodotto in sé, ma il significato del prodotto.
Una granita non è soltanto ghiaccio e frutta. Un pane non è soltanto farina. Un dolce non è soltanto una ricetta.
Sono racconti. Sono identità. Sono il risultato di conoscenze tramandate da generazioni.
Forse è proprio questo che mi ha lasciato inquieto durante il mio viaggio. Non la qualità di ciò che ho assaggiato, ma la sensazione che, in alcuni casi, si stia perdendo la consapevolezza del valore di ciò che si possiede.
Eppure non credo che tutto sia perduto.
Anzi, credo che il primo passo per proteggere una tradizione sia riconoscerne il valore.
Ogni volta che un artigiano decide di non scendere a compromessi, ogni volta che un giovane sceglie di imparare un mestiere anziché cercare una scorciatoia, ogni volta che qualcuno difende una ricetta, una tecnica o una tradizione non per nostalgia, ma per rispetto, in quel momento una piccola fiamma continua a restare accesa.
Forse il compito della mia generazione, e di chi vive tra due mondi come molti italo-australiani, è proprio questo: ricordare che il futuro non si costruisce cancellando le proprie radici.
Si costruisce avendo il coraggio di portarle con sé.
Alla fine del viaggio ho capito una cosa.
Non mi manca il sapore. Mi manca lo spirito.
Ed è proprio per questo che vale la pena continuare a difenderlo.
The post NON MI MANCA IL SAPORE, MI MANCA LO SPIRITO first appeared on Allora! Italian Australian News.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)