AUSTRALIA, TAYLOR CORREGGE IL TIRO: «CREDO IN UNA VERSIONE DEL MULTICULTURALISMO»
Il leader dell’opposizione respinge l’idea di un Paese monoculturale proposta da Pauline Hanson, ma chiede regole migratorie più severe e l’obbligo per chi arriva di rispettare valori, leggi e istituzioni australiane
Angus Taylor prova a chiarire la posizione della Coalizione sul multiculturalismo dopo una giornata di risposte esitanti che aveva aperto un nuovo fronte politico con il governo Labor e creato confusione anche all’interno del Partito liberale.
Il leader dell’opposizione ha dichiarato di credere in «una versione del multiculturalismo», fondata però su controlli migratori più rigidi e sull’obbligo per chi arriva in Australia di rispettare le leggi, la democrazia, le libertà individuali e i valori fondamentali del Paese.
Taylor ha respinto la proposta di Pauline Hanson per un’Australia monoculturale, ma ha precisato di non essere soddisfatto dell’attuale sistema, sostenendo che negli ultimi anni sarebbero entrate nel Paese persone che non credono nella democrazia e nelle libertà australiane.
«Assicurarsi che chi viene in questo Paese contribuisca e si impegni nei suoi confronti non significa creare una monocultura», ha dichiarato durante un’intervista a 2GB.
Secondo Taylor, chi non è disposto ad adottare e rispettare i valori australiani non dovrebbe essere accolto.
«Non sono benvenuti se non sono preparati a farlo. Potete chiamarlo come volete, ma per me è semplicemente buon senso», ha affermato.
Le esitazioni del giorno precedente
La precisazione è arrivata dopo che il leader dell’opposizione era stato interrogato cinque volte dai giornalisti sulla propria posizione e aveva evitato di confermare direttamente il tradizionale sostegno bipartisan al multiculturalismo.
Taylor aveva chiesto ai cronisti di spiegare quale definizione intendessero utilizzare e aveva preferito parlare della necessità di condividere i valori fondamentali dell’Australia.
Le risposte avevano permesso al governo Albanese di accusare la Coalizione di avvicinarsi alle posizioni di One Nation proprio mentre il partito di Pauline Hanson cresce nei sondaggi e contesta ai liberali una linea troppo debole su immigrazione e identità nazionale.
Labor ha portato la questione anche durante il Question Time, sostenendo che Taylor non fosse riuscito a difendere con chiarezza uno dei principi centrali dell’Australia moderna.
La pressione ha spinto diversi esponenti liberali a intervenire pubblicamente per ribadire che il partito continua a sostenere una società multiculturale.
Hume: «Non dovevamo finire in questa discussione»
La vice leader della Coalizione Jane Hume ha definito la polemica assurda, osservando che l’Australia è già una società multiculturale e che questo dato non può essere cancellato.
Hume ha respinto sia quella che ha definito la politica identitaria della sinistra sia la politica della paura culturale proveniente dalla destra.
«Non riesco a credere che siamo riusciti a metterci in questa situazione», ha dichiarato.
Anche la senatrice Anne Ruston ha ricordato che l’Australia è stata costruita attraverso il multiculturalismo e che il futuro del Paese continuerà a dipendere dal contributo delle comunità arrivate da ogni parte del mondo.
Ruston ha però sottolineato che la Coalizione vuole una società nella quale tutti rispettino le leggi, condividano i valori nazionali e contribuiscano alla vita economica e sociale.
Una posizione analoga è stata espressa dalla senatrice liberale Maria Kovacic, secondo la quale i migranti rappresentano una parte fondamentale della storia australiana contemporanea.
L’esempio delle comunità italiana e greca
Taylor ha citato esplicitamente gli italiani e i greci come esempi positivi di integrazione.
Secondo il leader dell’opposizione, persone straordinarie sono arrivate in Australia dall’Italia, dalla Grecia e da numerosi altri Paesi, mantenendo il proprio cibo, i propri vestiti e una parte delle proprie tradizioni, ma adottando nello stesso tempo i valori australiani.
«Questa è l’Australia nella quale crediamo», ha affermato.
Il modello proposto da Taylor non richiede quindi l’abbandono delle culture d’origine, ma pretende una piena adesione alle regole democratiche e alla convivenza civile.
Il leader liberale ha cercato di distinguere questa impostazione da quella attribuita al governo Labor, accusato di sostenere un multiculturalismo privo di limiti e di considerare accettabile qualsiasi cultura o comportamento.
Un’accusa respinta dalla maggioranza, secondo la quale le leggi australiane e i requisiti per ottenere un visto già impongono il rispetto dei principi fondamentali del Paese.
Il riferimento all’ISIS e a Bondi
Nel tentativo di spiegare quali culture o ideologie non dovrebbero essere accettate, Taylor ha citato l’ISIS e lo Stato islamico.
«Se qualcuno viene qui con la cultura dell’ISIS, allora no», ha dichiarato.
Il leader dell’opposizione ha collegato questo argomento agli eventi avvenuti a Bondi alla fine dello scorso anno, sostenendo che l’Australia debba impedire l’ingresso o la permanenza di persone che rifiutano la democrazia e sostengono ideologie estremiste.
