Nuovo impianto cerebrale cinese, segnali stabili per 18 mesi
Lo sviluppo di chip BCI di nuova generazione sta passando anche per una collaborazione inconsueta, che vede impegnati ricercatori cinesi e giapponesi, che hanno creato un gruppo di studio e sviluppo. I lavori sono già in stato avanzato, poiché hanno già realizzato un impianto cerebrale ultra-flessibile che, nei test condotti sugli animali, è riuscito a mantenere il 94% della propria efficienza anche dopo 18 mesi di utilizzo.
Per un nuovo impianto è un risultato quasi impensabile, soprattutto perché si parla di segnali chiari e un funzionamento stabile nel lungo periodo.
Tutto è iniziato con l'idea di affrontare e risolvere definitivamente uno dei problemi più complessi nel settore delle brain-computer interface, ossia la differenza di rigidità tra gli elettrodi tradizionali e il tessuto cerebrale. Il fatto è che il cervello umano è estremamente morbido, mentre gli impianti utilizzati oggi vengono generalmente costruiti con metalli rigidi come il platino. Si crea una differenza meccanica, che provoca nel tempo attriti e micro-movimenti, i quali possono generare infiammazioni croniche e tessuto cicatriziale. La storia ci insegna che anche azienda avanzate come Neuralink hanno dovuto affrontare problematiche simili in passato, con la necessità di reintervenire su uno dei primi pazienti.
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