La scelta delle parole rischia però di alimentare nuove polemiche, perché terrorismo ed estremismo non rappresentano una cultura nazionale o religiosa e non possono essere confusi con il normale pluralismo presente nella società australiana.
Il governo ha più volte accusato la Coalizione e One Nation di utilizzare episodi di violenza per costruire un collegamento generalizzato tra immigrazione e sicurezza.
Taylor sostiene invece che rafforzare i controlli non significhi attaccare le comunità migranti, ma proteggere il modello australiano da chi vuole distruggerlo.
L’Australian Values Statement
Le persone che chiedono di entrare stabilmente in Australia devono già firmare un Australian Values Statement.
Il documento richiede di rispettare le leggi, le libertà individuali, la democrazia, l’uguaglianza delle opportunità e il principio del fair go, oltre a compiere ragionevoli sforzi per imparare l’inglese nel caso dei residenti permanenti.
La Coalizione vuole trasformare il rispetto di questa dichiarazione in una condizione formale del visto, rafforzando la possibilità di revocare il permesso di soggiorno o procedere con l’espulsione quando una persona non supera il character test.
Il partito chiede inoltre una riduzione più profonda dei livelli migratori e controlli più severi sui richiedenti.
Non ha però ancora adottato ufficialmente la proposta di One Nation di vietare l’immigrazione proveniente da Paesi considerati capaci di favorire ideologie estremiste.
La pressione politica di One Nation
Il dibattito sul multiculturalismo si svolge mentre One Nation registra una forte crescita nei sondaggi e in alcune rilevazioni supera la Coalizione.
Pauline Hanson chiede la fine delle politiche multiculturali, una drastica riduzione dell’immigrazione e divieti mirati per alcuni Paesi.
La leader di One Nation sostiene che l’Australia debba tornare a una cultura nazionale dominante e cita il Giappone come esempio di società monoculturale.
Taylor ha respinto questa impostazione, ma la sua iniziale esitazione ha mostrato quanto la crescita di Hanson stia influenzando il dibattito interno alla destra australiana.
La Coalizione teme di perdere voti tra gli elettori preoccupati per l’immigrazione, il costo delle abitazioni, la pressione sui servizi e il cambiamento dell’identità nazionale.
Allo stesso tempo deve evitare di allontanare le grandi comunità migranti che per decenni hanno sostenuto i liberali e contribuito alla crescita economica e sociale del Paese.
La porta aperta a Hanson
Taylor ha rivelato di avere invitato Pauline Hanson a un incontro, precisando che la leader di One Nation non avrebbe ancora accettato.
«Ha il mio numero, sa dove si trova il mio ufficio e la mia porta è sempre aperta», ha dichiarato.
Secondo Taylor, l’invito era rivolto soprattutto alla possibilità di collaborare contro le nuove misure fiscali del governo Labor.
Hanson aveva affermato di non avere parlato con il leader liberale dal 2019, mentre aumenta l’attenzione sui possibili accordi elettorali tra Coalizione e One Nation.
La crescita del partito conservatore rende infatti sempre più importante la futura distribuzione delle preferenze e apre interrogativi su eventuali intese parlamentari nel caso in cui nessuna forza politica ottenga una maggioranza autonoma.
Multiculturalismo e controllo dell’immigrazione
Il confronto mostra come due questioni differenti rischino di essere sovrapposte.
Una riguarda il multiculturalismo, cioè la possibilità per persone di origini diverse di mantenere tradizioni, lingue e identità nel rispetto delle leggi comuni.
L’altra riguarda il numero dei migranti ammessi ogni anno e la capacità del governo di garantire abitazioni, infrastrutture, servizi sanitari, scuole e sicurezza.
È possibile sostenere una società multiculturale e chiedere contemporaneamente una riduzione dell’immigrazione.
Taylor cerca ora di collocare la Coalizione esattamente in questo spazio, difendendo il contributo delle comunità straniere ma proponendo controlli più severi sugli ingressi e sulla condotta di chi ottiene un visto.
Il problema politico nasce dalla formula scelta, «una versione del multiculturalismo», che può essere interpretata come un sostegno condizionato a un principio che per decenni era stato accettato senza esitazioni dai principali partiti australiani.
Una correzione che non chiude il caso
Le dichiarazioni di Taylor hanno chiarito che la Coalizione non intende sostenere ufficialmente il progetto monoculturale di One Nation.
Non hanno però chiuso completamente la polemica.
Labor continuerà probabilmente a utilizzare le esitazioni del leader dell’opposizione per descriverlo come debole davanti alla pressione di Pauline Hanson.
I liberali dovranno invece spiegare con maggiore precisione dove passa il confine tra integrazione, assimilazione e rispetto dei valori nazionali.
Il dibattito non riguarda soltanto le parole.
Dietro la discussione sul multiculturalismo vi sono la competizione elettorale tra Coalizione e One Nation, il malcontento verso gli attuali livelli migratori e la crescente preoccupazione per la sicurezza e la coesione sociale.
Taylor ha scelto di difendere un’Australia pluralista ma più severa, nella quale le persone possano conservare le proprie origini a condizione di rispettare pienamente leggi e istituzioni.
Sarà ora necessario capire se questa «versione del multiculturalismo» riuscirà a distinguere la Coalizione sia dalla linea di Labor sia dalla proposta radicale di Pauline Hanson.
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